di Maurizio Troccoli
Stravolgere la vita. La nuova frontiera della tecnologia, della rete e della multimedialità. Un concetto che farebbe sobbalzare dalla sedia se non si avesse contezza del fatto che è già capitato. Prendiamo ad esempio mio nonno, 85 anni, scalzo fino a 16, povero fino al punto di mangiare la carne una volta all’anno, mai avrebbe immaginato che la sua vita di periferia sarebbe stata costantemente al confine con i grandi fatti del pianeta e con le massime spinte della contemporaneità. In Italia sotto le bombe della grande guerra mondiale, sul porto di Barcellona alla fine della guerra e della dittatura di Franco, in America Latina sotto l’egemonia dei governi dittatoriali militari del Cono sud, quando i giornali battevano titoli sui desaparecidos, in Jamaica quando il vinile 33 giri suonava i ritmi Reggae di Bob Marley, davanti alla radio in Venezuela, mentre sulla costa opposta di Cuba Fidel Castro e Che Guevara entravano all’Avana per siglare la vittoria della Revolution, a leggere le locandine dei giornali quando Pelè faceva parlare al mondo per le sue goleade, e ancora sulla nave attraversando l’oceano quando quel pezzo di mare segnava la frontiera tra i due blocchi della guerra fredda. Quindi in Italia con un figlio sessantottino ed oggi dinnanzi ad una Dreher e ad un mazzo di carte napoletane a guardare i nipoti che, in tempo reale, comunicano, via web, con l’altra parte del pianeta, dove sono i resti di quelle traversate dell’emigrazione, la stessa destinazione che dovevano raggiungere le lettere scritte a mano e che impiegavano più di 20 giorni per essere recapitate. Dalla fame più aggressiva al consumismo esasperato e incomprensibile, dalla comunicazione lenta e passionale, a quella fredda e veloce, giusto il tempo di una vita comune, trascorsa nell’inconsapevolezza di mutamenti travolgenti, l’uno dietro l’altro.
E già accaduto e succederà ancoraE già accaduto. E succederà ancora. Almeno stando a quanto annunciato dall’ad di Google Eric Schimdt, martedì 25 gennaio 2010, a Monaco. Mio nonno registrerebbe questa data. Bene in sostanza lui prefigura gli scenari dell’uomo che sarà nel prossimo ventennio e disegna i contorni di questa figura tra l’umano ed il tecnologico con una richiesta: «Con il tuo permesso» che, tradotta in maniera che sia comprensibile anche a mio nonno, potrebbe significare: dammi il permesso di stravolgerti la vita. Quel permesso che non fu chiesto a mio nonno il quale accettò implicitamente di farsi attraversare dai capovolgimenti epocali che hanno spostato il peso specifico di nazioni e continenti, oltre che delle persone, da un punto all’altro della geopolitica e da un punto all’altro dell’anima.
«Con il tuo permesso» «Con il tuo permesso» ti faremo parlare al telefono nella tua lingua naturale mentre sarà il telefono stesso, collegato a numerosi server e alla rete, a tradurre, in tempo reale, la tua lingua così che il tuo messaggio arriverà al destinatario, tradotto nella sua lingua d’origine, nel tempo velocissimo di un colpo di ciglia. Con il tuo permesso scopriremo chi sei, tracceremo un profilo delle tue aspettative, dei tuoi gusti, delle tue tendenze, dei tuoi bisogni di comunicazione, di svago, di divertimento, di consumo, di piacere, scopriremo che idea hai sulla religione, sulla morale, sul sesso e su tutto quanto riguarda il tuo mondo esteriore ed interiore, in modo da fornire risposte puntuali ad ogni tuo input.
Quel grande fratello E’ questo in linea di massima lo scenario che spalanca Google dinnanzi ai nostri occhi: vuoi sapere che tempo farà domani? Ok, noi già sappiamo perché hai questo bisogno. Già sappiamo ad esempio se lo stai chiedendo perché vuoi sapere se devi indossare un impermeabile oppure no, oppure perché devi decidere se innaffiare o meno il tuo orto, e ti daremo risposte puntuali. Sei in una città sconosciuta? Bene, noi già sappiamo che dietro l’angolo di quella chiesa c’è un monumento che ti piacerà senz’altro e probabilmente sotto il ponte di quella strada c’è un ristorante che prepara 3 ricette ideali per il tuo palato, o probabilmente al terzo piano della palazzina sotto la quale stai camminando c’è una bella ragazza che risponde esattamente ai tuoi gusti con la quale puoi trascorrere qualche ora in felice compagnia, poiché sui nostri database il suo profilo risulta compatibile con il tuo. Non dovesse andare in porto non c’è problema, ogni sistema automatizzato ha il proprio fisiologico margine di errore. Tant’è che a pochi passi più in là ce ne sono diverse altre decine compatibili con il tuo profilo. Insomma ogni nostro desiderio scatena un input per il quale si producono automaticamente una lunghissima serie di risposte immediate, pronte a soddisfare ogni nostro desiderio. Su questo anche il signor Schimdt ha tenuto a precisare: «E’ un peccato. A me piaceva perdermi nelle città che non conosco.
Non saremo più soli Non sarà più possibile. Non saremo più soli. E non saremo più annoiati». Mentre Luca De Biase che firma l’articolo, sul Sole 24 ore aggiunge:«Si perdono dimensioni della vita contemplativa, il senso di avventura e di casualità. Ma non è detto, sembra dire Schmidt che, organizzando meglio la nostra agenda personale non riusciremo a inventare nuove attività che ci possono ispirare». Sarà, ma mio nonno, nonostante internet e le rivoluzioni copernicane che l’hanno travolto, è ancora legato alla sua vecchia Dreher e a quel mazzo di carte rigorosamente napoletane.


Diciamo che questo ‘chiedere il permesso’ potrebbe sembrare una bella presa per i fondelli, perché Google già da tempo registra i nostri movimenti sulla rete, e dunque conosce molto bene tendenze, gusti e abitudini di ricerca dei suoi clienti . Sa cosa vogliono, cosa piace, le notizie che più interessano, i prodotti sui quali si indaga, le curiosità che spingono ad aprire una pagina piuttosto che un’altra. Insomma finora nessuno ha chiesto il permesso e google è entrato nelle vite di tutti pronto a rispondere a qualunque esigenza e soprattutto pronto a crearne di nuove.
Non è possibile rinnegare il suo valore, anche positivo per certi versi, perché si tratta pur sempre di un motore di ricerca oggettivamente valido.
Però è importante l’aspetto sottolineato in questo articolo. Intere generazioni antecedenti alla nostra hanno trascorso vite nelle quali lo scandire del tempo aveva un suo valore e dava valore al vivere. La lentezza delle giornate garantiva momenti di profonda riflessione. Oggi la freneticità della vita non concede tregua alla mente. La comunicazione, con le sue ‘lettere che impiegavano 20 giorni per essere recapitate’ aveva un suo valore. Oggi c’è il telefonino, face book, skype e si comunica in tempo reale. La vita di piazza aveva un suo valore. La piazza moderna è la rete. Il viaggio aveva un suo valore, un suo grande valore. E pensando a come sia bello ‘perdersi nelle città che non si conoscono’ mi sovvengono alla mente aneddoti che raccontano storie di emigranti che arrivavano in terre lontane, come quelle dell’America Latina, aggrappati al proprio destino, senza conoscere la lingua, senza telefonini, senza sapere dove andare, soprattutto senza soldi, e con in tasca solo un sogno. Non possiamo comprendere l’essenza più profonda di questi racconti. Ne siamo troppo lontani e troppo estranei. Ma ci farebbe bene, anche solo per un momento, rivivere quelle vite, fortificate dalle difficoltà e riempite dalla semplicità e , soprattutto mosse da quella casualità, da quel fato, che era poi impossibilità di prevedere, di programmare tutto e a tutti i costi, che ha reso queste vite stra-ordinarie.
E’ vero è già capitato … Le vite sono già state stravolte, ormai da anni ci sono mutamenti alla velocità della luce … però la tecnologia si fa sempre più invadente ed invasiva. Oggi che Google vuole progettare il nostro futuro, pilotare il nostro destino, mi chiedo solo: avrà più un senso la vita?
ps. complimenti per l’articolo