Eterno travaglio del Pd

Come è noto «Lettere Riformiste» non è espressione del Pd, e in occasione delle primarie non darà il suo appoggio ad alcun candidato alle primarie. Come espressione della società civile ci sentiamo coinvolti nella costruzione di soluzioni alla crisi politica, che vede nel partito democratico un perno ineludibile.

A premessa, LR rileva che in democrazie sempre più delegate, in cui il cittadino comune si sente sempre più estraniato ed ininfluente, le elezioni primarie per la scelta di candidati per le varie cariche istituzionali sono un elemento di democrazia diretta di grande importanza e significato.
Nel merito, la campagna per queste primarie sono state scosse dal Presidente Mario Monti che con qualche tentennamento più formale che sostanziale si è detto pronto a proseguire la sua azione di governo se qualcuno glielo chiederà.

Questa dichiarazione scompagina il già complesso mosaico che ci sta accompagnando verso le elezioni della primavera 2013, e impone una riflessione a 180 gradi perché sembrerebbe mettere in forse le stesse primarie del Pd.
Ma il treno delle primarie è partito e sarebbe quanto mai pericoloso fermarlo date anche le resistenze e perplessità interne che l’iniziativa di Bersani ha suscitato. D’altra parte a trasformarle da «primarie di coalizione» a «primarie di partito» si corrono rischi notevoli.
E’ chiaro però per noi di LR che al punto in cui la situazione è giunta queste primarie stanno assumendo le caratteristiche di un congresso, vista anche la pluralità delle candidature che sono apparse all’orizzonte, e che il ventilato doppio turno non farà che polarizzare.
Una delle ipotesi centrali della campagna per le primarie («basta con il governo dei tecnici») su cui concorda tutto l’arco dell’attuale maggioranza (politica) e, anzi, tutto l’arco dei partiti rappresentati in Parlamento, è superata dai fatti nella misura in cui sarà il Parlamento a nominare il premier come è accaduto l’anno scorso, con la differenza che nel frattempo Monti è diventato parlamentare a tutti gli effetti.

Finirà la «strana maggioranza», e conseguentemente emergerà la natura politica del Governo che dovesse presiedere Monti: chi lo voterà sarà una maggioranza politica e questa, sì, avrà a che fare con i prossimi esiti elettorali. D’altra parte lo sfaldamento del centro destra apre una dialettica al centro che impone al Pd una rapida revisione del confronto con questa area che alla luce del fatto tende ad intestarsi una sua identità montiana . Questo impone al Pd di dissociarsi da ogni interpretazione radicale del rapporto politica/crisi (economica e magari della democrazia), ridando vigore e univocità alla formula di Bersani di un Pd centro di uno schieramento credibile a sinistra, che punti ad un’alleanza con i moderati per la prossima legislatura.

Per tornare alle primarie del Pd (non esiste ancora una coalizione formale che consenta di dargli un’altra paternità) gli attuali candidati, e particolare Bersani e Renzi devono dire se la campagna elettorale del Pd sarà contro Monti, come vorrebbe più meno esplicitamente la cosiddetta ala sinistra – Fassina, Damiano, Camusso, Vendola, ecc. – oppure, fatti cadere tutti i condizionamenti della “strana maggioranza” che fino a qui ha retto il Governo, sarà in continuità con quanto fino a qui approvato dal Pd. Non crediamo che si possa sostenere una campagna dichiarandosi favorevoli alla linea Monti salvo rivendicare mutamenti che praticamente la stravolgano e che faticano ad essere ricompresi in un quadro di compatibilità «europea».

Intanto sorge la domanda: chi deve avere diritto di voto? in un Paese normale non ci sono dubbi che debba essere la totalità dei cittadini che dichiarino di essere elettori/simpatizzanti. Ma è lecito il sospetto che una partecipazione pilotata e significativa degli elettori di destra possa influire a determinare il candidato premier della sinistra, con il paradosso di un candidato del PD determinato da elettori avversi. Siccome a poco servirebbe il potere deterrente di una discutibile pubblicità degli elenchi dei votanti (peraltro non resi noti nelle precedenti primarie) perché facilmente scavalcabile con manovre furbastre c’è un rischio che bisogna correre attutendone gli effetti con l’attrazione al voto di una grande massa di elettori orientati a sinistra.

Inoltre le soglie di accesso siano ragionevoli e favoriscano così un rinnovamento basato su quanto consenso aggregano idee e progetti.
Infine è irrazionale candidare personalità che non hanno un filo conduttore comune sulle alleanze, sul dopo voto, su un progetto minimo di paese. Se no, dove emergerebbe l’identità collettiva propria di un partito?

In questa chiave, LettereRiformiste si sente impegnata ad indicare le necessità alle quali un candidato dovrebbe rispondere dicendo chiaramente, in modo che i cittadini possano capire, e prima ancora che siano indicate le alleanze:

a) Se la politica economica del governo Monti è condivisibile o no. Se no in quali aspetti non è condivisibile e perché.
b) Se ci sono modifiche da fare in campo economico, quali sono e in base a quali analisi si ritiene che le modifiche proposte siano fattibili e migliori dell’attuale politica.
c) Se, al contrario, la politica economica di Monti è accettabile, anche in base all’attuale situazione economica, questa politica va proseguita senza titubanze.
d) Quali sono le altre priorità programmatiche oltre a quelle economiche. In particolare quali sono gli orientamenti in tema di Moralità pubblica, Istruzione, Welfare, Sanità, tutela del Territorio.
e) Poiché nessuno è onnisciente e poiché, dopo Monti, non è più possibile governare senza competenze, quali sono le competenze vere che il candidato è in grado di mettere in campo (Dai nomi prospettati, si potrebbe capire anche il vero orientamento del Candidato).

Il comitato dell’Associazione LettereRiformiste Altiero Spinelli
Gianni Barro, Francesco Berrettini, Fausto Grignani, Augusto Morosi, Gianfranco Pannacci

www.lettereriformiste.org

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