il vertice in regione sulla tk-ast

di Marco Torricelli

C’erano tutti, come previsto. La presidente Marini, l’assessore Riommi, il presidente della provincia Polli, il sindaco Di Girolamo e i sindacalisti, per fare il punto della situazione sull’AST e sul polo siderurgico di Terni.

Il presente Essenziale, a giudizio di tutti sarà che «manifestazioni di interesse, piani industriali, valutazioni, offerte economiche, capacità finanziaria di sostenere progetti di sviluppo, abbiano come riferimento essenziale il valore strategico dell’integrazione delle produzioni». Con la certezza, anche perché suo interesse, che «Outukumpu, nella fase attuale e fino alla chiusura della procedura opererà perché vengano tutelati i valori industriali e la qualità delle produzioni che sono realizzate nel sito di Terni».

Il confronto Indispensabile, è stato concordato ieri, sarà «la continuità del confronto con Outukumpu, al fine di realizzare livelli di informazione, di condivisione e di valutazione dello stato di avanzamento della procedura, a garanzia degli interessi di tutti gli attori», ma non solo. Perché «imprescindibile» è stata definita «la continuità di un percorso di sensibilizzazione nei confronti della Commissione europea, utile all’individuazione delle soluzioni e progetti che, nell’ambito della procedura, siano finalizzati alle prospettive di sviluppo e consolidamento dell’industria siderurgica in Umbria ed in Italia».

Il futuro In questo quadro, «le istituzioni e i sindacati ritengono opportuno richiedere che anche ogni intervento organizzativo tenga conto della particolare situazione dell’azienda in relazione alla procedura di vendita in corso», affermazione che, di fatto, va a fare da supporto alle richiesta già fatta dai sindacati all’indomani della presentazione di un piano triennale, fatto anche di tagli al personale, di volerlo studiare e mettere a verifica con il possibile acquirente piuttosto che con il venditore.

I sindacatiSoddisfatti, «soprattutto per il confermato impegno da parte di tutte le istituzioni locali che, soprattutto in una fase delicata per la politica nazionale», i sindacati ternani, che rilanciano: «Un minuto dopo la presentazione di tutte le proposte di acquisto, l’attuale proprietà dovrà dichiararsi disponibile ad un confronto nel quale illustrarle a permettere a tutti una valutazione oggettiva. Evitando, come sta avvenendo anche in questi giorni, di far circolare voci, su possibili licenziamenti mai prospettati alle organizzazioni del lavoratori, che possono risultare destabilizzanti»

La politica Contro «una ristrutturazione delle Acciaierie di Terni che preveda mobilità, esuberi e dismissioni produttive» si scaglia il consigliere regionale Alfredo De Sio (Fratelli d’Italia). «Come più volte denunciato – ricorda De Sio – i contorni dell’operazione di vendita dell’Ast sono tutt’altro che chiari e la progressiva retrocessione dai punti fermi iniziali appare come una sconfitta annunciata, dove il Governo nazionale ha mostrato un’incapacità totale a gestire quei rapporti con la commissione europea a seguito della bocciatura dell’acquisto da parte di Outokumpu. Ho l’impressione – attacca De Sio, evocando foschi scenari – che si stia avviando un ‘lavoro sporco’ dettato da piccoli interessi interni all’azienda, nonché per favorire ipotetici acquirenti senza sapere quali siano i progetti futuri ed i piani industriali”.

Torino Colposo e non volontario. La corte d’appello di Torino, giovedì mattina, ha riletto in maniera diversa, rispetto a quella di primo grado, gli atti relativi al rogo nel quale, la notte del 6 dicembre 2007, sette operai della ThyssenKrupp bruciarono vivi ed ha sentenziato che, appunto, gli imputati devono essere considerati colpevoli di omicidio colposo e non volontario. La condanna per l’amministratore delegato, Harald Espenhahn, è stata così ridotta da 16 a 10 anni, mentre per Daniele Moroni la nuova sentenza parla di una condanna a 9 anni. Pene ridotte anche per il direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno e per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri – 8 anni per loro – e per Gerald Priegnitz e Marco Pucci: 7 anni. L’accusa del procuratore Raffaele Guariniello aveva sostenuto che lo stabilimento di corso Regina era stato abbandonato dalla dirigenza, preferendo non investire nella sicurezza per ragioni di risparmio economico, in vista della chiusura e del trasferimento degli impianti a Terni. Ora, questa sentenza, accolta con urla di disperazione e rabbia dai familiari delle vittime, racconta una storia diversa.

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