di Ivano Porfiri
Prosegue la lenta ripresa dell’occupazione in Umbria dopo il tonfo di fine 2012. Una crescita faticosa che non fa scendere il tasso di disoccupazione sotto alla soglia del 10% ma dà qualche segnale di speranza, anche se – è bene precisarlo – il confronto tra trimestri dello stesso anno non tiene conto dei lavoratori stagionali e rischia di ingannare. E’ quanto emerge dal rapporto Istat sull’occupazione riferito al secondo trimestre 2012.
Mille occupati in più Dal primo al secondo trimestre del 2013 vede il numero delle persone in cerca di occupazione scendere da 42 a 41 mila. Anche il tasso disoccupazione scende dal 10,5 al 10,4%. Ma si resta lontani dalle cifre, pur non idilliache, di un anno fa.
In un anno Tra il secondo trimestre 2012 e il secondo trimestre 2013, infatti, sono cresciuti da 37 a 41 mila gli umbri in cerca di occupazione con un calo di occupati che da 370 mila ha portato a 356 mila. In questo modo, il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni è passato dal 63 al 60,6% e quello di disoccupazione dal 9,1 al 10,4%.
Come in Italia I dati ricalcano la situazione italiana A luglio 2013 gli occupati sono 22 milioni 509 mila, sostanzialmente invariati rispetto al mese precedente e in diminuzione dell’1,9% su base annua (-433 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,9%, rimane invariato in termini congiunturali e diminuisce di 1,0 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima. Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 76 mila, diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente (-10 mila) ma aumenta dell’11,8% su base annua (+325 mila). Il tasso di disoccupazione si attesta al 12,0%, invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 1,3 punti percentuali nei dodici mesi.
Segnali positivi Se gli indici fanno fatica a risollevarsi in Umbria, è sempre bene ricordare il baratro di fine 2012: nel quarto trimestre i disoccupati erano 46 mila e il tasso di disoccupazione all’11,4%. Timidi segnali di ripresa che fanno il paio con quelli della Camera di commercio sulla crescita del numero di imprese e conferma l’andamento lento previsto dal rapporto di Bankitalia.
Cgil: cambiare rotta Segnali che non rassicurano la Cgil, secondo cui il rapporto «evidenzia il sommarsi di più criticità: in primis la disoccupazione giovanile che sfiora il 40%, e poi quella di lunga durata, che si sovrappone ad un tasso di inattività che, come visto, in Umbria è sopra la media nazionale. I nuovi dati dell’Istat – sottolineano da via del Macello – non fanno altro che confermare l’allarme che la Cgil dell’Umbria, come quella nazionale, lancia da tempo: è necessaria una radicale inversione di tendenza nelle politiche economiche nazionali ed europee, mettendo al centro dell’azione politica un Piano del Lavoro, sul quale la Cgil rafforzerà la propria iniziativa e mobilitazione nei prossimi mesi».
