L’Umbria del 2024 appare come una regione sospesa, con un’economia che cresce solo nominalmente e che, una volta depurata dall’inflazione, resta immobile. È quanto emerge dall’analisi del Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, con il supporto della Camera di Commercio dell’Umbria, basata sull’ultima revisione della contabilità nazionale dell’Istat. La crescita del valore aggiunto a valori correnti si ferma allo 0,99%, un dato che colloca la regione al penultimo posto in Italia, davanti soltanto all’Emilia-Romagna (+0,95%). Considerata l’inflazione media regionale dello 0,9%, la crescita reale è pari a zero. Nel confronto con la media nazionale, che registra un +1,14% reale, il divario si allarga, segno di una stagnazione sempre più marcata.
Industria Il crollo del settore manifatturiero è il principale responsabile della frenata. Nel 2024 l’Umbria fa segnare un -8,08%, il peggiore dato d’Italia. Il comparto industriale, storicamente centrale per l’economia regionale, vede restringersi il proprio perimetro produttivo senza controtendenze significative. A livello provinciale Terni è ultima tra le 107 province italiane con un drammatico -10,45%, mentre Perugia è quartultima con -7,53%. La perdita di competitività, secondo l’analisi, non dipende solo dal ciclo congiunturale, ma da un indebolimento strutturale delle filiere, dell’innovazione e degli investimenti.
Agricoltura In un contesto di stagnazione, l’agricoltura rappresenta l’unico pilastro di crescita. Il settore cresce del 13,64%, oltre tre punti sopra la media nazionale, e si colloca tra i migliori risultati italiani. Terni guadagna il 26° posto (+18,75%) e Perugia il 53° (+11,38%), a testimonianza di un comparto che punta su qualità e agroalimentare legato al turismo rurale. Positivi anche i servizi legati a commercio, trasporti, alloggio e ristorazione, in crescita del 3,3%, in linea con la media nazionale. Il turismo mostra una tenuta notevole, sostenuto da un’offerta culturale diffusa e da una crescente attrattività territoriale.
Servizi Meno brillante ma comunque stabile la dinamica dei servizi professionali, finanziari e immobiliari (+4,06%), un punto in meno rispetto alla media nazionale (+5,02%), segno che l’Umbria soffre la carenza di competenze e investimenti nei settori più innovativi. Spicca invece la pubblica amministrazione: il comparto che include sanità, istruzione e attività culturali cresce del 3,84%, superando la media nazionale (+2,94%). Terni è prima in Italia per incremento del valore aggiunto (+4,88%), seguita da Perugia (+3,5%), grazie anche alla forte presenza di strutture pubbliche e al dinamismo delle attività culturali e di spettacolo.
Costruzioni Tra i settori più in difficoltà si confermano le costruzioni, con un arretramento del 6%, secondo peggior risultato nazionale dopo il Molise (-11,3%). Terni precipita al terzultimo posto (-8,79%), mentre Perugia si ferma al 95° (-4,03%). Commercio e turismo impediscono una contrazione più severa, con valori in crescita rispettivamente del 3,43% e del 3,26%, in linea con il resto del Paese.
Analisi Nel complesso, il 2024 consegna l’immagine di un’Umbria che cresce poco e male. Il valore aggiunto aumenta solo nominalmente, mentre l’inflazione ne annulla gli effetti reali. L’industria arretra, l’agricoltura avanza, i servizi tengono ma non trainano. È un sistema che galleggia, sostenuto da comparti tradizionali e attività pubbliche, ma privo di una spinta strutturale verso la produttività e l’innovazione. Senza un rilancio del manifatturiero e un salto di qualità nei servizi ad alto valore aggiunto, la regione rischia di restare ai margini della ripresa nazionale.
Zes opportunità da cogliere «La crisi strutturale dell’economia umbra non è un fenomeno recente, ma un processo lungo, che oggi trova una nuova conferma nei dati sul valore aggiunto – ha dichiarato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria -. Il fatto che la nostra regione sia stata inserita nella Zona Economica Speciale unica, insieme alle Marche, è un segnale della difficoltà, ma anche un’opportunità da cogliere con decisione. Le Zes nascono per favorire investimenti e crescita nelle aree in ritardo, e l’Umbria può e deve sfruttare questa condizione per rilanciarsi. Come Camera di Commercio siamo impegnati nell’accompagnare le imprese nella doppia transizione, economica ed ecologica, sostenendo la digitalizzazione, la formazione e l’innovazione».
