Aumenta il numero di disoccupati under 35

di Ivano Porfiri

Sono 3.141 i giovani umbri che hanno perso il lavoro tra il 2009 e il 2010. Con un’incidenza, quindi, del 22,9% sul totale di 13.733 under 35 disoccupati, cui vanno poi aggiunti gli “inattivi”, chi cioè un lavoro nemmeno lo cerca. Tra 2009 e 2010, inoltre, il 49,1% dei disoccupati rientra nella categoria dei «disoccupati permanenti». Un’emorragia grave, in un panorama di desolazione totale, con 427 mila under 35 che hanno smesso di lavorare in Italia nello stesso periodo. In questo quadro, tuttavia, l’Umbria e le regioni del Sud sembrano reagire meglio di quelle del Settentrione.

Lo studio Il centro di ricerche Datagiovani, studiando come si è evoluta la condizione lavorativa dei giovani al di sotto dei 35 anni dal 2009 al 2010 sulla base dei dati sulle forze lavoro dell’Istat, ha costruito un indicatore che, oltre a stabilire una graduatoria delle regioni in cui il mercato del lavoro giovanile è stato più o meno esposto alla crisi economica rispetto alla media nazionale, permette un confronto anno per anno. L’indice si base su quattro componenti, due “positive”, la capacità di stabilizzazione contrattuale e la creazione di nuovi posti di lavoro, e due “negative”, il rischio di perdita del lavoro e la disoccupazione di lungo periodo.

I dati umbri Nella classifica dell’evoluzione del mercato del lavoro giovanile, l’Umbria pur nel panorama negativo, dà qualche segno di vitalità classificandosi quarta tra le regioni italiane con un indice assoluto di 116,1, dietro solo a Molise, Campania e Calabria. In questa classifica ultime sono Veneto, Emilia, Lombardia e Piemonte. Da ciò si evince che chi partiva più indietro fa oggi meno fatica a guadagnare terreno. L’Umbria, in particolare, risulta prima per capacità di stabilizzazione contrattuale (7,7% degli occupati), davanti ad Abruzzo e Liguria. Solo al 19° posto, invece, per creazione di nuovi posti di lavoro (il 10,6% dei disoccupati dell’anno precedente ha trovato lavoro), dove eccelle la Campania. Per rischio di perdita del lavoro l’Umbria è settima (primo il Friuli) con il 22,9% dei disoccupati nel 2010 che invece nel 2009 lavorava (con qualsiasi forma contrattuale), mentre nella triste classifica della disoccupazione permanente siamo al 14° posto con una percentuale del 49,1% che non lavorava nel 2009 e ha continuato a non lavorare nel 2010 (svetta la Sicilia con il 70,5%). Guardando al confronto fatto da Datagiovani tra le classifiche 2009 e 2010, l’Umbria è la regione che ha visto l’indice totale di evoluzione del mercato del lavoro crescere di più: +10,2, eccezion fatta per l’Abruzzo (+16,6%), il che l’ha fatta balzare dal 12° al 4° posto.

SCARICA LA TABELLA CON LE PERDITE DI POSTI DI LAVORO REGIONE PER REGIONE IN PDF

Non è un paese per giovani In Italia sono oltre 427 mila giovani nel 2010 hanno perso un posto di lavoro che avevano nel 2009. Il Nord Italia va peggio della media nazionale per evoluzione del mercato del lavoro giovanile. E’ quanto emerge da un’indagine elaborata da Datagiovani. Quasi il 20% dei disoccupati nel 2010 lavorava nel 2009, si legge nello studio, e circa il 60% è disoccupato da più di un anno. In questo quadro le regioni del Sud hanno reagito meglio alle dinamiche di involuzione, creando più posti di lavoro rispetto alla media nazionale e con una minore probabilità di perderli nel corso di un anno. Ma l’indice di evoluzione globale mostra come le regioni del Centro e parte del Nord, dopo un 2009 pessimo, stiano recuperando parte del terreno perso, mentre il Sud non dà segni di ripresa.

Disoccupati + inattivi Quasi 2 giovani disoccupati su 10 lavoravano nel 2009. Si tratta di poco meno di 210 mila giovani che hanno perso un posto di lavoro. Ad essi vanno però aggiunti i quasi 218 mila ragazzi che sono passati dalla condizione di “occupato” a quella di “inattivo”, o perché si sono rimessi a studiare o perché sono scoraggiati nella possibilità di trovare un altro posto di lavoro. Da rilevare poi che sono circa 686 mila gli under 35 che cercano lavoro da oltre un anno. La graduatoria dell’indice 2010: in testa il Sud, in coda le regioni settentrionali. L’indice di evoluzione del mercato del lavoro giovanile 2010 mostra come rispetto alle tendenze medie nazionali, come era avvenuto del resto anche nel 2009, siano le regioni del Sud Italia a reagire meglio. In testa troviamo Molise e Campania, con venti punti in più della media nazionale, mentre il terzo gradino del podio è occupato dalla Calabria.  Le regioni settentrionali, prosegue lo studio di Datagiovani, si posizionano in coda essenzialmente per la combinazione di pochi posti di lavoro nuovi creati per i giovani (meno del 12%) e per un elevato rischio di cessazioni di rapporti esistenti (un quarto ed oltre dei disoccupati del 2010 e’ rappresentato da ragazzi che nel 2009 lavoravano).

Il confronto con l’indice 2009 Recuperano terreno le regioni Centro e parte del Nord, impasse nel Mezzogiorno. La possibilità di confrontare l’indice del 2010 con quello dell’anno scorso consente di verificare se le tendenze delle regioni stanno cambiando ed in che modo. Nonostante, dunque, le regioni del Nord Italia nel 2010 abbiano mostrato tendenze peggiori rispetto alla media nazionale in termini di evoluzione complessiva del mercato del lavoro giovanile, le cose stanno andando un po’ meglio di quanto verificato nel passaggio dal 2008 al 2009: molte recuperano terreno, in particolare la Liguria (9 punti in piu’ nell’indice) ed il Veneto (8 punti in più, con un indice 2010 quasi a livello medio nazionale). Bene anche l’Emilia Romagna (+3 punti), più stabili le altre, mentre solo il Friuli Venezia Giulia appare in netta difficolta’ (-10 punti). A parte la Toscana, poi, tutto il Centro Italia mostra dinamiche migliori rispetto al 2009, con l’Umbria a segnare addirittura un incremento di 10 punti, passando dal dodicesimo al quarto posto in classifica generale. Discorso totalmente diverso invece per il Sud, il cui mercato del lavoro giovanile nel 2009 si era comportato in maniera decisamente migliore rispetto alle regioni del Nord: perdono terreno in particolare la Sicilia (-25 punti, passata dal terzo all’undicesimo posto) e la Puglia (che perde sei posizioni). Anche se vi sono alcune eccezioni – sottolineano i ricercato di Datagiovani – in generale la tendenza negativa del Mezzogiorno è da attribuire ad una crescita del rischio di perdita del posto di lavoro e ad un aumento della disoccupazione oltre 12 mesi: sembra dunque che l’onda lunga della crisi occupazionale stia facendo sentire maggiormente ora i suoi effetti nel Sud Italia rispetto al 2009.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.