di Francesca Marruco
Quella foto con una donna esanime distesa sull’asfalto e quell’ammonimento in lingua rumena, «Tutti si dispiacciono quando ormai è troppo tardi» sono stati atrocemente profetici. Chissà se Ofelia temeva di essere uccisa dal suo Daniel? La 28enne sgozzata dal fidanzato in un affittacamere di Gualdo Tadino, purtroppo è stata solo una delle tre donne uccise nel giorno in cui il mondo celebra l’otto marzo. Insieme a Ofelia, sono state ammazzate Silvana e Assunta, l’una a Frosinone e l’altra a Vigevano. Silvana presa a botte con una spranga di ferro e poi buttata giù per le scale per chissà quale ‘motivo’. Assunta accoltellata nel bar che gestiva insieme al compagno, per gelosia.
Tre femminicidi Ofelia, Silvana e Assunta, purtroppo non sono che le ultime in ordine di tempo ad aver perso la vita perché un uomo le ha condannate a morte. Prima di loro c’era stata Libanny a Milano, ammazzata per aver rifiutato un uomo, morta insieme al figlio di tre anni Leandro, che aveva visto tutto. Nel giorno della festa della donna il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito la nomina di Cavaliere a Lucia Annibali, l’avvocato di Pesaro sfigurata con l’acido da due sicari mandati dall’ex compagno.
Chi sopravvive Lucia è il simbolo delle donne che non chinano la testa, e che in mezzo a mille difficoltà e a tanto dolore, non la danno vinta al loro aguzzino. Ofelia, purtroppo va a infoltire le fila delle troppo donne ammazzate da chi le dovrebbe amare di più. E l’allarme più preoccupante nel giorno della festa della donna l’ha lanciato proprio il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha segnalato come, pur con una diminuzione di omicidi, i femminicidi non diminuiscono.
Numeri Prendendo in esame i mesi di gennaio e febbraio nel 2013 gli omicidi sono stati 85 e sono passati a 68 nei primi due mesi del 2014. Gli omicidi ai danni di donne dall’inizio dell’anno sono già 20. Secondo i dati forniti dal Viminale sul totale dei reati commessi in tutta Italia nel 2013, il 41,35% hanno avuto vittime di sesso femminile. Si tratta di un dato costante negli anni: nel 2008 le vittime dei reati di sesso femminile erano il 39,63%. La percentuale di vittime femminili aumenta per quanto riguarda il reato di maltrattamenti in famiglia: su 11.045 casi del 2013 le vittime donne sono l’81,63%. Per il reato di atti persecutori su 10.708 casi avvenuti nel 2013, 77,72% hanno vittime di sesso femminile. Per quanto riguarda il totale degli omicidi, su 501 casi del 2013 le vittime donne sono state 177. Più di una ogni tre giorni. Dall’approvazione della legge sullo stalking, le denunce sono state oltre quarantamila. E dunque, se l’Italia appare 18esima per violenza di genere in una ricerca condotta in Europa su 48mila donne, i dati restano sempre molto allarmanti.
Nuovi strumenti Come intervenire? La legge contro il femminicidio ha sicuramente introdotto dei mezzi importanti e innovativi come quello del l’allontanamento del coniuge violento in tempi rapidissimi, solo con l’intervento della polizia. Importantissimo anche quello dell’anonimato assicurato ad un vicino di casa che denunci violenze nei confronti delle donne che la maggior parte delle volte, si consumano in famiglia, o nella coppia.
Violenza in famiglia Sul campione preso in esame dalle volontarie di ‘Telefono Rosa’, 1.504 vittime che hanno assistenza nel corso del 2013, è emerso che il 58% delle violenze e dei maltrattamenti è compiuto all’interno di una relazione affettiva come il fidanzamento, il matrimonio e la convivenza. Mentre nel 24% sono compiute dopo la separazione. Secondo ‘Telefono Rosa’ si tratta di violenze «sempre più subdole e invisibili e difficili da riconoscere. Si va dalla violenza psicologica nel 35% dei casi, alla minaccia (15%) e stalking (6%), rimane ferma al 22% la violenza fisica e con oggetti pericolosi al 3%». L’autore delle violenze agisce lucidamente e sale dal 12 al 15% la percentuale delle vittime che riconducono alla gelosia e
alla possessività la violenza.
Tre punti fermi Il possesso della donna c’entra sempre qualcosa. E purtroppo, molto spesso, le donne non si accorgono in tempo del pericolo che corrono. E quelle che non ci lasciano la vita, ci lasciano la tranquillità e la salute. E’ fondamentale che si diffondano tre direttrici di pensiero: la prima è che la violenza non è mai giustificabile. Mai. Né verbale, né fisica, né psicologica, né economica. L’uomo che ama così, non ama. Ed è quindi fondamentale che le donne in situazioni del genere agiscano tutelandosi, prima che sia troppo tardi. La seconda è che i nuovi uomini vanno educati al massimo rispetto della vita altrui. Mamme, papà e scuole hanno un compito importantissimo in questo senso e gli atteggiamenti sbagliati vanno corretti subito. La terza è che gli uomini che maltrattano – per cui deve esserci una giustizia dura, senza sconti, certa e veloce -, vanno però anche ’rieducati’. Per evitare che all’uscita di galera riprendano a picchiare la sfortunata di turno. O vadano dalla ex che li ha fatti arrestare per stalking e magari la uccidano. Purtroppo le denunce delle donne da sole non bastano per risolvere il problema, ma se non si inizia da quelle, non c’è speranza che le cose cambino.
Troppo tardi Nel caso di Ofelia purtroppo non ci sono state neanche quelle. Le uniche denunce, mai formalizzate a nessuna forza dell’ordine, sono postume. Delle amiche e dei parenti della vittima che raccontano una relazione tanto burrascosa, in cui lui l’avrebbe picchiata più volte. Ecco forse se Ofelia lo avesse denunciato negli anni scorsi non sarebbe cambiato nulla e lui alla fine l’avrebbe uccisa lo stesso. Ma forse no. Non sarebbe valsa la pena provare? E in questo modo forse, tutti non si sarebbero dispiaciuti solo quando ormai era troppo tardi, come scriveva proprio Ofelia nella foto della donna morta scelta come immagine del suo profilo su Facebook.
