Un castagneto

di Daniele Bovi

Torymus sinensis. Questo autunno di fronte al camino, mentre si arrostiranno castagne e si berrà vernaccia, bisognerà ringraziare il suddetto insetto parassitoide e chi ha pensato e realizzato il piano per combattere, attraverso verso questo piccolo animale, il cinipide, ovvero l’insetto che ha letteralmente devastato i castagneti dell’Umbria e di molte altre regioni d’Italia, azzerando di fatto la produzione negli ultimi anni. Secondo quanto spiegano a Umbria24 gli uffici del Servizio fitosanitario della Regione e chi si occupa delle zone di maggior densità di castagni, ovvero l’Alto Tevere e lo Spoletino, la malattia che ha flagellato le piante è quasi del tutto scomparsa e sono state riguadagnate quote di produzione anche del 60 per cento rispetto a un anno normale. Insomma, «l’albero del pane», chiamato così perché da esso dipendevano tantissime comunità povere di zone montane, è tornato a dare i suoi frutti.

Malattia regredita Sul territorio regionale, secondo gli ultimi dati risalenti al 2012, ci sono 2.581 ettari di castagneti; tanto per dare un’idea, un’area grande all’incirca come il Comune di Alviano o quello San Gemini. Le zone dove sono maggiormente concentrati sono quelle dell’Alto Tevere (specialmente Monte Santa Maria Tiberina, Morra, Umbertide e Preggio), dello Spoletino, di Avigliano, Montecastrilli e Miranda. Di questi 2.600 ettari, i castagni da frutto ne coprono 371. «Dalla nostra zona – spiega Rinaldo Mancini, presidente della pro loco di Santa Maria in Tiberina – ovvero quella tra Monte Santa Maria, Morra, Preggio, Umbertide e quella fascia di Alto Tevere che confina con la Toscana, arriva oltre il 50 per cento delle castagne della regione. La malattia è fortemente regredita e direi che quest’anno ci attesteremo intorno al 60 per cento della piena produzione».

Esultano i produttori Insomma, dopo anni terribili a causa del cinipide i produttori umbri tornano a sorridere. «Stanno tornando a fare frutti – aggiunge sempre Mancini – pure alberi che non li facevano da due anni, anche se da noi è piovuto poco e questo un po’ incide dal punto di vista del peso dei frutti». Circa 200 ettari sono nello Spoletino, dove il perito agrario Giacomo Ottaviani, del Consorzio produttori della castagna umbra, spiega come l’anno scorso a causa del cinipide la resa dell’«albero del pane» è stata pari a zero, mentre quest’anno dovrebbe attestarsi intorno al 60 per cento «anche se – osserva – ancora sulle parti alte dei castagni l’attività non è ripresa». A una maggiore disponibilità però in queste settimane non è corrisposto un calo dei prezzi. Nelle grandi catene e in alcuni supermercati più piccoli, i prezzi sono ancora molto alti per uno dei frutti poveri per eccellenza: tra i sette e i quasi dieci euro al chilo.

Prezzi Il risparmio c’è se si saltano i passaggi di mano, ovvero se si conosce un qualche produttore dal quale si possono comprare anche a cinque euro al chilo. Di sicuro, come riferisce Mancini, molti produttori della zona dell’Alto Tevere vengono pagati da supermercati e piccoli negozi tra i 2,5 e i 3,5 euro al chilo. «Poi i prezzi – dice – vengono ‘drogati’ dai vari passaggi di mano». Nel complesso, per la zona di Monte Santa Maria e dintorni, un giro d’affari da 5-600 mila euro negli anni di ottima produzione. Ma come è stato sconfitto il terribile cinipide? Con una guerra biologica condotta, per conto delle Regioni, del Ministero e dei produttori, da un altro insetto che rappresenta il suo naturale avversario, ovvero il Torymus sinensis. Molti insetti sono stati comprati dalle istituzioni pubbliche e altri sono stati e vengono tuttora allevati in un centro di riproduzione a Pompagnano, nello Spoletino, di proprietà di un privato con il quale la Regione ha siglato un accordo.

Guerra biologica Una volta allevati, si fanno dei lanci mirati in quella che viene considerata dagli esperti la finestra temporale ottimale, ovvero tra metà aprile e metà maggio. Il meccanismo biologico è abbastanza semplice: la femmina del Torymus depone le proprie uova all’interno delle galle prodotte dal cinipide sulla pianta; a quel punto, le larve di Torymus che crescono mangiano chi le ha ospitate. Loro sono sazie, il cinipide è sconfitto e i castagni tornano a fare le castagne.

LA TABELLA: I LANCI EFFETTUATI IN UMBRIA

Lanci mirati In Umbria i lanci, come spiegano i tecnici del Servizio fitosanitario della Regione, stanno andando avanti con regolarità, ed evidentemente con ottimi risultati, a partire dal 2011, e quando il progetto fu pensato dal Ministero tra 2008 e 2009, si stimava che nel giro di qualche anno, cinque o sei, il sistema sarebbe tornato in equilibrio e il cinipide sconfitto. Nel 2011 in Umbria i lanci sono stati 5, nel 2012 26, nel 2013 92 e nel 2014 ben 169 per un totale di 292. Ovviamente l’azione è stata concentrata nelle zone a più alta densità di castagni, ovvero Avigliano (63 lanci), Città di Castello (34), Montecchio (66), Spoleto (37), Monte Santa Maria Tiberina (18), Stroncone (10) e Perugia (9). Una battaglia per la quale sono state necessarie risorse: all’incirca 100 mila euro, più un’altra consistente quantità di soldi garantita da una misura specifica del Per 2007-2013.

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.