di M.R.

Si vocifera di un possibile incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy per discutere del futuro della fabbrica Treofan del polo chimico di Terni. La data presunta è quella del 15 maggio, ma nulla di ufficiale. Con una cassa integrazione che si trascina ormai da oltre due anni, è risaputo che la reindustrializzazione del sito, che passi per la rioccupazione di tutti i lavoratori, resta l’obiettivo numero uno; intanto per quelle stesse maestranze è arrivata nei giorni scorsi, dal ministero del Lavoro la concessione della cosiddetta integrazione salariale sull’ammortizzatore sociale erogato dall’Inps. Bene, ma solo una detassazione – spiegano gli addetti ai lavori -; nulla che rassereni certo gli animi. Un istituto previsto dalle nuove leggi in materia e non un vero e proprio aumento che invece i cassaintegrati auspicano e chiedono all’azienda.

Treofan Terni La diffidenza serpeggia tra i 93 dipendenti coinvolti, ciascuno con la propria storia, la propria famiglia, la propria frustrazione per una cessazione dell’attività industriale ritenuta inaccettabile e ingiustificabile e la conseguente strada in salita intrapresa da istituzioni e sindacati (col liquidatore a fare le veci dell’azienda), per consegnare un nuovo futuro allo stabilimento che produceva film di polipropilene e che i lavoratori si augurano riprenda a stretto giro. Più di una volta le indiscrezioni sulla partita hanno dato vicino al closing operazioni poi clamorosamente naufragate: Hgm, Bandecchi, il gruppo turco e altri nomi.

Il caso laccatrice Oggi l’ennesima speranza arriva dalla Polonia, ma nuove resistenze starebbero caratterizzando l’approccio della società indiana proprietaria di Treofan (Jindal). Il tira e molla sui macchinari, che talvolta ha finito anche per dividere i sindacati su posizioni discordanti, ha ritardato proposte, ne ha disincentivate altre e ha lasciato anche spazio alla possibilità di compravendite impianti al di fuori della partita ternana. Non può essere un caso se l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Umbria, Michele Fioroni, ha recentemente fatto appello al gruppo indiano, perché rispetti le promesse fatte all’ultimo confronto al Mimit.

Verso il vertice ministeriale Il rischio dall’ultimo verbale di riunione a oggi, è anche quello che gli interlocutori al tavolo, per parte aziendale, siano cambiati. Da verificare infatti le decisioni assunte del manager Manfred Kaufmann nell’ultimo periodo. Per ragioni di opportunità legate alla vicenda giudiziaria che lo ha travolto insieme ad altri vertici societari per truffa allo Stato italiano (da percezione indebita di cassa integrazione Covid), si dice infatti possa aver rassegnato le proprie dimissioni. Un confronto il prossimo 15 maggio insomma potrebbe rivelarsi chiarificatore sotto molti punti di vista.

Chi sta in cassa e chi lavora La speranza è che la reindustrializzazione possa chiudersi in fretta e positivamente. Diversamente, due saranno le possibili strade per neutralizzare certi malumori tra coloro che sono del tutto esclusi dal lavoro, mentre più di venti figure si recano regolarmente in fabbrica per controllo impianti, questioni amministrative e varia burocrazia a supporto del liquidatore: un’integrazione salariale vera e propria; oppure, laddove esistono profili intercambiabili, una rotazione.

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