Marco Caprai, presidente Confagricoltura Perugia

di Marco Caprai *

Prende carta e penna Marco Caprai, presidente di Confagricoltura Perugia e non risparmia colpi a nessuno, stampa e politica compresa, nel considerare il biogas una opportunità anche per uscire dalla crisi, con l’elevato rischio di essere perduta. E la colpa prova a spartirla tra i numerosi protagonisti della vita pubblica che a vario titolo, a suo dire, non innescano meccanismi decisionali virtuosi per favorire lo sviluppo di un settore che oltre a fare ripartire l’impresa agricola, può rappresentare un volano di sviluppo economico per l’intero territorio.

Il testo della lettera Confagricoltura registra, con amarezza, che ancora una volta si parla di “biogas” in cronaca giudiziaria invece che sulle pagine di economia. C’è sicuramente qualcosa che non va. L’anomalia ha indubbiamente  più origini: in qualche caso la non sempre approfondita conoscenza dei cronisti dei complessi problemi e della non semplice normativa; in altri in chi per ruolo istituzionale si trova ad applicare le leggi o meglio ad indagare nell’economia e nella società per scovare e perseguire i comportamenti difformi dalla legge, infine in chi ha il dovere di contribuire al progresso della società e dell’economia con norme comunitarie, nazionali e regionali giuste, coerenti e trasparenti, in  modo che chi si trova ad applicarle, non possa poi esercitarsi in interpretazioni difformi dalle volontà politiche contenute nei provvedimenti.

20.20.20 Lo slogan “20, 20, 20” che impone a tutti i Paesi membri di raggiungere, tra le altre cose, entro il 2020 il 20% della produzione di energia da fonti rinnovabili ci dice che la direttrice principale per il rilancio dell’economia e della civiltà occidentale sta nella green economy, non solo in quella per fortuna, ma ne è uno dei fondamenti. Come Associazione di categoria abbiamo il dovere di spiegare che non possiamo permetterci di ostacolare la libera iniziativa economica, soprattutto in settori, come quello agricolo (che ha scontato negli ultimi anni una preoccupante diminuzione dei ricavi ed un diffuso aumento dei costi di produzione), chiave per l’economia locale. Non solo, le agroenergie viaggiano in controtendenza rispetto a molta parte dell’economia nazionale. Il biogas, per esempio, negli ultimi due anni è cresciuto del 285% e nel 2010 ha dato lavoro a 3.500 addetti, rendendo il mercato italiano uno dei più dinamici al mondo.

La diffidenza Qualunque siano le ragioni di una diffusa diffidenza e repulsione alla diffusione del biogas in Umbria, siamo fortemente convinti  che non giovi all’economia del territorio, già priva di grandi slanci innovatori in questo travagliato periodo, un simile atteggiamento ostruzionistico nei confronti di impianti in grado di produrre energia senza  impatto ambientale negativo.Tuttavia proprio in Umbria, e più che altrove, normative  spesso male interpretate, aiuti insufficienti, uniti alla scarsa conoscenza delle tematiche e un’avversione spesso irragionevole da parte di comitati ed amministrazioni pubbliche, portano a limitare fortemente la diffusione di questi impianti che, invece, potrebbero contribuire in modo sensibile a soddisfare la domanda energetica regionale.

L’Umbria faccia la sua parte Se l’Europa si è data ambiziosi obiettivi nel campo energetico esaltando lo spazio per le energie prodotte da fonti rinnovabili,  traguardi che si sono posti anche gli stati membri  ripartiti poi per ciascuna regione, anche l’Umbria dovrà fare la sua parte. L’agricoltura e direi non solo quella ma i processi produttivi che da essa derivano potrebbero avere un grande ruolo nella produzione energetica da prodotti primari ma anche da deiezioni animali e sottoprodotti della trasformazione, tant’è che viene assicurata una tariffa incentivante all’energia elettrica prodotta anche da biogas. Sappiamo inoltre che ci si sta interrogando su come massimizzare i benefici spingendo chi produce biogas a utilizzare proficuamente il calore prodotto nella generazione elettrica e chi intende sostenere l’utilizzo in miscela con le produzioni vegetali e deiezioni zootecniche tanta sostanza organica delle filiere agroindustriali che da scarto diviene sottoprodotto prezioso.

Atteggiamento incomprensibile Ci sembra improprio ed incomprensibile,  a livello di programmazione regionale, accomunare sotto un unico capitolo il biogas agricolo al biogas da discarica, anch’ esso prezioso, ma non paragonabile. Accomunare questa parte dell’agricoltura alla gestione dei rifiuti che è altra cosa e ad altri settori compete, significa applicare una distorsione alla realtà dei fatti. L’agricoltura per natura è fatta di cicli, inserendo in modo virtuoso gli scarti in un processo agricolo si trasformano in nuova risorsa, gli scarti delle lavorazioni, non i rifiuti. Leggendo la cronaca che ci racconta di come si evolvono le vicende giudiziarie in capo a due dei quattro digestori di nuova generazione attivi in Umbria, viene da pensare che ci possano essere incompetenza, comportamenti omissivi o “pazzia” negli organi di controllo e nelle amministrazioni del nord Italia che hanno autorizzato e lasciano lavorare, pur vigilando, qualche centinaio di biodigestori oppure nella “verde” Germania dove sono ben oltre tremila i biodigestori. In fondo chiunque conosce questi processi sa benissimo che viene immessa massa vegetale triturata, avviene un processo simile a ciò che avviene dentro l’organo digerente di un animale, si ricava del gas, carbonio ed idrogeno diversamente combinati in Metano che è energia verde. Anche tutto il resto, digerito dai batteri è sostanza organica, una ricchezza per la terra, la stessa sostanza organica che i cultori della civiltà sostenibile e dell’agricoltura biologica vorrebbero venisse distribuita dagli agricoltori per fertilizzare la terra e nutrire le coltivazioni. Se poi come la norma chiarisce è bene che nel biodigestore finiscano effluenti zootecnica, sanse di frantoio, vinacce da cantina ed altri sottoprodotti agroalimentari ancora meglio per l’ambiente e per la terra, tanta chimica in meno nelle nostre campagne. La nostra organizzazione assiste attonita a distorsioni nella interpretazione delle norme.

Chi ha interesse a bloccare? Ed è naturale chiedersi:  chi ha interesse a bloccare una economia sostenibile, pulita, redditizia che per una volta porta benessere agli agricoltori e ricchezza vera alla nostra regione? E’ necessario che chi ha potere di indirizzo e normativo compia uno sforzo e con un atto di coraggio  chiarisca le volontà di chi ha il diritto/dovere di amministrare, evitando che le varie strutture, nelle loro parti di competenza si avventurino in interpretazioni vessatorie e restrittive che danneggeranno nel breve il singolo imprenditore agricolo impedendogli di cogliere una opportunità in questo momento di gravi difficoltà dell’economia  della nostra Umbria. E’ utile ricordare che questo settore delle energie rinnovabili, come pochi altri,consente di mantenere attive ed efficienti le imprese agricole, stabilizzare ed aumentare l’occupazione, rende più fertili i terreni, aiuta a risolvere le criticità di quella parte della zootecnia più criticata da parte dei fari comitati, aiuta il nascere e lo sviluppo di un indotto fatto di tecnici specializzati, aziende che producono impianti, nuovi percorsi produttivi nati a valle del calore residuo prodotto dagli impianti e la possibilità di un uso civile del calore generato? Forse in troppi si sono distratti in questi anni, forse è il caso di recuperare il tempo perso, prima che il rischio di riduzione delle tariffe incentivanti costringa gli agricoltori ad archiviare come l’ennesima opportunità persa anche questa occasione.

*Presidente Confagricoltura Perugia

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