Striscioni esposti durante un presidio dei lavoratori (foto U24)

di Daniele Bovi

Il futuro dello stabilimento Colussi di Petrignano lo si conoscerà solo dopo le 15 di venerdì. Fino a quel momento infatti i lavoratori saranno impegnati a votare, a scrutinio segreto, la proposta di accordo portata in fabbrica dai sindacati al termine di una trattativa fiume, iniziata nel pomeriggio di mercoledì e terminata all’alba di giovedì. La bozza prevede 64 esuberi, ovvero la cifra ipotizzata mesi fa fino a quando l’azienda ha aperto la procedura di licenziamento collettivo per 125 persone, un numero sceso fino a 85 nel corso della riunione della scorsa settimana. Stando a questi numeri dunque verrebbero salvati 59 dipendenti, 56 dei quali addetti alla produzione. Una decina poi potrebbero essere i prepensionati che potrebbero godere della Naspi (la Nuova assicurazione sociale per l’impiego, una indennità mensile di disoccupazione), ai quali andrebbero 7 mila euro lordi mentre coloro che decidessero di lasciare l’azienda otterrebbero 20 mila euro lordi.

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L’accordo Sul piatto anche la riorganizzazione interna del lavoro, dai turni ai gruppi di lavoro da rendere più equilibrati fino all’acquisizione di nuove professionalità. Stando alla bozza infatti verrà avviato un programma di formazione e riqualificazione professionale di quattro anni allo scopo di raggiungere «una maggiore polivalenza e polifunzionalità dei lavoratori»; in più, come emerso fin dalle prime ore di giovedì, la Colussi ha chiesto la disponibilità a una riduzione dell’orario di lavoro a livello volontario a 32 ore. Le prime assemblee si sono tenute dalle 12 alle 14 e dalle 14 alle 16, secondo quanto trapela in un clima meno teso di quanto previsto. Le altre andranno avanti nel corso della serata e poi dalle 15 si procederà allo spoglio dei voti: dall’esito del voto dipenderà l’eventuale ripresa della trattativa.

COLUSSI, NIENTE TAVOLO GOVERNATIVO

Un lungo confronto Durante il lungo confronto nella sede perugina di Confindustria i punti più critici, spiegano fonti sindacali, sono stati l’organizzazione del lavoro dentro lo stabilimento e la riduzione del numero di esuberi. Troppi gli 85 previsti una settimana fa secondo i sindacalisti che hanno voluto vedere numeri precisi. Prima di riuscire a sbloccare l’impasse della trattativa, un sindacalista in tarda serata confessava: «Siamo lontani, lontanissimi, non siamo andati ad analizzare in profondità neppure il piano sociale. Per il momento non ci sono le basi né i numeri. Vedremo cosa proporranno». In attesa dell’esito del voto quel che resta certo è che il tempo stringe: in seguito all’avvio delle procedure di licenziamento, il 25 novembre scadrà la prima fase della trattativa, dopo la quale la Regione potrà convocare formalmente le parti; da lì per scongiurare i licenziamenti ci saranno altri 30 giorni di tempo. Il gong suonerà dunque a Natale.

Twitter @DanieleBovi

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