di M. R.
Continua il percorso positivo Thyssenkrupp nel secondo trimestre dell’anno 2017/2018. Nonostante i maggiori costi delle materie prime e gli effetti negativi del cambio, il margine operativo lordo tocca i 944 milioni di euro: «Il gruppo è sulla buona strada per raggiungere i targets fissati dopo la trasformazione aziendale e, al momento, stiamo lavorando per migliorare costantemente le nostre performance» ha dichiarato il Ceo Heinrich Hiesinger durante la presentazione dei risultati aziendali.
Materials cresce Secondo quanto riportato dall’azienda ternana il volume degli ordini Thyssen sarebbe diminuito del 2%, mentre le vendite aumentate del 5%. All’incremento contribuirebbero alcune business area del gruppo: nello specifico, la Components technology con il settore automobilistico e dei mezzi pesanti, in Europa dell’Est e Cina, la Elevator technology che mantiene positivi gli ordini in tutto il Nord America. Anche la Materials Services cresce anno su anno, grazie a un forte incremento dei volumi di produzione dovuto a un magazzino e a un settore servizi più efficienti. Una crescita – sottolineano da viale Brin – raggiunta con l’importante contributo di Acciai Speciali Terni. Per quanto riguarda la Joint venture con l’indiana Tata Steel, si attende il via libera dei vertici delle due multinazionali. Secondo Thyssenkrupp, l’operazione è un passaggio chiave per rafforzare gli obbiettivi strategici e finanziari.
Vendita Ast Nessun cenno stavolta, da parte del numero uno della casa madre tedesca, alla vendita di Acciai speciali Terni, il che conferma quanto dichiarato alcuni giorni fa dall’amministratore delegato di Ast Massimiliano Burelli. Il fatto che l’iter non sia stato avviato non esclude che Thyssen possa vendere l’intera business area Materials. Nel frattempo all’interno dello stabilimento del ternano proseguono le assemblee dei lavoratori per il premio di risultato e da quanto trapela si sta procedendo alla valutazione dell’accordo sindacale tramite voto palese escludendo il referendum che allungherebbe i tempi di un’eventuale erogazione già a partire dal prossimo mese (il calendario delle assemblee termina il 25 maggio).
Recupero scorie Di sicuro comunque, in un modo o nell’altro, il sito siderurgico chiuderà questa partita prima di quella del trattamento scorie nell’ottica di un’economia circolare. Il testa a testa tra Harsco e Tapojärvi non è mai finito e l’ultima spiegazione lasciata trapelare informalmente è ancora quella legata al piano commerciale del materiale trattato; serve cioè assicurarsi che ghiaia o sabbia a fine lavorazione abbia mercato nel raggio di 100 chilometri dagli impianti. La distanza è quella che secondo le previsioni garantirebbe vantaggi di compravendita e i complessi macchinari, per i quali sono stimati 18 mesi di lavoro, dovranno sorgere proprio nel sito siderurgico di Terni, dietro un investimento Ast di decine di milioni di euro. Impossibile non considerare tre aspetti: una certa percentuale di scarto rimane anche a fine processo (che sia Harsco o Tapojärvi ad occuparsene) quindi andrà smaltita in discarica, autorizzata sino al 2020 (anno della scadenza Aia). Come dire, dunque, sull’economia circolare dovrebbero scommetterci tutti, politica a tutti i livelli in primis.
@martarosati28
