di Lorenzo Borzuola
Come in tutto il mondo, con la revoca graduale delle misure di confinamento, anche gli Stati membri dell’Unione Europea, appoggiati dalla Commissione, stanno adottando specifiche applicazioni per smartphone e qualsiasi altro dispositivo tecnologico per il tracciamento dei contatti infetti. Idea, questa, che potrebbe essere utile per allertare la popolazione e limitare la diffusione del Coronavirus. L’Italia ha scelto ‘Immuni’ sviluppata dal consorzio Bending Spoons, tuttora in fase di sviluppo, altri Paesi soluzioni più o meno simili.
Le App Nel giro di poche settimane, tale iniziativa si è ingrandita ed evoluta a tal punto che, con l’allentamento delle misure di restrizione e della quarantena a tutti cittadini, a partire dal 30 aprile le autorità sanitarie hanno iniziato a valareo l’efficacia di queste applicazioni. Interrompere la catena di trasmissione del virus è l’obiettivo su cui il parlamento europeo sta maggiormente lavorando in questo momento.
Un modo semplice per stare attenti «Gli strumenti digitali saranno fondamentali per la protezione dei nostri cittadini nella fase di revoca graduale delle misure di confinamento. Le applicazioni mobili possono allertarci sui rischi d’infezione e fornire sostegno alle autorità sanitarie con il tracciamento dei contatti, che è essenziale per interrompere le catene di trasmissione», dice Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare.
E la vita privata? Alla semplicità nell’utilizzare tali strumenti digitali, non può però mancare il fattore privacy. La lotta alla pandemia, mediante anche l’utilizzo di dispositivi che consentano di tracciare possibili contatti infetti o che sono stati a contatto con persone colpite dal virus, non sembra comunque mettere da parte i diritti che tutelano i cittadini e la loro vita privata. Punto fondamentale della questione che trova un contatto anche con le affermazioni di Thierry Breton. Il Commissario per il Mercato interno, infatti, dopo essersi reputato concorde e favorevole al pacchetto di strumenti per far fronte alla pandemia, ha anche affermato la sua posizione nei confronti della sfera personale del singolo cittadino: «Per poter adottare queste applicazioni, e quindi affinché esse siano utili, devono tuttavia essere fornite solide garanzie in materia di tutela della vita privata. Nella lotta contro la pandemia dovremmo essere innovativi e sfruttare al meglio la tecnologia, ma non accetteremo compromessi per quanto riguarda i nostri valori e i requisiti di tutela della vita privata».
Una guida pratica per gli Stati Per rendere ancora più concreta quest’opera, agli Stati membri è stata messa a disposizione una linea guida riguardante i requisiti essenziali per poter utilizzare queste applicazioni e per salvaguardare la sfera privata del cittadino: tali applicazioni dovranno essere pienamente conformi alle normative dell’UE in materia di protezione dei dati, e implementate in stretto coordinamento con le attività sanitarie e pubbliche. Le app dovranno essere basate su dati anonimizzati, essere sicure ed efficaci e inoltre dovranno essere installate su base volontaria e rimosse quando non più necessarie.
Per maggiori informazioni: https://ec.europa.eu/health/ehealth/key_documents_en
Articolo realizzato nell’ambito del Progetto FISE- Europe Direct Terni – Comune di Terni –Dip. di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, con il cofinanziamento della Commissione Europea

