di Marco Torricelli
Sta tutto lì, in quelle 35 pagine piene zeppe di numeri e disegni; di propositi e schemi. Il piano industriale annunciato il 17 luglio, ritirato – messo da parte, per meglio dire – all’alba del 5 settembre, ma al quale ThyssenKrupp ha già detto che darà attuazione il 5 ottobre prossimo, se non interverranno novità di rilievo; scaturisce da un mucchietto di fogli che, a leggerli, non permettono di nutrire particolari speranze.
Le criticità Secondo ThyssenKrupp, gli elementi che hanno portato alla stesura del discusso piano di ristrutturazione sono: «La stagnazione del mercato (in particolare in Europa) e le previsioni negative; il sottoutilizzo della capacità del mercato, con conseguente aumento della concorrenza; la diminuzione del prezzo base; l’incremento della produttività e della redditività dei principali concorrenti, grazie a programmi di ristrutturazione» e che «il gruppo Ast ha perso circa 800 milioni di risultato netto negli ultimi 5 anni». Data la situazione, quindi, «si deve porre in atto un piano operativo, con l’obiettivo di raggiungere l’indipendenza finanziaria».
Il programma Per raggiungere questo risultato, dice ThyssenKrupp, è necessario «un incremento della redditività delle vendite, l’ottimizzazione della struttura produttiva e della capacità; la razionalizzazione della struttura del Gruppo, l’ottimizzazione dei costi e l’aggiornamento delle procedure It».
Le produzioni E così c’è la previsione dello «spostamento dei volumi di produzione verso prodotti laminati a freddo, a più alto margine (da 411 a 540 mila tonnellate, +30%; ndr); un focus sul laminato a caldo con margine positivo, mantenimento dei volumi di Hot White Band e riduzione dei volumi di Hot Black Band a basso margine (da 595 a 350 mila tonnellate, -40%; ndr); il mantenimento della attuale capacità produttiva dei prodotti forgiati e per quanto riguarda i tubi, l’incremento della produzione in funzione dei volumi di produzione di laminato a freddo e l’incremento della penetrazione nel relativo mercato di riferimento».
Il commerciale Il gruppo Ast, dice ThyssenKrupp, «verrà integrato nella rete di vendita Tk Mx e l’intero comparto vendite opererà come fornitore unico per il mercato globale dell’acciaio inossidabile. Il piano vendite di Ast verrà differenziato per clienti finali (elettrodomestici, trasporti, impianti industriali, ecc.), per clienti strategici e per clienti ad alto margine. Le vendite saranno organizzate per aree geografiche. I service center saranno il veicolo per raggiungere nuovi mercati in nuovi paesi».
I risparmi Per riportare i conti in equilibrio, secondo ThyssenKrupp, sono necessarie alcune misure: «Il cambiamento della strategia di acquisto delle materie prime, incremento dello scrap ratio e ottimizzazione/rinegoziazione dei contratti di acquisto; la rinegoziazione dei contratti con i fornitori esterni, per essere allineati ai nuovi volumi di produzione e ridurre le inefficienze: la proroga delle ‘misure’ attuali sulle forniture di energia elettrica e la rinegoziazione dei contratti di fornitura di altre fonti energetiche; l’applicazione dei concetti di produzione ‘lean’; la massimizzazione della capacità del forno principale; la riduzione del 10% del costo medio del lavoro attraverso la rinegoziazione dei contratti e la negoziazione di un accordo per la riduzione di personale».
I numeri Entrando nei dettagli, la multinazionale fa sapere che, sul totale dei propri costi, l’energia incide per il 27%, il costo del lavoro per il 13, le lavorazioni esterne per il 18, i materiali di consumo per il 13 come pure gli oneri finanziari e gli ‘altri costi’ per il 9%» e conferma che vuole risparmiare 100 milioni, «40 sul personale, 12 sulle materie prime, 12 sull’energia, 19 sui fornitori e 17 sulle altre spese»
Uno o due forni? Quanto alla questione relativa al possibile spegnimento di uno dei due forni di fusione, ThyssenKrupp parla di un progetto che prevede l’ottimizzazione del funzionamento di un forno e la possibile implementazione di «un nuovo forno fusorio all’avanguardia ottimizzato per la produzione di acciaio inossidabile.
Gli investimenti E mette sul piatto un «investimento di 2,5 milioni di Euro per ottimizzare la capacità del forno principale e un ulteriore investimento di 20 milioni – specificando che la cosa è da decidere – per ammodernare il forno attualmente in uso», chiarendo che «la scelta del numero di forni dipenderà da: crescita del mercato, vendite e andamento dei prezzi» e che «solo in caso di adeguata ripresa del mercato, l’opzione ‘due forni’ può diventare percorribile».
I tagli Fermo restando che, secondo ThyssenKrupp, «la riduzione del personale dovrà essere parte del turnaround del gruppo» e che, a ben vedere, i numeri si discostano di poco: con un taglio di 550 addetti nello scenario che prevede un solo forno di fusione (477 per l’ottimizzazione della capacità per acciaio inossidabile e forgiati; 48 per il consolidamento di Ast, Società delle Fucine, Tubificio e Aspasiel e 25 per l’aumento di automazione per i processi di acquisti, vendite e amministrazione) e di 476 nello scenario che prevede il mantenimento di entrambi i forni.
Il commento Ad integrazione dello scarno comunicato congiunto con i quale i sindacati territoriali hanno commentato la ‘due giorni’ di incontri con l’azienda e che non hanno spostato di un millimetro la faccenda, il segretario della Ugl, Daniele Francescangeli, dice che «l’ad Lucia Morselli ha avuto una grossa opportunità: l’acquisizione della reale parte tecnica e produttiva degli impianti vista dalla prospettiva delle rappresentanze dei lavoratori, è per questi e tanti altri motivi che deve ‘rompere gli indugi’ e agire concretamente sulle idee proposte con forza».
Cosa fare Per il bene comune, dice Francescangeli, «occorre analizzare le diverse opportunità messe sul piatto dal sindacato: mantenere l’occupazione, trovando rimedi economici necessari per investire nel sito strategico di Terni, raggiungendo i famosi traguardi delle grandi verticalizzazioni del prodotto finale, rafforzare e chiarire meglio la nuova struttura dell’ufficio vendite, ed approfondire in modo costruttivo partendo dal ciclo produttivo e il reale rendimento delle materie prime».
Il governo Nonostante gli sgravi governativi già ottenuti, prosegue il segretario della Ugl, «sappiamo che per i costi dell’energia elettrica si potrebbero studiare agevolazioni, adottate in passato da diverse società, ottenendo effetti molto importanti sui costi reali e anche per questo è necessario intraprendere ed approfondire relazioni con i maggiori esponenti politici a livello territoriale, nazionale ed internazionale, e di e monitorare le opportunità che la Ue offre al fine di migliorare la produttività della siderurgia Europea».
L’addio Ma intanto arriva anche la conferma ufficiale del ‘benservito’ ricevuto da uno dei dirigenti finiti nel mirino dell’ad Morselli. Piervito Deflorio, con una lettera inviata al circolo dopolavoristico, di cui era presidente, spiega che «le note vicende aziendali, legate al processo di ristrutturazione dell’Ast, hanno determinato la fine del mio rapporto di lavoro con l’azienda e, conseguentemente, la mie dimissioni dalla presidenza del circolo». Il suo posto verrà preso da Giovanni Scordo.
