di Marco Torricelli
Se c’è qualcuno – per la verità sì, c’era e c’è ancora – che pensa che ci possa essere qualche accelerazione nella trattativa in corso per la cessione delle acciaierie, da parte di Outokumpu, l’intervento del vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, al convegno organizzato dal Pdl, deve essere rimasto deluso.
Tempo e soldi Tajani ha confermato che sarà necessario «aspettare ancora qualche settimana, anche se tutti noi faremo il possibile perché si arrivi ad una soluzione in tempi rapidi, anche per dare certezze agli investitori». Ma anche che è lecito, da parte di Outokupmu, attendersi «un’offerta equa per la cessione», visto che «quella di oggi è l’unica opportunità che si presenta a Terni per reagire alla crisi».
No fondi Poi il vice presidente della Commissione europea ha ribadito un concetto già espresso, sempre Terni, nei mesi scorsi: «Si deve fare in modo che ad acquistare le acciaierie sia un soggetto industriale, mentre a mio parere è molto meno auspicabile una soluzione legata ai fondi di investimento». Dire questo, ha voluto chiarire Tajani, «non significa perorare una causa, (c’erano state polemiche, allora, perché la sua era stata interpretata come una sortita tendente a favorire Aperam e i suoi partner italiani; ndr), ma solo dire quello che si ritiene il meglio per il futuro di un’azienda che rappresenta l’eccellenza nazionale».
Sito integrato Tanto che, secondo Antonio Tajani, «quando le acciaierie saranno passate nelle mani del nuovo proprietario, sarà necessario dotarle di un piano industriale adeguato ed inserirle in un progetto più ampio e di respiro internazionale». Perché «con la vendita ‘giusta’ il problema non sarà certamente risolto definitivamente, ma si dovrà puntare con decisione sulla competitività». E per ‘vendita giusta’ il vice presidente della Commissione europea intende anche «una vendita che preveda il mantenimento dell’integrità del sito, compreso il Tubificio».
Nevi Il capogruppo del Pdl in consiglio regionale e promotore dell’iniziativa, Raffaele Nevi, ha messo subito in chiaro: «Noi vogliamo che il settore manifatturiero, a Terni, continui a svolgere quel ruolo trainante che la storia gli ha assegnato e perché questo avvenga è necessario che le acciaierie trovino, in fretta ed in maniera soddisfacente, una nuova collocazione».
Le infrastrutture Ma questo, da solo, non basta: «Perché occorre dare atto a ThyssenKrupp di aver fatto per intero – e forse di essere andata oltre – quello che aveva promesso per le acciaierie. Noi siamo certi che si possa fare ancora meglio, ma non possiamo incidere se le nostre idee non sono le stesse di chi governa in Italia e in Europa, soprattutto per quanto riguarda l’annoso problema delle tariffe energetiche e delle infrastrutture», ha insistito Nevi.
Pucci L’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci, ha ribadito che il management «è fortemente impegnato per portare a termine l’operazione di vendita» che deve avere come obiettivo quello di «salvaguardare un sito di eccellenza». Pucci ha anche inviato un messaggio all’Europa che «siccome utti i grandi paesi proteggono i propri mercati, deve fare altrettanto», ma anche una stilettata alla magistratura (va ricordato che su di lui grava una condanna a sette anni di reclusione, inflitti nel processo di appello per il rogo di Torino, nel quale morirono sette operai; ndr), salutata da uno scrosciante applauso della platea.
