di Mar. Ros.

All’ultimo incontro al tavolo del ministero dello Sviluppo economico i rappresentanti delle due società Treofan e Jindal, piuttosto che presentare un vero e proprio piano industriale, hanno lasciato scorrere delle slide sulle quali erano indicate sommariamente le azioni che intendono porre in essere nel prossimo triennio. Terni, come noto, è stato dichiarato tra i siti di interesse della proprietà almeno fino al 2021, ma il trattamento che si vuole riservare allo stabilimento (a cominciare dal volume degli investimenti) non convince affatto lavoratori e sindacati, che mercoledì pomeriggio sono tornati a riunirsi in assemblea.

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Treofan Terni Le segreterie delle organizzazioni di categoria, di ogni livello, hanno concordato la necessita di inviare alla proprietà una serie di quesiti ai quali cercano risposta. Chiusa definitivamente la partita di Battipaglia, dove entro la settimana dovrebbe concludersi la procedura di licenziamento collettivo, le energie per la vertenza si concentrano per forza di cose sull’unico stabilimento italiano della Treofan, quello nel polo chimico di Terni appunto, da dove costantemente vengono inviati lavoratori agli altri siti, recentemente quello Jindal di Brindisi. Il timore, come già sottolineato in passato, è che il board voglia ottimizzare le produzioni e quindi magari spostare le specialty ternane, le escluve produzioni di alta qualità. C’è da capire, in questo senso, quando e come Treofan e Jindal vogliano arrestare la produzione di commodities. «Invieremo una lettera all aproprietà e per conoscenza alnche al ministero. Se non otterremo risposte, valuteremo quali azioni mettere in campo». Preoccupazione e tensione non mancano, dal Mise, ancora, nessuna call.

 

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