di Ivano Porfiri
Sarà un 2011 peggiore del 2010 dal punto di vista della crescita economica e da quello occupazionale per l’Umbria. Gli scenari emersi dal Dap (documento annuale di programmazione) 2011 – 2013 presentato oggi dalla presidente Catiuscia Marini alla riunione del Tavolo generale dell’Alleanza per lo sviluppo fanno tremare le vene ai polsi. Tuttavia la Regione annuncia di non volersi fermare sul terreno delle riforme.
Profonda crisi I presupposti della bussola economica che guiderà la Regione nel prossimo anno sono i circa 100 milioni di minori entrate dovute ai tagli dei trasferimenti statali, una profonda crisi «tuttora in corso» e uno stato di «confusione istituzionale» che convergono, si legge nel Dap, nel connotare, per la Regione, un quadro «denso di incertezze, come mai era avvenuto nel passato».
Pil e occupazione a picco L’emergenza finanziaria sarà fronteggiata con il contenimento delle spese, la ricerca e l’impiego coordinato di eventuali risorse straordinarie comunitarie o nazionali, la valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale. Il risultato sarà, nelle previsioni, che il Pil umbro nel 2010 segnerà un aumento dell’1,2%. Il Prodotto interno lordo aumenterà ancora dello 0,7% nel 2011 e dell’1,1 e dell’1,4, rispettivamente nel 2012 e nel 2013. Il tasso di disoccupazione tenderebbe ad aumentare passando dal 6,8 del 2010 al 7,2 del 2011, al 7,8 del 2012 e al 7,7 del 2013. Si tratta, avverte il Dap, di previsioni più che nel passato suscettibili di “revisioni e aggiornamenti”. La Regione intende perciò dotarsi di un “quadro di controllo” per monitorare costantemente l’evoluzione della situazione anche attraverso l’adozione di un “indicatore multidimensionale”.
Scommessa sviluppo Tagli e difficoltà, ma non per questo si rinuncia allo sviluppo. «La Regione – si legge ancora – tenta lo stesso di impostare un coraggioso percorso di riforma nel solco delle linee tracciate dal Programma di legislatura presentato in Consiglio regionale». Semplificazione amministrativa e istituzionale, l’idea dell’Umbria come «laboratorio di sviluppo per l’economia della conoscenza e la green economy che porti a una profonda revisione delle politiche per il sistema delle imprese», la conferma e il «ridisegno» di un welfare sostenibile, un assetto di bilancio concepito col sistema dello «spending rewiew» costituiscono i capitoli principali delle innovazioni da introdurre al fine di produrre un «cambio di passo» nella marcia dell’Umbria. Il bilancio della Regione nel 2011 (valore tendenziale) sarà pari a 2 miliardi e 189 milioni di euro. Le spese a «libera destinazione» ammonteranno a poco più di 400 milioni di euro, quelle a “destinazione vincolata” a circa 1 miliardo e 700 milioni. Di queste ultime oltre un miliardo e 500 milioni saranno destinate alla sanità.
Ambizioni di crescita Consapevole dell’importanza del provvedimento, la presidente Marini. «È questo il nostro primo ‘Dap’ e contiene la declinazione degli obiettivi strategici che abbiamo indicato nelle linee programmatiche di legislatura – ha sottolineato – consapevoli che la straordinaria difficoltà dell’attuale momento storico, ci impone politiche che devono per un verso tenere conto dei pesantissimi tagli ai trasferimenti dallo Stato alle Regioni, e per un altro verso al mutamento che l’attuazione del federalismo fiscale determinerà nei prossimi due o tre anni». «Sarà ambizioso – ha proseguito -, ma il nostro obiettivo è quello di contribuire, con le nostre politiche pubbliche, a favorire la crescita e arrestare il lento e progressivo diminuire del Pil pro capite nella nostra regione. Per questo tutte le risorse comunitarie, quelle nazionali e quelle che riusciremo a reperire nel nostro bilancio, saranno indirizzate verso azioni che stimolino il sistema delle imprese ad investire in innovazione e ricerca, che creino maggiore occupazione, che elevino il loro livello di competitività. Aiutare le imprese a crescere significa creare più occupazione e dunque maggior benessere».
Tagli orizzontali I settori maggiormente colpiti dai tagli saranno sanità, trasporto pubblico locale, infanzia e politiche attive del lavoro. «Ed è in questi settori – ha aggiunto la presidente – che concentreremo la nostra azione affinché le risorse disponibili e quelle che riusciremo a recuperare da interventi di razionalizzazione e risparmio, possano attenuare le ripercussioni che comunque si determineranno, soprattutto nei prossimi esercizi finanziari del 2011 e 2012».
Green economy Alla “green economy” è dedicata nel testo del Dap una enfasi particolare: «Occorre mettere in campo – si legge – azioni fortemente innovative, orientate a diffondere l’interesse e l’attenzione per le opportunità di nuovi business derivanti dalla ricerca, dalla sua applicazione e dalla combinazione delle diverse “tecnologie verdi”, costruendo in tal modo un orizzonte prospettico per il sistema produttivo regionale, la cui connotazione manifatturiera può costituire un punto di forza per uno sviluppo dell’economia verde in un’ottica di sostenibilità e di valorizzazione del patrimonio e delle competenze produttive esistenti e potenziali». L’obiettivo è quello di aggiungere qualità al settore manifatturiero umbro e sviluppare attività, collegate ai servizi, a più alto valore aggiunto al fine di avere «occupazione di qualità» e «redditi più elevati».
Federalismo in arrivo Il Dap, che conferma i programmi di sviluppo e ammodernamento strutturale e infrastrutturale dell’Umbria contenuti nei Documenti precedenti e l’impegno per la loro realizzazione, contiene le previsioni circa gli scenari evolutivi, nei prossimi anni, delle più significative grandezze economiche. «Abbiamo definito questo ‘Dap’ cercando anche di prefigurare quale sarà lo scenario istituzionale dei prossimi anni – ha detto ancora la presidente della Regione Umbria -, in riferimento all’attuazione del federalismo fiscale, con tutte le incertezze che ciò comunque comporta. Non sappiamo ancora con precisione, infatti, come cambierà la fiscalità regionale, quali saranno i costi standard dei livelli essenziali dei servizi pubblici, dalla sanità ai trasporti». «Nonostante questo incerto scenario – ha concluso -, per ciò che ci riguarda intendiamo anche proseguire nell’azione di riforma complessiva della pubblica amministrazione regionale, sia per determinare una sua maggiore efficienza e semplificazione, sia in un’ottica di riduzione dei costi della politica e di funzionamento. Abbiamo già, in questi primi mesi, effettuato la riforma delle ‘Ater’ e costituito l’azienda unica regionale della mobilità. Stiamo mettendo mano alla riforma delle Comunità montane, che ci porterà entro breve al loro superamento, e presto trasmetteremo al Consiglio regionale il disegno di legge per la semplificazione amministrativa».
Bravi: preoccupa la cig «Ci sono tre elementi che rendono evidente la gravità della situazione e la necessità di concentrare tutti gli sforzi in questa direzione – ha sostenuto al tavolo Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria – Il primo è dato dal continuo allargamento della cassa integrazione. Infatti – ha spiegato il segretario – in Umbria tra gennaio e ottobre 2010 la cassa integrazione è aumentata del 104% contro una media nazionale del 41%. Siamo la seconda regione italiana dopo l’Emilia Romagna, in cui la cassa cresce di più».
Cig in deroga e piano per il lavoro A questo Bravi collega il secondo elemento di preoccupazione: «Ad oggi il ministro Sacconi non ha dato alcuna garanzia sul rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per il prossimo anno. E se consideriamo che in Umbria – altra peculiarità regionale messa in evidenza da Bravi – la cassa in deroga rappresenta i due terzi del totale (in Italia un terzo), capiamo quanto è forte il rischio di un’esplosione sociale drammatica se questo sostegno venisse a mancare». Il terzo elemento che spinge la Cgil dell’Umbria a chiedere assoluta priorità ad un Piano regionale per il lavoro è invece un dato finora sottovalutato: «Gli effetti della manovra di Tremonti sulla finanza locale avranno ripercussioni non solo su welfare, che subirà danni pesantissimi – ha avvertito Bravi – ma anche, di nuovo, sull’occupazione». Il segretario della Cgil ha portato l’esempio del Comune di Perugia: «Fino ad oggi – ha detto Bravi – palazzo dei priori ha speso circa 45 milioni di euro ogni anno in opere pubbliche e attività di manutenzione. Il prossimo anno questo capitolo di spesa scenderà a soli 4 milioni di euro. E’ evidente che questo avrà ripercussioni pesantissime sull’occupazione delle tante imprese che finora hanno eseguito questo tipo di lavori in appalto».
Il 2011 sarà durissimo Insomma, la Cgil ha di nuovo posto in evidenza il fatto che in Umbria rischia di essere messo in discussione il rapporto tra sviluppo e welfare e quindi quegli alti livelli di coesione sociale che hanno finora caratterizzato la regione, bilanciando anche il più basso livello di salari e pensioni. «Il 2011 sarà un anno durissimo – ha concluso Bravi – e per questa ragione serve un serio Piano per il lavoro che difenda l’occupazione e i livelli di coesione sociale. Questa deve essere la priorità assoluta delle istituzioni umbre e delle imprese».

