di Filippo Andrea Rossi
Tra le false notizie circolanti intorno a Covid-19, una delle bufale più diffuse è quella secondo cui l’Europa non starebbe facendo niente per aiutare gli Stati Membri. In realtà, le istituzioni europee hanno agito e continuano ad agire tuttora per rispondere all’emergenza secondo una triplice linea d’intervento.
Contro la pandemia In primo luogo, l’UE si è adoperata infatti per contrastare il virus direttamente, contenendone la diffusione attraverso la chiusura dei confini esterni europei ai viaggi non essenziali e dando impulso alla ricerca sul vaccino grazie al finanziamento di 18 progetti e 140 squadre di ricerca.
Sostegno economico Sempre sul versante finanziario, il Parlamento Europeo ha esteso in secondo luogo il campo d’applicazione del Fondo di Solidarietà alla lotta al Coronavirus (800 milioni) e ha messo a disposizione specifici fondi strutturali per sostenere la sanità (37 miliardi); mentre la Banca Centrale Europea ha stanziato 750 miliardi di euro per ridurre il debito pubblico durante la crisi. Per mitigare gli effetti sociali e tutelare i lavoratori, inoltre, la Commissione Europea ha lanciato il fondo SURE per la cassa integrazione, con presti fino a 100 miliardi.
Proteggere i cittadini Un altro strumento, poi, è stato pensato per facilitare le cure ai pazienti e proteggere gli operatori sanitari. Si tratta della scorta strategica di materiale medico creata nell’ambito del programma rescEU, fruibile dagli Stati con necessità. Infine, l’UE ha provveduto anche al rimpatrio di oltre 10mila cittadini europei bloccati all’estero e ha chiesto alle maggiori piattaforme online di ridurre la qualità dello streaming al fine di consentire a tutte le persone costrette a casa di usare internet per lavoro o per piacere.
Per saperne di più: https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20200327STO76004/10-cose-che-l-ue-sta-facendo-per-affrontare-l-emergenza-coronavirus
Articolo realizzato nell’ambito del Progetto FISE- Europe Direct Terni – Comune di Terni –Dip. di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, con il cofinanziamento della Commissione Europea

