Famiglie umbre sospese tra il profilo del Centro-Nord e il confine con il Mezzogiorno. Nel 2024 l’Umbria si colloca al decimo posto in Italia per reddito disponibile pro capite, supera le Marche e cresce più della media nazionale. È una fotografia che restituisce una regione in tenuta, ma ancora attraversata da divari interni marcati, a partire da quello tra Perugia e Terni. I dati emergono dall’elaborazione della Camera di commercio dell’Umbria su base Unioncamere e Centro studi Guglielmo Tagliacarne.
Il reddito disponibile pro capite si attesta a 22.524,77 euro, al di sotto della media italiana di 23.155,09 euro, con uno scarto di circa 630 euro, pari al 2,7%. Un valore che colloca la regione esattamente a metà della classifica nazionale: lontana dalle aree più forti, ma nettamente sopra tutto il Mezzogiorno. L’Umbria fa meglio delle Marche, ferme a 22.488,58 euro, e conferma il proprio ruolo di cerniera tra due Italie.
A guidare la graduatoria è il Trentino-Alto Adige con 29.344,74 euro pro capite, seguito dalla Lombardia con 28.154,62 euro. Il divario con queste regioni resta ampio, rispettivamente di oltre 6.800 e 5.600 euro. Sul fronte opposto, rispetto alla Calabria – ultima con 16.795,92 euro – il vantaggio umbro è di circa 5.700 euro. Il confronto con il Centro evidenzia un ulteriore scarto: l’area si attesta a 24.069,41 euro, circa 1.545 euro in più rispetto all’Umbria.
Il dato più significativo riguarda però la dinamica. Tra il 2023 e il 2024 il reddito disponibile pro capite in Umbria cresce del 3,37%, oltre il +3,03% nazionale e il +3,06% del Centro. In termini assoluti significa circa 735 euro in più per abitante in un anno, contro i 682 euro della media italiana. Anche il valore complessivo del reddito disponibile regionale sale, passando da 18,624 a 19,197 miliardi di euro, con un incremento del 3,07%, leggermente superiore al dato nazionale.
Una crescita che trova una delle sue principali spiegazioni nell’andamento del mercato del lavoro. Nel 2024 l’occupazione in Umbria è aumentata più che nel resto del Paese, anche grazie al contributo del turismo, ampliando la base dei redditi da lavoro. Più cauta, invece, ogni valutazione sull’andamento delle retribuzioni pro capite, per le quali non emerge ancora un quadro consolidato.
Se il livello regionale mostra una sostanziale tenuta, è sul piano interno che emergono le criticità più evidenti. Perugia registra un reddito disponibile pro capite di 23.155,93 euro, sostanzialmente in linea con la media nazionale, mentre Terni si ferma a 20.660,55 euro. Il divario tra le due province supera i 2.490 euro per abitante, pari al 10,75%.
Perugia si colloca al 44° posto nella graduatoria nazionale e vede crescere il reddito complessivo del 3,24%, fino a oltre 14,74 miliardi di euro. Terni cresce meno, +2,52%, arrivando a oltre 4,45 miliardi, ma guadagna una posizione nella classifica nazionale, salendo al 67° posto. Il recupero non modifica però il quadro di fondo: all’interno di una regione che complessivamente regge, persistono differenze strutturali rilevanti.
Il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, sottolinea come «il dato che emerge da questa elaborazione ci consegna un’Umbria che tiene, e che in alcuni passaggi mostra anche segnali di vitalità superiori alla media nazionale». E aggiunge: «La regione conferma il proprio ruolo di cerniera: non appartiene al blocco più forte del Paese, ma non scivola neppure nell’area più fragile. Cresce più dell’Italia e più del Centro, e questo suggerisce una capacità di reazione reale».
Resta però aperta, secondo Mencaroni, la questione decisiva: «trasformare questa tenuta in consolidamento». Perché il reddito disponibile «non misura soltanto quanto entra nelle tasche delle famiglie, ma anche la qualità dello sviluppo, la diffusione del lavoro, la distribuzione delle opportunità e la possibilità concreta di guardare al futuro con maggiore fiducia». È su questo equilibrio, tra punti di forza e divari ancora aperti, che si gioca la prospettiva dell’Umbria.
