In Umbria il 70% del credito bancario va alle grandi imprese

di Daniele  Bovi

In Umbria il 70% dei prestiti erogati dalle banche va alle grandi imprese che, secondo i dati della Banca d’Italia elaborati dalla Cgia di Mestre, l’associazione dei piccoli artigiani, non paiono meritare tutta questa fiducia concessa dagli istituti di credito. Quelle grandi imprese che sembrano avere un rapporto privilegiato con le banche anche guardando a quella che è una caratteristica del capitalismo all’italiana. Un capitalismo molto spesso senza capitali e «di relazione», dove i manager e i capitani delle big industries frequentemente siedono nei consigli di amministrazione di quelle banche alle quali poi si rivolgono per avere credito. Un cortocircuito nel quale si inserisce la sofferenza dei piccoli artigiani e imprenditori che, come fatto giovedì scorso da Confesercenti Umbria, protestano per la scarsità di credito e chiedono alle banche di tornare a fare le banche e di prestare denaro. Anche a loro.

I numeri I dati di Bankitalia al 30 settembre 2011 parlano chiaro. Dei 16 miliardi di finanziamenti per cassa (che costituiscono l’85% del totale erogato) prestati dalle banche in Umbria, il 69,5% è andato al 10% dei maggiori affidatari. Ovvero alle grandi imprese. Nell’ultimo anno, dal 30 settembre 2010 allo stesso giorno del 2011, la quota è rimasta sostanzialmente stabile calando di appena lo 0,3%. Tanta generosità però, come detto, non è ripagata da un’equivalente affidabilità. Sempre secondo i numeri di Bankitalia in capo a quel dieci per cento di big c’è il 76,4% del totale delle sofferenze, ovvero quelle linee di credito che le banche ormai non facilmente riusciranno a riscuotere. Tradotto in soldoni, qualcosa come un miliardo e 607 milioni di euro. Questo mentre i piccoli gridano a squarciagola come per loro il credito sia concesso con il contagocce. A livello nazionale il totale dei finanziamenti è pari a 1.428 miliardi di euro, il 79% del quale è andato alle grandi imprese che detengono anche il 78% delle sofferenze.

Rovesciamento paradossale «Nei rapporti tra banche ed imprese – sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – tutto è paradossalmente capovolto: chi riceve la quasi totalità  dei prestiti presenta livelli di affidabilità bassissimi. Per contro, chi rappresenta la totalità del mondo delle imprese e dimostra di essere un buon pagatore riceve le briciole». «Salvo forse qualche rara eccezione  – prosegue – il 10% di maggiori affidatari non è composto da piccoli imprenditori o famiglie o lavoratori autonomi, ma quasi esclusivamente da grandi società o gruppi industriali. E visto che lo stock di sofferenze a carico di queste élite supera il 78%, possiamo dire che le banche italiane continuano ad essere molto condizionate dalle grandi imprese. Non vorremmo che questa singolarità fosse dovuta al fatto che nella grande maggioranza dei casi nei Consigli di Amministrazione dei più importanti istituti di credito italiani sono presenti proprio questi grandi capitani di industria o manager a loro molto vicini».

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