A fronte delle possibili decisioni sull’eventuale spin-off del comparto inox del gruppo, il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, ed il presidente della Provincia, Feliciano Polli, hanno espresso ai vertici di Tk-Ast, nell’incontro di oggi, «la comune valutazione sull’alto livello di competitività raggiunto» dallo stabilimento ternano, «grazie agli ingenti investimenti attuati ed anche a relazioni positive con il territorio, le istituzioni ternane ed umbre e le parti sociali».
Massimo impegno I vertici delle istituzioni locali hanno inoltre ribadito «massimo impegno a sostenere ogni sforzo che si traduca in nuove opportunità di sviluppo e valorizzazione del polo siderurgico ternano nel quadro del riassetto del mercato mondiale dell’acciaio. Il sito industriale di Terni – spiegano ancora il sindaco e il presidente della Provincia – ha capacità produttive rilevanti, tecnologie d’avanguardia e qualità della forza lavoro di altissimo valore, capaci di reggere, pur in una fase particolarmente delicata per la siderurgia mondiale, le sfide dei mercati, rappresentando anche un patrimonio economico e occupazionale di valenza nazionale di primissimo piano».
Brutti: scelta vecchia di mesi Meno diplomatica la posizione del consigliere regionale dell’Idv Paolo Brutti, che a proposito del piano di ThyssenKrupp parla di «una decisione vecchia di mesi». «Ecco – prosegue Brutti – come vengono ripagate le premurose attenzioni al gruppo Thyssen». Il consigliere prosegue parlando di «strategia annunciata, che ovviamente risale a ben prima della sentenza di Torino», e con la quale «la Thyssen dispone di fatto la vendita del ramo riguardante l’acciaio inox, per anni vanto della fonderia ternana». «Lo fa – prosegue Brutti – senza preoccuparsi troppo dei tagli occupazionali che seguiranno ed esponendo il resto del polo ternano a nuove insidie. Non è detto, infatti, che chi subentrerà al gruppo tedesco si approvvigioni dell’acciaio ternano. Quasi certo, invece, un ridimensionamento dei costi, ovviamente a scapito dei lavoratori». Brutti fa infine notare che «Thyssen ha operato questa scelta senza dare alcun segnale premonitore, né ai lavoratori, né tantomeno alle autorità cittadine. Una scelta vecchia di mesi, se non di qualche anno, viste le dimensioni del gruppo».

