di Marco Torricelli
Il frullatore gira. Molto più velocemente delle lancette degli orologi che scandiscono il passare del tempo e dicono che, insomma, per la questione Tk-Ast sembra che non si vada oltre le dichiarazioni di intenti ripetute in ogni occasione.
La strategia Mentre istituzioni, politici e sindacati, che nelle occasioni ufficiali non perdono occasione per ribadire la necessità di una strategia comune, di fatto continuano a marciare in allegro ordine sparso, visto che si susseguono incontri (che dovrebbero, sempre, essere riservati, ma che poi non lo restano a lungo) nei quali, spesso, si dicono cose che contraddicono gli esiti dell’incontro precedente, le voci e le illazioni fioriscono.
L’Asia E così succede che nel frullatore finiscano nuovi e vecchi nomi, più o meno attendibili e verificabili. Per cominciare, si torna a riproporre, tra i motivi veri del persistente attendismo di Outokumpu, quello relativo alle trattative confidenziali che sarebbero ancora in corso con due soggetti, ufficialmente fuori dalla partita, come i coreani della Posco ed i cinesi della Tsinghan, entrambi in grado di garantire ai finlandesi quel pacchetto di milioni che loro avevano ipotizzato di realizzare con la cessione delle acciaierie ternane e che, invece, Aperam e soci – comunque sempre dati in pole position – non sono disposti a sborsare.
Il sud America Ma poi torna ad essere oggetto di piccoli e grandi ‘boatos’ il nome della famiglia Rocca, proprietaria del gruppo italo-argentino Techint (un centinaio di società operanti nel mondo, tra le quali Tenaris, che produce tubi in acciaio senza saldatura e Ternium, che produce laminati piani e lunghi in acciaio): c’è chi dice che Paolo Rocca, discendente di quell’Agostino che ha fondato l’impero, avrebbe «fatto qualche telefonata» per capire che aria tira.
L’Ucraina E poi c’è chi, addirittura, sposta l’attenzione dalla parte opposta del mondo, in Ucraina. Dove il miliardario Dmitry Firtash, che è già presente sul territorio locale, visto che due anni fa il gruppo che a lui fa riferimento contribuì in maniera decisiva alla crescita della Tifast, specializzata nello stampaggio e nella lavorazione di acciaio al titanio e che opera a San Liberato di Narni. Stando alle voci, da parte di emissari del magnate ucraino ci sarebbero stati diversi ‘passaggi’, anche istituzionali, che però non avrebbero portato a risultati concreti. Almeno fino ad oggi.
I soldi Soprattutto perché, euro più o euro meno, chi comprerà le acciaierie ternane dovrà essere pronto a firmare assegni per oltre un miliardo, tra un prezzo di acquisto ancora tutto da contrattare, oneri accessori, debiti da pagare e altri dettagli. E questo, forse, con tutto il dovuto rispetto per la Comunità europea, l’Antitriust e compagnia cantante, sarà il vero problema con cui confrontarsi.
L’Ilserv Nel frattempo, però, ci sono altre questioni, come dire, meno eclatanti, di cui occuparsi. In particolare alla Ilserv, protagonista nei giorni scorsi dell’ennesimo episodio controverso, con un guasto tecnico che l’azienda ha liquidato come «una fuoriuscita di metallo fuso dalla parte bassa» del forno al plasma e «sollevamento di vapore acqueo» derivante dall’uso di acqua per il raffreddamento. Alla Ilserv, comunque, un lavoratore sarebbe stato licenziato, senza preavviso e con una giustificazione molto semplice: motivi economici. I sindacati hanno reagito proclamando, per martedì, due ore di sciopero su ogni turno di lavoro.
