Umbria Mobilità prova a uscire dal pantano

di Ivano Porfiri

Umbria Mobilità prova ad uscire dal pantano varando l’aumento di capitale e provando ad abbozzare il futuro dell’azienda. Dopo un bailamme di riunioni, l’assemblea dei soci sottoscrive nuove quote per 25 milioni e dà il via a una fase di stabilizzazione individuando la possibilità dell’ingresso di un socio privato.

Ok aumento di capitale Dopo gli approfondimenti richiesti nell’ultima riunione, l’assemblea dei soci di UM approva all’unanimità l’aumento di capitale. Si tratta di un aumento pro-quota, cioè in proporzione alle quote societarie in mano a ciascun ente. Dei 25 milioni, quindi, circa 8 milioni spettano alla Provincia di Perugia, 5 alla Regione Umbria, 5,5 al Comune di Perugia, 1,25 al Comune di Spoleto e 5 al consorzio Atc (di cui 4,25 al Comune di Terni e 0,75 alla Provincia di Terni) euro più euro meno.

Aumento teorico In realtà l’aumento di capitale ha una valenza più simbolica che pratica. Cioè, la procedura prevede un termine per attuarlo che sarà di circa 10-12 mesi. Un periodo che l’azienda non può certo permettersi di aspettare viste le palesi difficoltà di cassa. L’atto, però, fa si che avvengano almeno due passaggi chiave per il futuro dell’azienda.

Fase transitoria Il primo si esplica attraverso un mandato al Cda per dare avvio a una «fase transitoria» per arrivare a un assetto più stabile all’azienda. La premessa è che le casse spolpate degli enti soci non potrebbero accollarsi un onere tanto gravoso (la Regione ha già deliberato un anticipo e la Provincia di Perugia stanziato un prestito ponte). Il primo passaggio sarà, quindi, la ricerca dell’attivazione di un fido bancario dello stesso ammontare dell’aumento di capitale per far fronte alle esigenze di cassa.

Socio privato L’aumento di capitale apre anche alla prospettiva della cessione di una quota a un socio privato. Quota che sarà decisa nelle prossime settimane. Contatti ci sarebbero già: Trenitalia o una società francese.

Recupero spettanze romane In parallelo il consiglio di amministrazione dovrà attuare «quanto necessario» per recuperare i crediti vantati dall’azienda, specie per le commesse nel Lazio. Qualche socio ha anche caldeggiato la possibilità di una sospensione dei servizi. «E’ la procedura – spiega una fonte presente all’assemblea a Umbria24 -: interrompere le perdite è già iniziare a risanarle».

Verifica su Roma Tpl Inoltre, direttamente dalla presidenza della Regione sarebbe arrivato l’input per chiedere al collegio dei sindaci revisori di verificare se corrisponde al vero che all’interno di Roma Tpl (dove UM vanta il 33%) la compagine umbra sia stata l’unica a non ricevere soldi, a differenza degli altri due soci.

Governance nel mirino E’ chiaro che una fase di transizione, conseguente a una crisi gestionale come quella a cui è giunta UM, ha portato i soci ad accendere i riflettori su chi ha gestito la società finora. Non è escluso che la «fase transitoria», specie se scaturirà nell’ingresso di un socio nuovo, porti a un riassetto complessivo con poltrone che cominciano a scottare già da ora.