Umbria Export punta sui paesi emergenti per uscire dalla crisi

di Daniele Bovi

Messico, Cile, Vietnam, Turchia, Polonia, Russia, la Libia da ricostruire e pure il Kazakistan di Nursultan Nazarbayev. Sono solo alcuni dei paesi verso i quali nel corso del 2012 si è concentrata e si concentrerà l’attività di promozione e internazionalizzazione di Umbria Export, la società consortile che fa capo a Confindustria e della quale fanno parte, oltre a molte imprese, Confartigianato e pezzi del mondo bancario come Bps e le quattro casse di risparmio in via di fusione. Martedì mattina, a Perugia, è stato presentato il nuovo vertice della società che si occupa di supporto alle imprese che esportano o che vogliono esportare: il presidente è Pietro Tacconi, a capo dell’omonimo gruppo.

TACCONI: DELOCALIZZARE? PUO’ FAR BENE ALL’UMBRIA

Merci e mercati Il «programma» di Tacconi è chiaro e consiste nel piazzare «le nostre merci dove i mercati pulsano». L’occhio perciò è rivolto verso i Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e verso tutti gli altri paesi emergenti dato che l’Italia e l’Europa «sono mercati saturi». «E’ difficile da mantenere – dice – quella velocità di comprare e di vendere che avevamo. Ora occorre puntare sulle alleanze, sulle sinergie e sulle reti per uscire più rapidamente dalla crisi». Umbria Export, creata nel 1974 e che nel 2009 ha cambiato pelle includendo al suo interno pezzi del mondo artigiano e delle banche (mondi dai quali Tacconi si aspetta «appoggio»), ha coinvolto nel 2011, stando ai numeri forniti dal presidente di Confindustria Perugia Ernesto Cesaretti, 400 imprese e ha contatti con altre 1.300 negli altri paesi. Aziende che contribuiscono a quell’un per cento che corrisponde alla quota dell’export umbro sul totale nazionale. «E qualche anno fa – si sottolinea in Confindustria – eravamo messi peggio, intorno allo 0,8%».

EXPORT: +8,5% PER L’UMBRIA NEL PRIMO SEMESTRE

La grande crisi «Speriamo – commenta Cesaretti – di poterla incrementare quella percentuale. Di certo ora esportare non è semplice: a causa della grande crisi le aziende soffrono e quelle umbre non fanno eccezione. Per questo Umbria Export, frutto di 40 anni di lavoro, vuole appoggiare le imprese della regione per presentare i loro prodotti in tutto il mondo». Specialmente in quel mondo di paesi emergenti «dove il tasso di crecita è ancora alto e dove quindi la presenza delle nostre realtà – dice Taconi – deve aumentare». Secondo il neo-presidente questi «sono momenti molto duri e, nonostante i risultati positivi dell’export umbro, questa vitalità da sola non basta. Sono barlumi di speranza ma non dobbiamo abbassare la guardia. Le sfide riusciremo ad affrontarle meglio se faremo squadra».

Centro Estero Il processo di riorganizzazione di Umbria Export ha coinciso anche con un analogo fenomeno che ha interessato le istituzioni pubbliche competenti in tema di export, come il Centro Estero Umbria e le Camere di Commercio. Centro Estero, a cavallo tra Regione e Camera di Commercio, intorno al quale gli industrali chiedono «chiarezza», e soldi: «Il Centro – ha detto Tacconi – dovrebbe incrementare i fondi a disposizione delle imprese per la promozione». «Benché con la Regione vi siano ottimi collegamenti – aggiunge Cesaretti – la problematica del Centro è che non ha una collocazione precisa: chiederemo un chiarimento che dovrà arrivare presto». «A beneficio delle imprese – chiude sull’argomento Enzo Faloci dello staff tecnico di Umbria Export – è utile che vi sia chiarezza di ruoli per rendere il sistema più efficiente, per capire bene cosa deve fare il pubblico e cosa il privato».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

One reply on “Umbria Export mette nel mirino i Paesi emergenti. Centro Estero, Confindustria: «Vogliamo chiarezza»”