Per musei, biblioteche e pinacoteche spesi 11,3 euro pro capite (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
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L’Italia è un Paese ricco se si guarda al paesaggio e all’enorme patrimonio culturale, ma spende troppo poco per preservarlo. Ad affermarlo è il «Bes 2013, primo Rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia» realizzato da Istat e Cnel e presentato lunedì a Roma. In questo quadro l’Umbria non sembra fare eccezione. Nella regione, come si ricava dalle tabelle del Rapporto, c’è una «dotazione» molto alta di patrimonio culturale: un valore, tra i più elevati in Italia pari a 53,1 ogni cento chilometri quadrati (nel resto dello Stivale la media è di 33). Per musei, biblioteche e pinacoteche però le amministrazioni comunali della regione, che in larga parte dipendono dai trasferimenti nazionali (sempre più scarsi) spendono, secondo lo studio, 11,3 euro pro capite. Pochi spiccioli in più rispetto al resto del Paese (10,3 euro) che, complessivamente, per le sue attività culturali destina lo 0,4% del Pil.

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Paesaggio Un tema legato al patrimonio è quello del paesaggio e della sua tutela. Su questo fronte in Umbria si nota la crescita dell’abusivismo: dopo anni di calo (da 13,8 case abusive su cento legali del 2004 alle 8,6 del 2007), dal 2008 (l’anno prima era partita la maxi-operazione del Demanio per scovare le case fantasma) così come nel resto del Paese l’indice è tornato a salire e secondo le stime provvisorie nel 2011 si attesta al 14,1% in linea col 15,5% nazionale. Decisamente meglio invece appare l’Umbria se si guarda al cosiddetto urban sprawl, ovvero a quella crescita disordinata delle città che erode le campagne: le zone agrarie della regione affette da questo fenomeno (il dato si riferisce però al 2001) sono infatti l’8% contro il 20% nazionale. Quello dell’eccessiva costruzione di edifici infine è sentito come uno dei cinque maggiori problemi ambientali dal 20% degli abitanti dell’Umbria, una regione che mantiene una densità doppia (9,7 per mille chilometri quadrati) di paesaggi rurali storici.

Ricerca e sviluppo Il patrimonio non è però il solo capitolo dove l’Italia e l’Umbria investono poco. In ricerca e sviluppo infatti è stato investito nella regione, dove inoltre è storicamente basso il livello di brevetti depositati rispetto al resto del Paese, lo 0,9% del Pil (era lo 0,8% nel 2004). Questo significa che università, pubblica amministrazione e imprese hanno speso cioè circa 190 milioni di euro in tutto. Nel corso di questi anni di crisi economica poi è calato anche il numero di occupati nella manifattura ad alta tecnologia e in quei servizi ad alta specializzazione: dal 2,4% del 2008 all’1,9% del 2011 mentre in Italia la percentuale si attesta intorno al 3%. Le imprese che hanno dato vita ad innovazioni tecnologiche, organizzative o di marketing sono state il 45,3% nel 2010 contro il 42,7% del 2008. In crescita anche i laureati che lavorano in ambiti tecnico-scientifici: dall’11,6% del 2007 al 13,9 del 2010.