di Daniele Bovi
Quasi un’azienda umbra su dieci è a rischio insolvenza. Secondo l’«indice di rischiosità» elaborato dall’Osservatorio di Crisis D&B, società Crif che si occupa di business information, il 9,5% delle imprese della regione ha un basso grado di affidabilità e un’altrettanto bassa capacità di fronteggiare gli impegni assunti coi fornitori. Alla formazione dell’indice elaborato da Crisis concorrono una serie di fattori come, ad esempio, gli indici di bilancio, le esperienze di pagamento, l’area geografica, le informazioni negative e così via. Dall’analisi emergono quattro livelli di rischio: basso, medio-basso, medio-alto e alto.
I dati I dati che riguardano l’Umbria mostrano una tendenza al peggioramento dell’area a più alto rischio (nel 2010 era l’8,7% mentre nel 2011 il 9,5%) e dividono il tessuto imprenditoriale in due: circa il 48% delle imprese infatti, secondo lo studio, si colloca in una fascia medio-bassa o bassa mentre il restante 52% in quella alta o medio-alta. Per quanto riguarda i diversi settori economici, anche se numeri disaggregati a livello regionale non ce ne sono, nel Centro Italia a soffrire in particolar modo sono le attività legate all’industria estrattiva, al commercio all’ingrosso, al trasporto e alla distribuzione.
Pagamenti sempre più in ritardo Le banche col freno a mano tirato e la sostanziale immobilità dell’economia sicuramente pesano, ma altrettanto pesano i pagamenti sempre più in ritardo delle amministrazioni pubbliche. Ritardi che innescano quel meccanismo perverso denunciato con una lettera aperta dal presidente della Camera di Commercio di Terni Enrico Cipiccia. Sul tema interviene anche la Cna dell’Umbria che prende carta e penna e si appella ai parlamentari umbri: «Le imprese della regione – spiega il presidente provinciale Renato Cesca – vantano un credito nei confronti della pubblica amministrazione di almeno 600 milioni di euro. I nostri rappresentanti in Parlamento si devono rendere conto della gravità della situazione in cui versano le imprese, in particolare quelle di piccole dimensioni».
Il Patto di stabilità Due, in particolare, i fronti sui quali la Cna chiede ai parlamentari di intervenire: i pagamenti in ritardo e il patto di stabilità. Per quanto riguarda i primi, dopo aver denunciato la distanza abnorme che separa l’Italia dal resto d’Europa la Cna chiede che si recepisca al più presto la direttiva Ue che impone i 30 giorni per i pagamenti della PA. I nostri parlamentari si devono impegnare per chiedere con forza un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità per le amministrazioni con i conti in ordine».

