di Marco Torricelli
Tutti a casa. Per strade diverse e, probabilmente, con chiavi di lettura, interpretazioni e pure aspettative, altrettanto diverse. Ma da Strasburgo, nella serata di mercoledì, tutti quelli che c’erano andati sono tornati con una convinzione comune: se si vuole dare un futuro alle acciaierie ternane, si deve cambiare passo. E in fretta.
Si vende comunque «I problemi che abbiamo posto – sintetizza il sindaco, Leopoldo di Girolamo – rimangono sul tappeto», tanto per chiarire che la situazione non ha fatto alcun passo in avanti. Ma non è stata inutile, anzi. Soprattutto perché – anche se i tempi non sono stati resi noti – Outokumpu ora sa che potrebbe essere ‘costretta’ a vendere.
Un ‘piano’ sopravvalutato Si è capito, per esempio, che la grande enfasi che viene riservata al piano d’azione per l’acciaio, forse, andrebbe ridimensionata. Soprattutto alla luce di quanto spiegato dallo stesso vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che l’ha presentato: «Il piano, ora, dovrà essere recepito dai governi dei vari Paesi membri», cioè non è una roba che produrrà effetti nel breve periodo.
I tempi Mentre la vicenda Outokumpu-Terni va chiarita in fretta, ma sembra che su questo – e il cortese distacco con il quale il commissario Almunia ha affrontato l’argomento ne è parsa la prova – non c’è identità di vedute da parte di chi la cosa la guarda da mille chilometri di distanza e da parte di chi, invece, la fabbrica e le storie di chi ci lavora dentro le vede e le vive tutti i giorni. Come i sindacalisti ternani che, adesso, dovranno andare nelle assemblee a spiegare agli operai che, insomma, i finlandesi li potranno tenere in sospeso ancora per un bel po’ di tempo.
La minaccia «La vicenda Ast non è più una questione umbra o italiana, ma una priorità europea», dice il vicepresidente dei deputati di Scelta Civica, Adriana Galgano, che ha preso parte agli incontri di Strasburgo ed è stata in costante contatto telefonico con il ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato. Tuttavia, prosegue Galgano, «c’è ancora incertezza sui tempi per la vendita di Ast e abbiamo avvertito la Commissione che se tempi ritardati dovessero danneggiare Ast, verrà chiesto il risarcimento dei danni nelle sedi opportune». Il problema è che, nel calcolo del risarcimento dei danni, sarebbe difficile quantificare il valore dei posti di lavoro che verrebbero messi a repentaglio. E che se, forse, il ministro fosse stato lì – visto che il governo aveva assicurato un’assunzione piena di responsabilità – e fosse stato lui a fare stessa minaccia, avrebbe fatto un effetto diverso.
Poche certezze Il piano d’azione per l’acciaio presentato a Strasburgo, secondo il consigliere regionale Alfredo De Sio (Fd’I), anche lui presente agli incontri, «rappresenta un punto di svolta rispetto alle politiche europee finora adottate, importante anche per il futuro della Tk-Ast di Terni». Rispetto all’incontro con il commissario Almunia, però, De Sio rileva che «non sono state fugate le preoccupazioni per la situazione di stallo in cui si trova la trattativa di vendita dell’acciaieria ternana» e che «sono state poche le certezze espresse e permangono quindi i timori di un indebolimento della capacità produttiva e occupazionale del sito ternano».
