Le acciaierie di Terni

di M. To.

Anche il secondo referendum che si è svolto all’Ast, secondo i sindacati, è andato bene. Tanto che Cgil Cisl e Uil «esprimono soddisfazione per quello che è stato un percorso nuovo, mai provato nella storia industriale del sito, sia per il voto che per le assemblee svolte in preparazione dello stesso. Ha votato ‘sì’ il 76,83% dei partecipanti».

LA VERTENZA AST

I votanti Il problema è che ai seggi sono andati davvero in pochi: «Hanno votato 173 lavoratori e lavoratrici – spiegano i sindacati – in rappresentanza di 26 aziende operanti all’interno del sito. I ‘sì’ sono stati 126, pari al 76,83%, mentre i ‘no’ sono stati 38, pari al 23,17%. Due le schede bianche e nove le nulle».

Tanti assenti Visto che, stando a quanto detto da Confindustria, i lavoratori delle ditte esterne in Ast sarebbero circa 1200, almeno un migliaio hanno deciso di non rispondere alla chiamata al voto dei sindacati che, peraltro, in alcune delle aziende più piccole, non hanno nemmeno diritto di asilo: «La partecipazione non era scontata – confermano i sindacati – tenuto conto dell’ ambito molto complesso e frastagliato, che non consente una consultazione agevole ed ha risentito della vicenda dei lavoratori Ilserv (solo 14 votanti su circa 330 addetti) che non hanno potuto partecipare alle assemblee per responsabilità dell’azienda, che saranno appurate dal prefetto già ad inizio della prossima settimana».

Il referendum Le proposte presentate dai sindacati prevedevano quattro punti essenziali: «Un coordinamento di tutte le Rsu e Rsa dell’indotto che si relazioni con il consiglio di fabbrica Ast, e che aspiri ad iniziare una vera e propria contrattazione di sito a partire, ovviamente, dai cambi di appalto; un rifiuto incondizionato alla politica del massimo ribasso. Nel sito di viale Brin fare ribassi al valore dei capitolati, produce una regressione immediata dei diritti e della sicurezza nei luoghi di lavoro, contravvenendo anche al protocollo sulla sicurezza ancora vigente, e soprattutto aprirebbe una concorrenza sleale favorendo l’avvento della criminalità organizzata ed il conseguente mancato rispetto dei contratti collettivi nazionali; la difesa dell’occupazione, delle professionalità e dei livelli salariali per i lavoratori dell’indotto evitando di scaricare su quest’ultimi la soluzione dell’uscita volontaria dei lavoratori Ast; un protocollo sugli appalti coinvolgendo tutti gli attori sociali ed istituzionali a partire dalla Prefettura di Terni che già ha espresso la disponibilità ad un confronto di merito».

Il risultato Neanche il consenso che il documento di Cgil, Cisl e Ul ha ottenuto «era scontato, in quanto poteva risentire del mancato riconoscimento della clausola di salvaguardia. Contrariamente a quanto si pensasse – festeggiano i sindacati – i lavoratori e le lavoratrici hanno apprezzato lo sforzo delle organizzazioni sindacali, riconoscendo i punti proposti come base di partenza per costruire una piattaforma rivendicativa dell’intero indotto».

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