di Marco Torricelli
L’ha buttato lì, con nonchalance, ma nel presentare una mozione, il consigliere comunale di maggioranza ed ex assessore Giuseppe Boccolini – che, si dice, potrebbe dar vita ad una lista civica insieme all’ex assessore regionale Giuseppe Mascio – l’allarme lo ha lanciato: «La ThyssenKrupp sta pianificando il pesante ridimensionamento dello stabilimento ternano». Reazioni? Zero, o quasi.
‘Tagli di teste’ Nemmeno quando Boccolini ha fatto riferimento «alla consulenza, affidata dalla stessa azienda, ad un personaggio ben noto per aver operato, in un recente passato, un drastico ‘taglio di teste’ in un’altra acciaieria italiana». Il riferimento riguarderebbe Lucia Morselli, che alla Berco – controllata dalla ThyssenKrupp – ha ottenuto, dopo un lungo braccio di ferro con i sindacati, una riduzione di 438 addetti sui circa 2000 complessivi.
I dubbi Ma il consigliere comunale fa anche altre considerazioni: «La riacquisizione delle acciaierie da parte di ThyssenKrupp, nata come operazione meramente finanziaria, se opportunamente ‘guidata’ potrebbe trasformarsi in un piano industriale capace di determinare risultati economici tali da rendere di nuovo appetibile lo stabilimento per una nuova vendita, ma occorre lavorarci».
IL RITORNO DI AST IN THYSSENKRUPP
La competitivà Perché, secondo Boccolini, la «’adeguata competitività’ che il nuovo proprietario intende perseguire, passa attraverso lo scorporo della direzione commerciale, nelle due articolazioni di vendita e assistenza» e che questo avverrà «facendole confluire nella nuova ‘area funzionale’». Che fine faranno, si chiede, «le direzioni centrali, quella finanziaria e quella degli approvvigionamenti?».
Centro di costo Lo stabilimento ternano, dice Giuseppe Boccolini, «rischia di trasformarsi in un mero ‘centro di costo’, chiamato a produrre con tempi e specifiche predeterminati; con minimi margini di errore concessi e, magari, con la minaccia di penali». Le ottimizzazioni dei programmi di produzione, paventa, «seguiranno rigidamente la logica del profitto dei singoli mercati ordinanti».
Il piano industriale Entro la prossima estate, spiega il consigliere comunale, «dovrebbe essere messo a punto il business plan che – ricorda- dovrà essere in grado di garantire la sussistenza di un sito integrato e degno di attenzione» per quella che lui profetizza come una «futura ed inderogabile vendita». Un piano che non potrà prescindere «da una produzione di 1300-1400 tonnellate di prodotto fuso e della ottimizzazione del treno di laminazione a caldo».
L’impegno Per fare in modo che ThyssenKrupp metta in campo questo genere di piano industriale, però, «ci sarà bisogno che tutti, nessuno escluso, facciamo la nostra parte». Perché, di capire, i tedeschi potrebbero avere altre intenzioni, visto che Boccolini conclude dicendo che «trovare una soluzione ottimale impone una strada da percorrere che non può prescindere da una forte coesione di tutti i soggetti interagenti, guidati dalla ferma mano politica della presidente del consiglio dei ministri».
