di Chiara Fabrizi
La partita è di quelle sensibili. La posta in palio è alta, altissima. E loro, i 22 sindaci dei comuni dello Spoletino e del Folignate, pare proprio che ci stiano perdendo il sonno. La gestione dei rifiuti prodotti da oltre 120 mila umbri è a un «bivio»: affidamento in toto del servizio con una gara di evidenza pubblica o, in alternativa, ingresso di un socio in Vus (o in una nuova società creata ad hoc solo per il comparto rifiuti) con un quota non inferiore al 40%. Queste le regole a cui sono obbligati ad adeguarsi i primi cittadini. E a dettarle è direttamente il decreto legge del 13 agosto, la manovra-bis del governo Berlusconi.
Gruppo tecnico Devono decidere e devono farlo in fretta. Anche perché le nuove disposizioni ordinano la decadenza degli attuali affidamenti per il 31 marzo 2012, bandite le proroghe. Insomma il tempo stringe e la scelta cruciale – affidare il comparto rifiuti al 100%, far entrare un socio privato al 40% in Vus o in una nuova società – dovrà essere fatta a breve, a brevissimo. Per il momento, però, non è affatto chiaro come i primi cittadini intendano risolvere questo pesante cruccio. Tant’è che alla fine di ottobre l’Ati3 in una nota stampa annunciò che la sensibile questione sarebbe stata risolta nel corso dell’assemblea dei sindaci in programma per i primi di novembre. Ma così non è stato. E martedì scorso i 22 si sono limitati a costituire una sorta di task force tecnica composta da tutti i direttori generali dei comuni coinvolti. Competenze: studiare i pro e i contro delle due opzioni e suggerire la soluzione finale.
Un privato-socio con una quota del 40% Nello Spoletino e nel Folignate ad essere incaricata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti è la Vus, in Umbria unica multiutility interamente a capitale pubblico. Ma le cose secondo il decreto legge devono cambiare. Così una delle due alternative contenute nella manovra-bis prevede che i Comuni individuino, sempre a mezzo gara, un soggetto che entri in Vus con una quota di almeno il 40%. Il problema, però, è che la spa non gestisce solo i rifiuti ma anche il servizio idrico (e la distribuzione del gas) che, come noto, per volontà popolare non deve assolutamente essere «contaminato» da capitali privati. E chi garantisce che, per vie traverse nella compatta multiutility che serve 120mila umbri, il socio al 40% non finisca anche per mettere le mani o magari solo la bocca nella gestione dell’acqua? Nessuno. Tant’è che, nel caso la task force dovesse suggerire la soluzione dell’ingresso di un privato, è probabile che si finisca per creare una nuova società, che però nascerebbe dalle ceneri di una costola Vus, quella per l’appunto che con 270 uomini, 190 mezzi e una discarica satura si è negli anni incaricata di ritirare e smaltire 100mila tonnellate di rifiuti.
L’affidamento del servizio Complessa resta comunque anche l’altra possibilità prevista dal decreto legge del 13 agosto, vale a dire quella di indire una gara a evidenza pubblica e individuare sulla base delle fredde regole del mercato il soggetto più idoneo a gestire il comparto rifiuti dei 22 comuni. Naturalmente alla gara potrebbe partecipare anche Vus ma è altrettanto evidente che multiutility più potenti, e a volte anche quotate in borsa (vedi la romana Acea o la genovese Amiu), potrebbero fare un’offerta economica decisamente vantaggiosa che, inutile dirlo, rischierebbe di mettere fuori gioco la tanto cara Vus. Risultato: si sgonfierebbe e si svalutarebbe una delle società più pesanti del territorio.
Entro la fine di novembre Sulla sensibilissima partita i sindaci hanno già rimandato ma a questo punto, con le scadenze che gettano benzina sul fuoco, occorre prendere una decisione. La prima è stata appunto quella della task force tecnica che dovrà rendere commestibile ai sindaci una questione ricca di meccaniche arzigogolate. Fatto sta comunque che già la prossima settimana i 22 primi cittadini torneranno a fare il punto ed entro la fine del mese, accordo permettendo, dovrebbe arrivare la pronuncia.
Addio a Tia e Tarsu, preparatevi alla «service tax», la Res Dulcis in fundo nell’ultima assemblea dell’Ati3 i 22 hanno deciso che nell’arco di tre anni verrà avviato un percorso graduale di omogenizzazione per la tariffa unica di ambito. Ad oggi infatti nei comuni dello Spoletino e del Folignate c’è ancora chi applica la Tarsu (19 municipi) e chi la Tia (3 municipi). Tuttavia il decreto sul federalismo municipale introduce la cosiddetta «service tax», chiamata Res acronimo di Rifiuti e servizi, che dovrà essere operativa a partire dal primo gennaio 2013, anche se i regolamenti dovranno essere pronti entro la fine di ottobre 2012, cioè tra meno di un anno. Si tratterà di un tributo (non di una tariffa) che i cittadini italiani, dunque non solo i 120 mila umbri dell’Ati3, pagheranno per la gestione dei rifiuti e dei cosiddetti servizi indivisibili come sicurezza, illuminazione, polizia locale e così via. Insomma, la rivoluzione sui servizi «pubblici» è in arrivo. Preparatevi.

