La Tk-Ast di Terni (Foto U24)

di Marco Torricelli

Nomi non ne fa e, quindi, la libera interpretazione potrebbe pure essere maliziosa. Ma lanciando l’allarme sulla «non chiarezza delle strategie aziendali in relazione alla ‘vertenza Ast’, che inevitabilmente confermano quanto ripetutamente denunciato dalle organizzazioni sindacali e cioè, il pericolo oggettivo della difesa strategica del sito», il segretario della Fiom Cgil di Terni, Claudio Cipolla, lancia un’accusa destinata a pesare.

I tedeschi In casa Fiom, spiega Cipolla, «continuiamo a pensare che in questa fase è necessario svolgere un’azione unitaria, come comunità umbra, per rivendicare con forza, alla multinazionale tedesca, le garanzie necessarie che devono essere contenute nel piano industriale con l’obiettivo di far svolgere al sito di Terni un ruolo di primaria importanza nel panorama delle produzioni degli acciai speciali».

Le priorità Per farlo, però, occorre garantire «la sua unitarietà ed il ruolo strategico ed autonomo delle società controllate; servono investimenti per potenziare le produzioni e migliorare la qualità di processo, di prodotto, del lavoro e dell’ambiente; si deve garantire, attraverso politiche commerciali, una produzione di acciaio fuso che vada oltre 1,3 milioni di tonnellate; si devono sviluppare nuove e diverse forme di impiego ed utilizzo dei prodotti ternani da sperimentare e valorizzare attraverso processi di verticalizzazioni seri e concreti».

Le incoerenze E qui arriva l’affondo, nemmeno troppo criptico: «Troppe in questo momento – dice Claudio Cipolla – sono le incoerenze aziendali che da una parte ci spingono a dire che non tutti hanno la consapevolezza della delicatezza del momento e dall’altra ci costringono ad evidenziare atteggiamenti, non condivisibili di alcuni soggetti, che ritengono più importanti gli aspetti personali ed individuali che le sorti complessive e generali del sito ternano».

Pucci Inevitabile che – visto che si fa riferimento a «aspetti personali ed individuali» – il pensiero fili via veloce in direzione dell’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci, che il 24 aprile scorso ha incassato – come gli altri imputati e condannati – la sentenza della corte di cassazione che ha, effettivamente, cassato il giudizio di appello per il tragico rogo nello stabilimento di Torino (a Pucci in quella sede era stata inflitta una condanna a 7 anni di reclusione) ed ha ordinato il rifacimento del processo. Cipolla, però, preferisce restare sul vago: «Come Fiom Cgil  di Terni non ci stancheremo mai di avere come obiettivo l’interesse generale nel difendere la nostra storia, le nostre produzioni, il lavoro ed i lavoratori ritenendo inaccettabili le troppe incoerenze e le troppe diversità manifestate da altri in questa fase storica e delicata per la comunità umbra».

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