di Marco Torricelli
Magari solo per capire meglio. Forse per mettere agli atti la propria disponibilità. O, chissà, proprio per tentare di cogliere l’attimo. Ma per accedere agli uffici del personale di Ast c’è una fila lunga così. C’è chi dice cinquanta, ma c’è chi si spinge molto, ma molto più in alto.
La mobilità Gli 80 mila euro – lordi, perché alla fine sono 61 mila e 600 netti – offerti per essere volontariamente inseriti nelle liste di mobilità, sembrano aver ottenuto il primo obiettivo che, probabilmente, l’Ast si era prefissa: verificare lo stato della effettiva compattezza del fronte dei lavoratori. E, se le indiscrezioni saranno confermate, la verifica sarà stata soddisfacente. Per l’azienda. Per i sindacati non si sa. Soprattutto perché non è chiaro se le eventuali uscite volontarie rientreranno tra quelle previste dal nuovo piano-Morselli o se andranno a completare il piano di diminuzione di personale già siglato nel 2013 – prevedeva 150 esuberi, pure quello – e non ancora portato a termine completamente.
Sciopero vietato Si chiama ‘commissione di garanzia’ e vigila sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e ha posto il veto: i lavoratori pubblici e quelli che erogano servizi pubblici, non essendoci i canonici 10 giorni di preavviso tra la proclamazione e lo sciopero di venerdì prossimo, non potranno aderirvi.
Assemblee I sindacati – dopo aver cercato insieme, al prefetto, di trovare una soluzione che permettesse di ottenere una deroga, che però si è rivelata impraticabile – potrebbero decidere di indire delle assemblee per i lavoratori interessati dal provvedimento
Segretari presenti Confermata, intanto, la partecipazione dei segretari generali di Cgil e Uil – Camusso e Angeletti , mentre la Cisl sarà rappresentata dal segretario generale della Fim, Giuseppe Farina – alla manifestazione di venerdì, che partirà alle 9 dalle acciaierie e sui concluderà in piazza della Repubblica.
Confindustria L’appuntamento era con le segreterie dei sindacati – lunedì era passata Lucia Morselli, prima di andarsi a preparare per il, breve, il viaggio in Germania che aveva in programma – ma i lavoratori non si sono fatti sfuggire l’occasione e sotto la sede della Confindustria hanno messo in piedi un’altra manifestazione mica da ridere: «Perché loro sono ostaggi, quanto e più di noi, della multinazionale. Ma le loro imprese, soprattutto quelle che con Ast lavorano – dice un lavoratore – sono già con l’acqua alla gola e se non si danno una svegliata, affogano».
I LAVORATORI NON CI STANNO: VIDEO
La mobilità L’incontro di martedì mattina – per l’azienda c’era il responsabile del personale, Arturo Ferrucci e confrontarsi con lui, dicono i rappresentanti delle organizzazioni sindacali «era un atto dovuto ed imposto dalla normativa. Noi abbiamo posto dei problemi ed evidenziato delle criticità che, secondo i nostri uffici legali, potrebbero portare a contenziosi legali». Di fatto, comunque, la procedura è stata avviata ed ora ci sono circa due mesi e mezzo per arrivare ad un accordo.
Numeri e tempi Un problema nel problema, in relazione alla richiesta fatta dall’azienda – 537 in tutto, sono le richieste di mobilità: 473 in Ast, 381 operai e 92 impiegati e quadri; 45 alla Società delle fucine, 30 operai e 15 impiegati e quadri; 12 ad Aspasiel, impiegati e quadri e 7 al Tubificio di Terni, 2 operai e 5 impiegati – è rappresentata dal fatto che al Tubificio, essendo le richieste in numero inferiore a 10, i tempi di svolgimento della procedura dovrebbe essere dimezzati, ma i sindacati hanno chiesto che siano, invece, uniformati agli altri (75 giorni) visto che dal 15 novembre prossimo, come tutte le altre ‘controllate’ quella realtà produttiva confluirà integralmente nella casa madre.
Gli appalti I lavoratori di Ast, martedì mattina, hanno anche ‘ricordato’ a Confindustria che il suo silenzio sulla vertenza è grave anche in relazione al fatto ed è stato già messa in evidenza, cheil sistema delle ditte che lavorano alle acciaierie sta, semplicemente, saltando per aria e se non si interviene, ai 537 che, al momento, in Ast sono a rischio ‘mobilità’, se ne potrebbero aggiungere molti, ma molti, di più.
Il ‘taglio’ Perché ai titolari delle ditte è stato detto che Ast vuole tagliare del 20% il costo – già pattuito – dei servizi che mettono a disposizione, che per molti di quei titolari supera ampiamente il margine di guadagno e che metterebbe in serio pericolo la sopravvivenza stessa delle imprese. Anche perché Ast ha spiegato pure che chi non dovesse accettare il taglio, potrà pure cominciare a cercare altrove il lavoro: le ditte che non dovessero piegarsi al diktat sarebbero, semplicemente messe alla porta con tutti i loro addetti e sostituite con altre.
Un esempio Sono una quarantina e affiancano la vigilanza interna. Si tratta degli addetti della Cesar Group – vigilantes, in pratica – che da un paio di mesi, visto che l’Ast ha bloccato i pagamenti, non ricevono lo stipendio pieno e ‘viaggiano’ ad acconti – 500 euro al mese, si dice – e, nonostante uno di loro sia finito al pronto soccorso per svolgere il proprio lavoro, vengono messi in discussione. Con la minaccia che ci sarebbe già pronto l’Istituto di vigilanza dell’urbe (Ivu) a subentrare a condizioni più vantaggiose.
Lo sciopero Alle acciaierie, intanto, prosegue lo sciopero ‘a scacchiera’ in preparazione di quello generale che venerdì bloccherà la città. Giovedì sarà la volta dei reparti Acc e Lac, dei Centri, di Aspasiel, degli impiegati amministrativi e di Ilserv nelle aree interessate, in concomitanza con il vertice programmato per giovedì alla presidenza del consiglio – Delrio e Guidi da una parte; Marini e Di Girolamo dall’altra, con possibile siparietto con comparsa di Matteo Renzi – per vedere l’effetto che fa.
