di Marco Torricelli
Lunedì la vertenza Tk-Ast potrebbe essere protagonista in consiglio comunale: «Ho proposto alle organizzazioni sindacali, e lunedì mattina farò pervenire loro un invito ufficiale – spiega il presidente, Giuseppe Mascio – di partecipare alla seduta che, nel pomeriggio, ha in programma di affrontare il tema».
Lo sciopero Lunedì pomeriggio, peraltro, le acciaierie saranno ferme per quattro ore, dalle 15 alle 19, per lo sciopero indetto dalla Rsu: le portinerie saranno presidiate dai lavoratori che, però, potrebbero anche decidere di dar vita a qualche iniziativa ‘estemporanea’ ed eclatante. Martedì, poi, della vicenda Tk-Ast si occuperà anche il consiglio regionale.
I confronti Sabato mattina, intanto, nella sede della Camera del lavoro di Terni, si è svolto il secondo incontro – venerdì era toccato ai parlamentari ‘italiani’ ed ‘europei’ – tra i segretari regionali dei sindacati confederali, i rappresentanti di quelli di categoria ed i politici. Due i senatori che hanno accolto l’invito al confronto: Gianluca Rossi del Pd e Stefano Lucidi del Movimento 5 Stelle. Lunedì mattina si svolgerà il terzo incontro della serie: ad essere invitati sono stati i rappresentanti delle associazioni di categoria.
Il commento «Nel corso dei confronti con le istituzioni e i parlamentari – si legge in una nota congiunta delle organizzazioni sindacali – è emerso un comune giudizio negativo sul piano presentato da Tk, in quanto lo stesso è privo di iniziative tese a migliorare gli impianti ternani. Fatto questo in contrasto con quanto affermato nel recente passato dalle diverse istituzioni europee, che consideravano il sito ternano strategico per le produzioni degli acciai speciali». Tanto che i sindacati hanno chiesto «ai diversi rappresentanti istituzionali di impegnarsi per chiedere un intervento diretto del governo italiano a difesa di uno dei siti strategici per il manifatturiero nazionale».
Rossi il senatore Gianluca Rossi, dopo l’incontro con i sindacati, dice che «torno a chiedere al presidente del consiglio, Matteo Renzi, di essere protagonista di un cambio di passo nelle politiche industriali del nostro Paese e nel disegno europeo a partire dalla vicenda Ast: convochi e guidi egli stesso un tavolo a palazzo Chigi con ThyssenKrupp, partendo anche dalla consapevolezza che nelle dinamiche della siderurgia italiana ed europea il tema degli acciai speciali, quelli prodotti a Terni, non ha nulla a che vedere con quello di Taranto e Piombino».
Il piano Per questo, dice ancora Rosi, «l’Italia deve chiedere all’Ue e alla ThyssenKrupp un vero piano industriale per l’acciaieria di Terni e non uno finanziario, che rischia di essere nient’altro che una specie di ‘coma farmacologico’ in attesa di decidere come procedere. D’altro canto fu proprio il piano industriale ad essere l’ago della bilancia per la passata acquisizione di Outokumpu, che ha subìto le amare conseguenze di una procedura antitrust europea, tutte poi gettate sulle spalle di Ast e dei suoi lavoratori».
La produzione Il ‘giro’ di incontri organizzato dai sindacati è anche l’occasione per fornire alcuni dati relativi alle acciaierie ternane. A fronte di una capacità produttiva di un milione e mezzo di tonnellate, il 2014 si chiuderà con una produzione effettiva di un milione e 100 mila, in calo rispetto al milione e 265 mila del 2013.
Le quote di mercato Nel 2013 il 70% di quanto prodotto dalle acciaierie ternane era utilizzato in Italia – per una quota di mercato pari al 40% del totale – mentre restante 30% della produzione era utilizzato in Europa, per una quota di mercato pari al 10%.
Il personale Il gruppo Ast attualmente ha 2802 addetti: 2264 nella società principale, 208 alla Società delle fucine, 156 al Tubificio, 110 a Terninox e 64 in Aspasiel. I contratti non a tempo indeterminato sono, complessivamente, 131.
