di Marco Torricelli
Il 12 febbraio, si era detto. E il 12 febbraio è stato. La Commissione europea ha espresso il proprio giudizio definitivo sull’operazione di ritorno delle acciaierie di Terni in ThyssenKrupp. Ed è un giudizio favorevole.
Via libera A dare la notizia è Daniele Francescangeli, segretario della Ugl, che insieme ad Alessandro Dimiziani è a Bruxelles: «Il pronunciamento è stato favorevole – dice al telefono – e adesso si può dare il via a tutte le procedure per riempire di significati autentici questa operazione». I dettagli del pronunciamento saranno noti più tardi, ma «intanto questo primo passo è stato fatto».
La nota L’operazione, spiega la Commissione europea «è conforme al regolamento Ue sulle concentrazioni» e quindi «la riacquisizione (da parte di ThyssenKrupp da Outokumpu; ndr) non crea problemi di concorrenza in quanto la nuova impresa risultante dalla concentrazione continuerà confrontarsi con una serie di concorrenti credibili».
Almunia Il commissario alla concorrenza, Joaquin Almunia, ha già reso noto di essere certo che l’operazione «protegge la concorrenza nel mercato europeo dell’acciaio inossidabile» e che «ThyssenKrupp ha assicurato che svilupperà Ast come concorrente forte e credibile di Outokumpu e di altri operatori del mercato».
Angelilli La vice presidente del parlamento europeo, Roberta Angelilli definisce “Importanti le dichiarazioni del commissario Almunia che ha ribadito che è fondamentale proteggere la redditività delle acciaierie di Terni, nel rispetto delle regole sulla concorrenza». Questo, prosegue, «è un buon punto di partenza. Adesso attendiamo di analizzare con estrema attenzione il piano industriale di ThyssenKrupp affinché si trasformi in azioni concrete volte al rilancio del sito di Terni a livello internazionale. Con gli incontri di Bruxelles vogliamo che la Commissione europea si renda parte attiva, garantendo la continuità aziendale e produttiva delle acciaierie e scongiurando qualsiasi ipotesi di operazione finanziaria di mera facciata».
IL RITORNO DI AST IN THYSSENKRUPP
Rossi Per il senatore Gianluca Rossi «la decisione della Commissione europea e le parole del commissario Joaquin Almunia sono arrivate a mettere un po’ di chiarezza sulle sorti di Ast. Tuttavia, non possiamo dire che si abbasserà il livello di attenzione: se è vero, come dice il commissario, che sono stati tutelate la concorrenza e il mercato dell’inossidabile, resta da soppesare se ciò corrisponderà a una tutela effettiva ed efficace del lavoro e della produzione del sito ternano». Rossi, poi, auspica di «non dover più assistere a circostanze tanto paradossali, come quella capitata questi anni alle acciaierie, in cui la tutela della concorrenza tramite regole talvolta controverse, ha messo a rischio la solidità di un asset strategico nazionale. Da questo momento, servono garanzie di stabilità, crescita e tutela dei livelli occupazionali».
Marini e Riommi Per la presidente della Regione, Catiuscia Marini e l’assessore allo sviluppo economico, Vincenzo Riommi, «si apre ora una nuova fase di confronto con ThyssenKrupp rispetto ai contenuti del piano industriale che la multinazionale si è impegnata a presentare in esito alle decisioni della Commissione Europea». Un piano, sottolineano, «che per quanto ci riguarda dovrà prevedere un impegno forte e visibile dell’azienda rispetto agli investimenti e al potenziale competitivo in termini di sviluppo dei mercati di sbocco delle produzioni ternane, nonché la prospettiva concreta della tenuta dei livelli occupazionali in una logica di valorizzazione di uno degli ‘asset’».
IndustriAll I sindacati confederali, invece, a Bruxelles ci andranno la settimana prossima: il 17 si svolgerà infatti il vertice, organizzato da IndustriAll, la confederazione sindacale continentale, proprio per fare il punto sulla nuova situazione che si è venuta a determinare con il ritorno di Ast nella galassia ThyssenKrupp. Al confronto parteciperanno Fim, Fiom e Uilm nazionali e le segreterie territoriali degli stessi sindacati.
Il ‘piano organizzativo’ A Terni, intanto, è iniziata la discussione, tra la direzione aziendale e la Rsu, relativa al ‘Piano organizzativo’ di Ast: «Una parte del quale – dice il sindacato – riafferma quanto già presentato circa un anno fa in merito al progetto di riduzione dei costi», ma c’è anche qualche novità. Poco piacevole.
Il personale L’Ast ha reso nota la propria intenzione di ridurre, stante la perdita di volumi, le turnazioni su alcuni impianti dell’area a caldo, specificando però che il progetto non prevede esuberi diretti, bensì operazioni di insourcing ed efficientamenti: «Pur riconoscendo una difficoltà oggettiva nell’avere chiaro quali siano i futuri volumi – replica la Resu – ribadiamo la nostra contrarietà nel procedere in questo momento a modifiche sulla turnistica o sugli assetti impiantistici, come già espresso in più occasioni».
Il piano industriale Secondo la rappresentanza sindacale unitaria, infatti, «proseguire nella gestione fino ad oggi fatta con gli strumenti conosciuti sia la strada più corretta, in attesa della presentazione del piano industriale del nuovo acquirente e invitiamo la direzione aziendale ad avere, in questa fase, un atteggiamento costruttivo e responsabile nell’affrontare le varie problematiche che possono verificarsi mantenendo la corretta gestione delle relazioni sindacali».
Il commento In merito al via libera della Commissione, il senatore Gianluca Rossi (Pd) afferma che «la decisione e le parole del commissario Joaquin Almunia sono arrivate a mettere un po’ di chiarezza sulle sorti di Ast. Tuttavia – spiega – non possiamo dire che si abbasserà il livello di attenzione. Se è vero, come dice il commissario, che sono stati tutelate la concorrenza e il mercato dell’inossidabile, resta da soppesare se ciò corrisponderà a una tutela effettiva del lavoro e della produzione del sito ternano». Il senatore si dice «intenzionato a sollecitare un’audizione della Commissione europea» presso le commissioni politiche Ue e industria di palazzo Madama: «Il mio auspicio – aggiunge – è di non dover più assistere a circostanze tanto paradossali, come quella capitata questi anni alle acciaierie, in cui la tutela della concorrenza tramite regole talvolta controverse, ha messo a rischio la solidità di un asset strategico nazionale. Da questo momento, servono garanzie di stabilità, crescita e tutela dei livelli occupazionali».
