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giovedì 23 maggio 2013 - Aggiornato alle 07:22
12 maggio 2011 Ultimo aggiornamento alle 14:32

Thyssen, operai tedeschi: sì a ristrutturazione. Venerdì decisivo per il futuro del sito di Terni

La Tk annuncia un piano di disinvestimenti da 10 miliardi

di Daniele Bovi

Gli occhi di tutti coloro che non vogliono l’abbandono del sito di Terni da parte della ThyssenKrupp sono puntati a quanto dirà venerdì il numero uno Heinrich Hiesinger dopo il Consiglio di sorveglianza. Mercoledì, intanto, il colosso tedesco ha fatto un altro importante passo verso il piano di ristrutturazione. E l’Umbria trema.

Consiglio di fabbrica La corporate governance alla tedesca dà i suoi frutti in 48 ore. Dopo due giorni di trattative serrate infatti mercoledì pomeriggio il Consiglio di fabbrica di ThyssenKrupp ha dato il via libera al maxi-piano di ristrutturazione pensato dall’ex numero uno di Siemens Heinrich Hiesinger, da quattro mesi sulla tolda di comando del più grande produttore di acciaio della Germania. Un via libera fondamentale poiché nel sistema di cogestione tedesco delle spa, decisioni cruciali come licenziamenti, modifiche degli orari di lavoro o riassetti devono passare per il potente Consiglio di fabbrica, l’organo di rappresentanza dei lavoratori.

Occhio a venerdì Un accordo basilare perché spiana la strada all’approvazione del piano da parte del Consiglio di sorveglianza di ThyssenKrupp che si riunirà venerdì. Consiglio per la metà (10 rappresentanti su 20) formato dai lavoratori. I restanti membri sono gli azionisti che, insieme ai lavoratori, svolgono le funzioni di consulenza, sorveglianza e controllo sulle decisioni più importanti che arrivano dal Consiglio di amministrazione, a cui spetta la gestione della fabbrica.

I pericoli per Terni I dettagli del piano di riorganizzazione globale della Thyssenkrupp si conosceranno dunque venerdì, quando si riunirà a Essen il consiglio di sorveglianza. Il piano, anticipato dal nuovo amministratore delegato da Hiesinger, in una lettera indirizzata a tutti i dipendenti, prevede «un cambio radicale nella strategia del gruppo – spiega la Fiom – e ipotizza, oltre a dichiarate dismissioni, scorpori e vendite in alcuni comparti». Tra questi la separazione delle attività dell’area dell’acciaio inox, di cui fa parte la fabbrica di Terni ma anche stabilimenti tedeschi, statunitensi e cinesi. «La vendita è una delle possibilità – spiega Attilio Romanelli, segretario della Fiom di Terni – così come quella di joint venture con altre società’ in Europa. Martedì si sono riunite le rsu del gruppo e hanno ribadito che il sito di Terni è strategico per l’Italia. Se dovesse venire meno ci sarebbero conseguenze gravi per molti comparti produttivi del Paese».

Il piano approvato Come riportato sul sito della IG Metall, il sindacato alieno da qualsiasi commistione con la politica e che, al motto di «non possiamo ammazzare la mucca che vogliamo mungere», rappresenta la quasi totalità dei metalmeccanici teutonici, l’accordo stretto con ThyssenKrupp si basa su tre punti: esclusione di licenziamenti, ampio coinvolgimento dei lavoratori in tutto il presumibilmente lungo percorso che porterà alla vendita del settore inox e dell’automotive e, infine, molto prima di siglare il contratto di vendita, i nuovi proprietari dovranno dimostrare ai dipendenti di essere loro i migliori nuovi proprietari possibili su piazza. Ossia, dovranno garantire investimenti, crediti dei lavoratori, un piano industriale, un piano occupazionale e la salvaguardia delle sedi dell’azienda.

Pietra miliare Punti che mercoledì pomeriggio sono stati definiti «una pietra miliare per ThyssenKrupp» da Bertin Eichler, direttore esecutivo della IG Metall e vicepresidente del Consiglio di sorveglianza della più grande acciaieria di Germania: «Fin dall’inizio – dice – abbiamo cercato garanzie e prospettive, cercando di cogliere le opportunità che nascono da questo riassetto strategico limitando al contempo i rischi. E ci siamo riusciti». Il Consiglio di fabbrica poi, sempre mercoledì, ha fatto sapere che per i lavoratori che passeranno con un nuovo proprietario verrà previsto un comitato di integrazione che li accompagnerà durante questo nuovo percorso.

Pericolo disimpegno dall’Italia All’IG Metall e alla Fem (la federazione europea dei metalmeccanici) si è rivolta poi mercoledì anche la Fiom, che al sindacato tedesco ha chiesto un «incontro urgente» «sugli annunciati cambi nella strategia» del colosso dell’acciaio. «In questa situazione – dicono Laura Spezia, segretaria nazionale e responsabile siderurgia della Fiom Cgil, e Vittorio Bardi, coordinatore nazionale siderurgia dei metalmeccanici Cgil – appare evidente la strumentalità, o la dabbenaggine, di chi ha parlato della esemplare sentenza di condanna emessa a Torino, e relativa alla strage del dicembre 2007, come di uno spauracchio che avrebbe potuto provocare un disimpegno della ThyssenKrupp dall’Italia. In realtà, il pericolo – proseguono i due sindacalisti – è quello di un disimpegno più generale qualora l’Azienda non metta in atto politiche industriali e scelte strategiche di qualificazione della struttura produttiva, a partire dalle specializzazioni e dai poli di eccellenza già individuati in Italia e in Europa. Su scelte così rilevanti, metteremo in moto la necessaria mobilitazione sindacale in tutti i siti di ThyssenKrupp e chiameremo le istituzioni locali e il Governo italiano ad intervenire».

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