di Daniele Bovi
Come annunciato con una nota ufficiale dalla ThyssenKrupp stessa una settimana fa, il gigante d’acciaio cambia faccia. Come un panzer, nel giro di sette giorni il ceo Heinrich Heisinger, che venerdì ha parlato alla stampa nella sede di Essen, ha annunciato la rivoluzione, fatto felici i mercati e ottenuto il sì degli operai. O almeno di quelli tedeschi. A Terni infatti la decisione di scorporare il settore inox ha gettato nel panico operai, sindacati e mondo politico. Se infatti, da una parte, Hiesinger assicura che non ci saranno licenziamenti e che per il settore inox e automotive «stiamo cercando nuovi proprietari in modo responsabile», sindacati e politica, dopo il sì ufficiale arrivato venerdì, chiedono subito chiarimenti sul futuro dello stabilimento ternano che dà lavoro a 2.700 persone più l’indotto.
Gli scenari Secondo quanto già noto da una settimana, gli scenari che riguardano Terni, e in generale tutto il settore inox che dà lavoro a 11 mila persone, potrebbero essere o la vendita o la creazione di una società parallela (lo spin-off) da quotare o la ricerca di un partner strategico. Per questioni di antitrust però, come sottolineato anche oggi, la vendita ad altri giganti come l’indiana ArcelorMittal, la spagnola Acerinox o la finlandese Outokompu potrebbe riservare più di un problema. Nel caso di IPO, ossia di quotazione in borsa della società ad hoc che si occuperà dell’inox, ThyssenKrupp manterrebbe una quota significativa.
L’ad: più libertà d’azione «Il gruppo ThyssenKrupp – ha proseguito Hiesinger – disinvestirà dalle attività dell’area Stainless Global (acciaio inox) anche per avere una maggiore libertà d’azione per ulteriori miglioramenti strutturali e risparmi sui costi». La divisione Stainless Global, ha ricordato il manager, ha oltre 11mila dipendenti e ha chiuso lo scorso anno fiscale (2009/2010) con un fatturato di 5,9 miliardi di euro. Queste attività, quindi, rappresentano circa il 60% del fatturato totale (circa 10 miliardi di euro) delle attività che il gruppo si prepara a vendere e circa un terzo in termini di organico (oltre 11mila dipendenti su un totale di circa 35mila).
I Paesi emergenti I potenziali acquirenti, secondo quanto stabilito mercoledì nell’accordo con il Consiglio di fabbrica e il sindacato dei metalmeccanici (l’IG Metall), «dovranno presentare – è detto nel comunicato della ThyssenKrupp – una strategia industriale coerente e impegni precisi circa il futuro dei luoghi e dei posti di lavoro». Nelle intenzioni dell’ad c’è poi la crescita del business nei paesi emergenti come Cina, India o Brasile ma anche la modernizzazione del settore siderurgico più ad alto margine, quello cioè che produce materiali innovativi ed altamente tecnologici per le industrie che si occupano di ingegneria meccanica, energetica e automobilistica.
Gli investimenti Nei piani di Hiesinger, che in circa 30 minuti di conferenza stampa e una quindicina di slide ha illustrato la rivoluzione del gigante, ci sono investimenti per «parecchi miliardi di euro» in quei «mercati del futuro» che si trovano nelle regioni emergenti: una «forte attenzione» ai mercati e ai clienti infatti ha un ruolo «chiave» nello sviluppo strategico della ThyssenKrupp, ha spiegato il manager, citando anzitutto il mercato cinese. «L’economia cinese sta crescendo a un ritmo quasi senza precedenti – ha commentato -. La Cina ha una influenza chiave sui grandi flussi internazionali di merci e fa da battistrada allo sviluppo economico globale». Ma non c’è solo la Cina. «Anche la forza economica di altri paesi emergenti, primi fra tutti il Brasile, l’India e la Russia, sta crescendo rapidamente».
Nessun taglio dei posti «Non è vero – ha detto poi Hiesinger – che l’obiettivo del maxi-piano di ristrutturazione della ThyssenKrupp approvato oggi dal Consiglio di sorveglianza sia il taglio di 35mila posti di lavoro. Le notizie diffuse da una piccola parte dei media la settimana scorsa hanno dato l’impressione che il nostro programma riguardi il taglio di 35mila posti – ha detto il manager. Questo non è corretto». E poi ha aggiunto: «La verità è che stiamo cercando nuovi proprietari per società con 35mila dipendenti. E lo stiamo facendo in modo responsabile». A Terni, tutti aspettano di conoscere quale sarà il proprio futuro.

