Il Papa ad Assisi (Foto F.Troccoli)

di Maurizio Troccoli

E’ vero non c’erano le folle oceaniche. Chi è abituato alle migrazioni di genti e di pellegrini ai piedi degli altari del pontefice, all’incontro di Papa Benedetto ad Assisi ha dovuto confrontarsi con una temperatura diversa. Non solo climatica, ma anche partecipativa, non certo spirituale. Quella temperatura tiepida, quei momenti poco chiassosi, quegli spazi vuoti che favoriscono il ritornello di un Papa meno popolare e meno popolano, meno espressivo e meno comunicativo continueranno più che prima a rimbalzare nelle bocche e negli scritti di molti. Ma quando l’uomo si sofferma per un istante, per una giornata, sul senso del suo stesso esistere, su quello della propria spiritualità, sul significato dell’esserci tra gli altri, uguale e fratello a chi è diverso da sè, la cifra di questo momento non può essere misurata con gli strumenti insufficienti della ‘temperatura’.

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Si riparte da Assisi Da Assisi riparte ancora qualche messaggio, che tiene sveglio l’uomo, nonostante la sonnolenza e la distrazione di un tempo sfuggente e spesso insignificante nel suo divenire quotidiano e nella sua operosità «priva di riferimenti». Tra i tanti accolti dagli esponenti delle altre religioni ne cogliamo in particolare due. Il primo è il senso di religiosità, l’opportunità della religiosità per una migliore convivenza tra gli uomini, l’uso della religione o l’abuso, la sua proiezione nella storia con vittime e carnefici, responsabili reali e presunti e le varie forme della violenza, in nome della religione. Il secondo invece è quello che qualcuno ha interpretato come il nuovo muro abbattuto da Benedetto Sedicesimo, quello del dialogo con gli atei, con coloro che vivono all’ombra della luce di Dio. Non sono destinatari del dono della fede. Un nuovo muro abbattuto dopo quello caduto a Berlino a pochi anni dall’incontro di Papa Giovanni Paolo Secondo nello storico 1986. Ma andiamo per ordine

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Il messaggio ai religiosi La religione appunto e la religiosità. La differenza tra il 1986 ed oggi, tra il messaggio di Papa Giovanni Paolo e quello di Benedetto, starebbe, con un estremo sforzo di sintesi, nella diversa sagoma dei due pontefici. Il primo che entra nella storia e la cambia. Il secondo che la storia la scruta, la interpreta e la ricolloca sui binari di un enigmatico rapporto tra l’Unico Dio e l’uomo. «Mai più guerra – disse Papa Giovanni Paolo Secondo – incuneandosi nella drammatica contingenza di un mondo in tumulto. E voi giovani siate operatori di pace anche a vostro rischio, rifiutando la guerra» sottolineò, evidenziando la potenza della volontà e del desiderio di pace, rispetto a quella della politica e del potere. «Il bisogno di libertà è più forte della paura – fa eco Benedetto Sedicesimo – ricordando i messaggi lanciati da Assisi 25 anni fa. Mai in nome della religione esercitare la guerra e la violenza – dice l’ultimo Papa attraversando in pochissime parole secoli e secoli di storia -, anche in nome del Cristianesimo è stata fatta violenza ed oggi ce ne vergogniamo – ha aggiunto – ma è chiaro che chi l’ha fatto l’ha compiuto in maniera abusiva, contravvenendo ai principi fondanti del nostro essere cristiani». Ecco il richiamo all’uomo di fede di ogni credo, ecco l’appello a riappropriarsi del proprio ruolo di operatori di pace, nelle geografie e nella storia, nelle tradizioni diverse e nella interpretazione del senso del bene e del male. Ed ecco anche una ennesima autocritica in seno alla Chiesa che pur non essendo originale, trova motivo di essere ribadita e con forza. Un messaggio attuale, quello di Benedetto Sedicesimo che però giunge da lontano ed ha la sobrietà della saggezza, in una cornice di semplicità pretesa anche nella forma oltre che nella sostanza, per sottolineare l’unione di una missione da compiere tra fratelli, figli di uno stesso Dio, amati da uno stesso Dio che si impegnano, tutti allo stesso modo, davanti all’Unico Dio.  Potrebbe risiedere nella formula della semplicità, della povertà francescana e della fratellanza e uguaglianza manifestata anche attraverso la ritualità di una giornata, la risposta alla polemica nata sul momento di preghiera disgiunto che ha voluto il papa. Insomma la polemica nata intorno al timore di una interpretazione di sincretismo, che secondo qualcuno avrebbe fatto capolino presso il Vaticano. Pellegrinare insieme invece che pregare insieme aveva detto il Papa. Ma il senso dell’essere comune, ha trovato pieno diritto di cittadinanza nella giornata di Assisi a partire dai segni, fino ad arrivare agli impegni.

Il messaggio ai religiosi Viene giù un altro muro. Così è sintetizzata nelle penne di accreditati analisti di fatti di chiesa e di religione l’opera «rivoluzionaria» compiuta da Benedetto Sedicesimo in occasione della scorsa giornata di Assisi. Una interpretazione sintetica e semplice che è frutto però di una elaborazione tessuta fin nei minimi particolari, fin dai primi giorni in cui Benedetto Sedicesimo ha pensato a questa giornata e l’ha caratterizzata della sua spiritualità e della sua impronta ecumenica. Quel messaggio cristiano non può e non deve conoscere barriere, nè fisiche, nè geografiche, nè filosofiche. A quella riflessione sull’uomo Benedetto ha voluto la partecipazione di chi mette al centro l’uomo stesso, nel disegno dell’universo. Ha chiesto la sua presenza, un confronto tra questi e chi invece considera l’uomo come il risultato di un progetto di Dio. E non ha rinunciato Benedetto XVI ad un ragionamento franco, tra uomini che non si nascondo il giudizio dell’uno verso l’altro. Non ha nascosto infatti che chi vive senza il dono della fede spesso ne rimane distante anche a causa del cattivo esempio che giunge dagli uomini di fede. Come non ha taciuto la sofferenza che prova chi vive all’oscuro di Dio. Con la stessa libertà filosofica e teologica Benedetto ha però detto che chi è impegnato nella costruzione del bene è già in cammino verso Dio. Insomma un ponte costruito dopo che un muro è stato abbattuto. Un dialogo che non trascende dall’umanesimo, ma che a lui guarda per la costruzione di un divenire illuminato, nel segno del bene e della pace, dove c’è spazio per la presenza di Dio e dove si riducono i margini dell’agire violento. Papa Benedetto ha ricordato che la dove ci si è dimenticati di Dio, in nome dell’uomo e della sua visione autoreferenziale, sono state compiute le più atroci tragedie contro le popolazioni inermi, come quella riservata agli ebrei. Il dialogo tra la chiesa e gli atei ha conosciuto un punto di svolta che ora richiede di essere coltivato, ponendo al centro la comune visione del bene come missione ed obiettivo inderogabile dell’uomo.

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One reply on “Papa ad Assisi, poca gente e due grandi messaggi agli atei e ai religiosi”

  1. benedetto xvi e un grande papa,forse per il suo carattere sembra piu freddo di altri,ma non e cosi,e ve lo dice una persona che da questo pontefice ha avuto grande aiuto e vicinanza , mentre tutti in umbria se ne fregavano in maniera vergognosa della mia vicenda familiare,lui sua santita saputo non ha esitato un attimo ad incontrarmi per piu volte scuotendo le coscienze della CIVILISSIMA TERNI…………sul web digitando la frase VICENDA ALESSANDRO MAIORANO apparira di tutto

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