Paolo Ratini (foto U24)

di Marco Torricelli

Lui non è uno che alza troppo la voce. Ma quello che dice somiglia ad una frustata: «Il silenzio di Confindustria sulla vicenda relativa alla Tk-Ast è una cosa grave, che grida vendetta». E siccome lui non è uno qualsiasi, la faccenda è interessante.

L’Ance Lui è Paolo Ratini, ed è il presidente dei costruttori edili ternani. E siccome la sua associazione (l’Ance) è parte integrante di Confindustria, il suo giudizio non può passare inosservato: «Ance, le sue imprese e le persone che ci lavorano – dice Ratini – sono legate a doppio filo con l’economia ternana, mentre ThyssenKrupp no; ma anche se comprendo che il peso della multinazionale, all’interno di Confindustria Umbria, sia notevole; mi indigna il fatto che il presidente (Stefano Neri; ndr) non spenda una parola sulla drammatica situazione che in quell’azienda si sta vivendo».

LA STORIA DI AST

Il patrimonio La città tutta, dice Ratini, «deve stringersi a coorte, senza distinguo di alcun genere, per la salvaguardia di quel patrimonio creato dall’onesto e laborioso popolo ternano. Perdere tale patrimonio sarebbe un irrimediabile errore. Loro, i tedeschi, i loro ricavi se li portano via, ma non possono pensare di scaricare su questa comunità tutto il resto e cioè i danni».

«L’Italia si imponga» Il concetto è, spiega il presidente dei costruttori ternani, semplice: «Alla ThyssenKrupp si deve chiedere di tenere a Terni lo stesso atteggiamento che terrebbe, o sarebbe costretta a tenere, se l’acciaieria si trovasse a Stoccarda. E al governo tedesco non può essere permesso di continuare a comportarsi come fosse il padrone dell’Europa».

I silenzi Per fare questo, però, «Confindustria deve smettere di tenere atteggiamenti ragionieristici, legati al fatto che la multinazionale è la più grande ‘contribuente’ interna e tornare a pensare al dramma sociale che il piano-Morselli potrebbe determinare». Ma obiettivo di Paolo Ratini è anche un altro.

La Regione Alla Regione Umbria, dice, «chiediamo la stessa perseveranza e grinta messa in campo nella vicenda dell’aeroporto San Francesco, che rappresenta senz’altro una realtà importante per il territorio di Perugia ed Assisi, ma che di sicuro, in termini di fatturato, di Pil regionale e di valori occupazionali, diretti e indiretti, non può nemmeno pensare di competere con l’Ast».

La crisi Anche perché, insiste Ratini, «la crisi sta letteralmente cambiando il volto della città ed anche la sua vocazione». E fa un esempio chiaro: «Alla commissione edilizia comunale stanno pervenendo richieste di trasformazione di terreni da ‘edificabili’ in ‘agricoli’ (un fenomeno inverso a quello che si registrava fino a qualche anno fa; ndr) perché i primi, sui quali si pagano tasse elevate, di fatto non potranno essere utilizzati, perché le imprese edili, semplicemente, non hanno lavoro». Ma c’è dell’altro.

Rischio esondazione Su molti terreni – edificabili o industriali – pesa un «rischio esondazione pesante – spiega il presidente dei costruttori – e spesso esiste un divieto di costruzione proprio motivato da questo rischio. La regione, anche in questo caso, potrebbe fare molto – spiega Ratini – dando pratica attuazione ai progetti di recupero e bonifica delle aree e dei fabbricati esistenti. Sarebbe un volano importante per l’intera economia locale».

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