di C.F.
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Isrim fallita. È arrivata in queste ore la sentenza con cui il tribunale di Terni ha riconosciuto lo stato d’insolvenza dell’istituto di ricerca ternano, discusso con i commissari lo scorso 3 febbraio. Il curatore che si occuperà delle passività di Isrim è l’avvocato Francesco Venturi di Orvieto, mentre in aula si tornerà, spiegano i sindacati, alla metà di giugno.
Isrim fallita Quattro mesi che serviranno per tentare di non gettare al vento il progetto pubblico di salvataggio di Isrim, targato Asm e Regione, e soprattutto definire a strettissimo giro lo status dei trenta lavoratori che beneficiano della cassa in deroga, ammortizzatore però che in teoria potrebbe non essere più disponibile alla luce del fallimento. I sindacati sono in attesa di una convocazione da parte dell’avvocato Venturi a cui spetta il compito di guidare Isrim, seppur con margini di manovra molto limitati, come previsto dalla legge. In sintesi, occorrerà capire se per il curatore sussistono i presupposti per riprendere l’attività oppure se si farà largo l’epilogo più nefasto, cioè l’invio delle lettere di licenziamento e quindi la mobilità.
Sindacati duri con Regione e Asm In questo quadro Cgil, Cisl e Uil, parlano già di «un’altra sconfitta per il sistema territoriale, che perde un istituto di ricerca pubblico dove sono state spese ingenti risorse economiche e occupate professionalità a supporto del sistema di imprese del territorio». Le organizzazioni, però, poco dopo la doccia gelata piombata su Isrim recriminano: «Purtroppo nell’ultima settimana abbiamo registrato una riunione dove mancavano i liquidatori, una seconda convocazione in Regione che non è mai arrivata, una riunione fissata dai liquidatori con Sii per giovedì scorso, poi rinviata a domani e che purtroppo oramai non servirà più a nulla».
Tempi sempre più stretti E la conclusione è lapidaria: «A questo punto, infatti, vista la mancata realizzazione della società dell’Asm, l’unica soluzione appare quella della ricollocazione di tutti i lavoratori presso le istituzioni e le loro partecipate» come previsto dalla risoluzione approvata dal consiglio regionale e ribadita con un documento da Regione e Comune. Ma anche se il tempo stringe, non tutto è definitivamente perduto.
