Un presidio degli operai Merloni

Hanno urlato «vergogna» contro le banche coinvolte nel caso e urlato la loro voglia di lavoro i circa 500 operai della ex Merloni che, nella mattinata di mercoledì, hanno protestato di fronte alla sede della Corte d’appello di Ancona. Dentro si sarebbe dovuta tenere la prima udienza sul ricorso, promosso dai commissari straordinari della ex Antonio Merloni e dal proprietario della J.P. Giovanni Porcarelli, contro la revoca della vendita del ramo elettrodomestico alla J.P. L’udienza è però slittata al 19 febbraio vista la costituzione di alcune banche creditrici (Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, oltre a Banca Marche e Carifac), la richiesta del ministero per lo Sviluppo economico di poter replicare alle osservazioni delle banche e la necessità di queste ultime di controreplicare. Oltre ai due istituti di credito, si sono costituiti anche alcuni lavoratori non riassunti dalla J.P., mentre a sostegno dei ricorrenti si è schierata anche la Fiom Cgil.

Operai in presidio Il presidio era stato indetto da Fiom, Fim e Uilm ed è scattato in mattinata con un lento serpentone partito da Fabriano e formato da un autobus e cento auto private. Ad aprire il corte uno striscione con su scritto «Lavoratori: economia reale. Banche: speculazione finanziaria». Secondo i lavoratori le banche, che giudicano i 12 milioni di euro con i quali la J.P ha comprato la ex Merloni una cifra troppo bassa, hanno ottenuto l’annullamento in primo grado della vendita solo per scopi dilatori, mettendo così a rischio 700 posti di lavoro (350 in Umbria e altrettanti a Fabriano) mentre gli altri 1.300 sono rimasti tagliati fuori dal piano di riorganizzazione. Se i primi lavorano a rotazione, per i secondi non c’è che la cassa integrazione straordinaria e lo spettro della mobilità, visto che la Cigs scadrà a maggio. Lavoratori tra i quali c’è ovviamente delusione per il rinvio deciso dal tribunale marchigiano. «Senza lavoro – è scritto in un cartello – non c’è reddito, senza reddito non si vive, non si consuma e non si risparmia, dunque non servono le banche. Vergogna!».

La solidarietà Il consigliere regionale del Partito democratico Andrea Smacchi ha partecipato alla manifestazione dei lavoratori, annunciando che sarà presente anche il 19 febbraio per garantire l’impegno delle istituzioni nella tutela dei lavoratori e delle imprese dell’indotto. «È di oggi – scrive il consigliere – una ricerca che conferma come il settore dell’elettrodomestico sia quello maggiormente in crisi a livello nazionale ed è per questo che ogni sforzo del governo, del ministro Zanonato, che ha sempre garantito il suo massimo impegno, delle istituzioni locali deve essere finalizzato alla risoluzione di una vertenza che riguarda migliaia di lavoratori». «Totale solidarietà» ai dipendenti anche da parte del coordinatore regionale dell’Udc Maurizio Ronconi: «La crisi della Merloni – scrive – ha messo in ginocchio un intero comprensorio, ha drammaticamente sconvolto la vita di centinaia di famiglie, ha messo in crisi numerosissime aziende che vivevano di indotto. Ora gli enti locali con la Regione in prima fila m anche il governo nazionale si assumano sino in fondo la responsabilità di porre fine ad una crisi infinita e definiscano le soluzioni per garantire la ripresa produttiva di un comparto che continua ad essere fondamentale per gran parte dell’Umbria».

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