di Marco Torricelli
Il giorno del giudizio è diventata una nuova vigilia. Dopo un altro incontro a vuoto non si ha ancora un’idea più chiara sul futuro che aspetta – o che non aspetta – le acciaierie ternane per come le si conosce. Al ministero dello sviluppo economico è andato in scena l’ennesimo vertice tra governo, istituzioni locali, sindacati e Tk-Ast. Ma è stato inutile.
Ore 19.15 Tutti a casa. Per l’ennesima volta – ma almeno non hanno fatto l’alba – hanno dovuto prendere atto che le posizioni restano talmente distanti che non c’è possibilità di mediazione. Il ministro Federica Guidi ha dovuto alzare ancora bandiera bianca. Azienda, sindacati, istituzioni locali e governo si rivedranno nella giornata di mercoledì, alle 15.
Il ministro Poche parole, sul sito del ministero, confermano che «il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi dopo gli incontri che si sono svolti oggi con i rappresentanti dell’azienda e dei sindacati, ha chiesto alle parti di riunirsi nuovamente domani al fine di proseguire il confronto relativo all’impianto di Terni».
Romanelli sibillino Il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli, affida il suo commento ad un post su Facebook decisamente sibillino: «L’azienda compie passi indietro, il sindacato ripropone la propria proposta».
Ghini pessimista Il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, è decisamente più chiaro e, pure, pessimista: «Spero che domani il governo metta sul tavolo qualcosa – dice – altrimenti stando così le cose abbiamo solo spostato di 24 ore la conclusione negativa dell’accordo. Mi aspetto che se il governo ha fatto questa richiesta di riflessione abbia in tasca qualcosa che permetta di avvicinare le parti, la riunione di oggi più che avvicinare ci ha fatto fare un passo indietro: hanno ribattuto le stesse cose sul salario e mentre l’altra volta avevano abbassato la riduzione della domenica del 50% oggi volevano toglierla del tutto tutto, rimarrebbero solo le maggiorazioni di turno al 30%, ma sparivano domeniche e premi».
La Fiom pronta al peggio «L’incontro di oggi su Ast è andato male – dice il segretario nazionale Fiom, Rosario Rappa – abbiamo fatto dei passi indietro, stando così le cose non sono ottimista per domani perché il governo ha solo registrato le posizioni e non ha messo in campo le misure per sbloccare la situazione come i contratti di solidarietà o il taglio del costo dell’energia».
La Fim possibilista Decisamente più contenuta nei toni la posizione della Fim: «Riteniamo che il ministro Guidi possa e debba costruire una proposta per una positiva conclusione della vertenza. Nell’incontro si è appurato che non vi sono ancora le condizioni per la chiusura dell’accordo in merito a capacità industriale a regime dell’impianto, salario derivate dalla contrattazione aziendale, numero delle eccedenze e strumenti di gestione delle stesse. Le organizzazioni sindacali hanno colto la drammaticità della situazione e con grande senso di responsabilità e consapevolezza chiedono, che anche la direzione aziendale l’assuma, e fermi i licenziamenti e investa su una conclusione positiva; solo con lo sforzo di tutti si può trovare una soluzione».
Bentivogli apre all’accordo E il il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, chiarische che il suo sindacato «continua a ritenere indispensabile che da questa vicenda si esca con un accordo, ma che esso non debba derivare esclusivamente da costi sociali insostenibili. Riteniamo che su queste basi il ministro Federica Guidi possa e debba costruire una proposta per una positiva conclusione della vertenza».
Fismic delusa Paolo Di Giovine, responsabile nazionale Fismic, invece, è pronto al peggio: «Le speranze sono ridotte al lumicino. Mercoledì parteciperemo al tavolo convocato dal ministro per spirito di responsabilità, ma non vediamo al momento spiragli».
Ore 18,50 Si fa strada l’ipotesi di un nuovo rinvio: il ministro Federica Guidi è intenzionata ad aggiornare la riunione. L’ipotesi conferma che da parte del governo non si sa bene come gestire una situazione che si è fatta davvero delicata.
Ore 18.15 Nuovo ‘lodo Guidi’ in arrivo, magari tra un’oretta o due. Dopo che sindacati e azienda hanno ribadito le proprie idee, il governo ha deciso che sarà presentata una nuova proposta di accordo ad entrambe le parti. I sindacati sanno che la situazione è delicatissima e vogliono tenere aperte tutte le porte ad un possibile accordo, ma senza rinunciare alle pre-condizioni più importanti che avevano posto.
Marini al Mise Intanto al Mise è arrivata anche la presidente della Regione, Catiuscia Marini, che ha anticipato il rientro da Bruxelles per prendere parte alla trattativa. Non sarà soddisfatta, ma certamente lo sapeva già, perché informata durante il viaggio, che ThyssenKrupp non ha accolto le sue richieste di inviare una delegazione di alto livello al tavolo di trattativa.
Ore 17.00 La situazione è nuovamente in fase di stallo. Lucia Morselli – sempre affiancata dalla responsabile tedesca delle relazioni esterne – non ha praticamente fatto alcun passo di avvicinamento e, al momento, i rappresentanti nazionali dei sindacati stanno verificando se e quali possano essere le condizioni per un possibile punto di mediazione.
Ore 16.15 Prima interruzione ‘tecnica’ della riunione plenaria, per un confronto diretto tra i sindacati – nazionali e territoriali – con l’azienda. Si entra nello specifico dei numeri, pare di capire.
Ore 15.45 Tutti nella stessa stanza. La trattativa potrebbe essere entrata nella fase più importante. Forse non ancora decisiva, ma certamente il fatto che si sia deciso di dar vita ad una riunione plenaria significa che il momento dei confronto vero è arrivato.
Uilm pessimista Il segretario della Uilm, Mario Ghini, fa sapere che «da come si mettono le cose crediamo che gli spazi necessari per giungere ad una soluzione della vertenza Ast di Terni si vadano sempre più restringendo e non in senso positivo».
Ore 14.45 Il vertice sembra poter finalmente iniziare: incertezza però sul timing della trattativa e, soprattutto, se si deciderà di procedere con incontri separati, come avvenuto nelle circostanze passate, o se si andrà ad una seduta comune.
Ore 13.45 Sindacati ancora in attesa di conoscere il programma della giornata. Al momento non sarebbe stata data loro alcuna informazione su come si potrebbe svolgere la trattativa e non è nemmeno chiaro se siano già iniziati i consueti incontri preliminari tra il governo e l’azienda.
Ore 13.00 Un’ora dopo l’orario previsto, è ancora tutto fermo. La presidente della Regione, Catiuscia Marini, che ha cancellato tutti gli impegni che aveva a Bruxelles ed è tornata apposta a Roma, farà così in tempo a seguire tutto l’evolversi della giornata.
La vigilia La giornata della vigilia è scivolata via tra un tweet e un post. Uno più ruvido dell’altro. E il giorno decisovo si è aperto con un segnale chiaro: un ennesimo post su Facebook
«La Cgil non firmerà» Il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli, annuncia che se non ci saranno novità di rilievo, il suo sindacato non approverà il piano industriale della Tk-Ast: «Questa mattina le decisioni che dovremo assumere avranno conseguenze importanti per il futuro della comunità ternana. La responsabilità, come sempre, ricadrà su chi sarà chiamato a sottoscrivere o rifiutare il piano presentato dalla Thyssen. Domani ci saranno diversi suggeritori o critici in grado di scrivere e dire cosa poteva essere fatto e non si è fatto. Oggi tocca a noi e con tutta coscienza posso dire che il piano presentato non è ricevibile, perché privo di prospettive e perché agisce solo sul piano finanziario riducendo occupazione, salario e volumi. L’Ast correrebbe il rischio di diventare in poco tempo un reparto di laminazione a freddo. Con questa convinzione e per queste ragioni non si può firmare un accordo che presupporrebbe la fine della Terni industriale e del suo sito strategico. L’esigua speranza rimasta porterebbe a chiedere un autorevole impegno del governo in coerenza con le dichiarazioni fatte recentemente sul ruolo strategico della siderurgia italiane e in questo contesto di Terni».
Renzi In mattinata, poi, sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del consiglio, Matteo Renzi, durante l’incontro tra il governo e i sindacati: «Il forno dell’Ast è fondamentale che resti acceso – ha detto Renzi, senza peraltro indicare per quanto tempo dovrebbe – e io sono molto preoccupato».
L’azienda spegne i forni Chissà, però, se qualcuno lo ha avvertito che, nel frattempo l’Ast li ha spenti tutti e due, i forni. Sarà pure una coincidenza, ma un’operazione che, periodicamente per la verità, viene effettuata – quando si registra quella mancanza di saturazione di ordini a cui la Morselli fa riferimento quando dice che vuole ‘tagliarne’ uno – è stata fatta proprio all’alba del giorno decisivo.
Il nuovo vertice Quello che va inscena al Mise, infatti è un confronto che potrebbe segnare definitivamente il futuro delle acciaierie ternane e già dalla composizione delle delegazioni si capirà come potrà evolvere: perché – la presidente della Regione era stata chiara – se ThyssenKrupp vuole davvero dimostrare di essere disponibile ad una trattativa seria, deve farsi rappresentare da qualcuno che conti più di Lucia Morselli.
Le posizioni Azienda e sindacati, peraltro, hanno messo ampiamente in chiaro le rispettive posizioni. Meno definita, invece, è quella del governo – con il ministro Guidi e, soprattutto, gli alti funzionari dei ministeri – che non si sono guadagnati commenti entusiastici da parte dei sindacalisti. Ma adesso le polemiche lasciano spazio, per forza di cose, ai fatti concreti: le valutazioni verranno dopo.
La minaccia Il segretario generale della Cgil dell’Umbria, Mario Bravi, su Twetter, ma anche ‘dal vivo’, era stato categorico: «Vogliamo essere molto chiari – aveva detto – se il governo continuerà ad appiattirsi sulla linea della ThyssenKrupp, che pensa soltanto a come ridurre i costi tagliando il lavoro e le produzioni, noi siamo pronti ad affiancare i lavoratori di Terni nelle forme di mobilitazione che loro decideranno di mettere in atto, fino all’occupazione della fabbrica».
La Commissione europea La presidente della Regione, Catiuscia Marini, a Bruxelles per una riunione del comitato delle Regioni, aveva invece usato Facebook per rilanciare i contenuti di un’intervista che ha rilasciato ad un’agenzia di stampa: «Serve una Commissione europea che non fa quello che ha fatto l’uscente, che porta molte delle responsabilità nell’attuale situazione in cui si trova l’Ast di Terni, per le decisioni assunte in termini di astratte regole sulla concorrenza e che metta al centro il tema della siderurgia».
La solidarietà Ai lavoratori delle acciaierie, intanto, è arrivato un messaggio che – nei toni e nei contenuti – è stato davvero poco formale e molto sentito: quello dell’allenatore della Ternana, Attilio Tesser, che subito dopo la partita di lunedì sera con l’Avellino, preceduta da una nuova manifestazione all’interno del ‘Liberati’, dopo quella nella partita di coppa con il Catanzaro, ha voluto inviare loro un messaggio di solidarietà.
GUARDA L’INTERVISTA AD ATTILIO TESSER
La mobilità Soprattutto perché l’azienda aveva lasciato chiaramente capire che – telefonate notturne o no – le lettere di messa in mobilità sono pronte: «Ast – aveva scritto – valuterà la possibilità di avviare una ulteriore fase di negoziati nell’ambito di una nuova procedura di mobilità. Questa procedura prevede una serie di incontri in sede sindacale ed in sede ministeriale della durata di circa tre mesi».
L’iniziativa Mentre a Roma si discuterà sul ‘piano’, martedì a Terni si illustreranno i contenuti della proposta relativa alla proposta di dar vita ad una ‘public company ad azionariato diffuso’ lanciata da ‘Alleanza e rinascita’ e da ‘Progetto Terni’ . L’iniziativa si terrà alle 18 al Magazzino Popolare, in via Romagnosi 21.

Era ora …. Basta con le diplomazie…. Le buone non servono …pur di difendere il posto di lavoro si fa tutto..i doich comandino a casa loro..se vogliono andarsene lo faccino pure. Che è sta sega..si sapeva sin dall inizio che il governo e comunita europea sono assenti per l italia… Per protestare aspettiamo che chiudono??
l’ora delle chiacchiere è finita . questa è l’ora dei fatti. fuori i tedeschi dall’italia e riprendiamoci le nostre acciaierie. tutti a viale brin , con i sindacati o senza
GOVERNO INAFFIDABILE
ribaltiamola