Il sindaco di Terni Di Girolamo

di Ivano Porfiri

«Togliere prospettive alla Tk-Ast significa minare la tenuta sociale di un territorio ma anche mettere a serio rischio la competitività italiana, che già non vive bei tempi». Il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo è preoccupato e non lo nasconde, dopo l’annuncio di Outokumpu di mettere in vendita l’intera Tk-Ast per evitare il no dell’Ue sulla fusione che ha dato vita a Inoxum

Preoccupazione Interpellato telefonicamente da Umbria24, Di Girolamo sottolinea come «siamo sicuramente preoccupati per il fatto che viene a mutare il quadro su cui avevamo dato un consenso forte, specie perché la fusione del ramo stainless di ThyssenKrupp con Outokumpu aveva fatto scaturire un piano industriale che assegnava al sito di Terni una funzione fondamentale, con un incremento dell’attuale produzione».

Intervenga Monti A questo punto, il sindaco chiede esplicitamente un intervento di Monti. «Noi siamo affinché il governo intervenga – dice -: richiediamo un’immediata convocazione al tavolo aperto presso la presidenza del consiglio perché Ast continui ad essere fondamentale per il paese e il governo faccia la sua parte».

Giovedì da Passera Un contatto tra Comune ed esecutivo, per la verità, c’è già stato. «Ho  interloquito con il governo – spiega Di Girolamo – e già in mattinata ho ricevuto la convocazione al ministero per lo Sviluppo economico per giovedì pomeriggio. Ringraziamo per la sollecitudine, ma il nostro intento è portare in quella sede la richiesta di un impegno maggiore del governo in Europa».

Ue autolesionista Già, perché la decisione dei finlandesi deriva dalle scelte dell’Ue. «Il nodo è proprio a Bruxelles – ammette il primo cittadino – quello che si capisce poco è questa sorta di autolesionismo europeo: si forma il primo gruppo mondiale dell’inox, l’Europa può avere una volta tanto la leadership e, anziché rafforzare le proprie aziende, le indebolisce. E lo si fa con norme incentrate sul mercato europeo: ma cosa è il mercato europeo di fronte alla globalizzazione di oggi? Va bene il vaglio della commissione antitrust, ma addirittura pretendere l’indebolimento mi pare francamente troppo».

Tenuta a rischio Il rischio è la tenuta sociale. «E’ un rischio concreto. Noi ci confrontiamo con una crisi profonda: la tenuta della maggiore fabbrica umbra e anche del Centro Italia significa mettere veramente a rischio la tenuta sociale di un intero territorio, ma anche quella competitività dell’Italia di cui si parla tanto».