I sindacati proclamano lo stato d'agitazione nell'azienda

La rsu di Gruppo e le segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl hanno dichiarato lo stato di agitazione all’Ast di Terni e convocato assemblee in relazione «alla particolarità del momento ed a fronte delle novità comunicate» lunedì, nel corso dell’incontro con i vertici della Tk-Ast relativamente al processo di fusione di Inoxum-Outokumpu. Presente l’amministratore delegato Marco Pucci. Secondo una nota delle sigle sindacali «il rinvio del pronunciamento della commissione Antitrust che avverrà il 16 novembre (in precedenza prevista il 24 ottobre, ndr), dovuto ad alcune modifiche dell’impostazione iniziale, lascia prefigurare uno scenario poco rassicurante e diverso da quello analizzato fino ad oggi». «La probabile ed ipotizzata rinuncia ad una significativa quota di produzione a freddo – continua il documento – contraddice quanto in questi anni è stato fatto e costruito per rendere il sito di Terni profittevole e competitivo sul mercato».

Servono prospettive chiare La rsu e le segreterie territoriali ritengono quindi «indispensabile e necessaria la conoscenza dettagliata del piano industriale, con relativa certificazione, per avere chiare le prospettive produttive del sito in termini di volumi, assetti impiantistici e livelli occupazionali». Tale necessità sarà oggetto di discussione sul tavolo già convocato per mercoledì alla Regione Umbria con l’obiettivo di fare chiarezza rispetto al progetto complessivo. I rappresentanti sindacali sottolineano inoltre «l’importanza della strategicità del sito ternano che va difeso, salvaguardando le diverse articolazioni produttive (controllate e partecipate) e il sistema complessivo tutto con equilibrio di quote di mercato di produzione a freddo e produzione a caldo». Infine viene ribadito «con forza, rispetto ad alcune richieste fatte dalla direzione aziendale, la propria indisponibilità di rivedere l’assetto produttivo ed impiantistico della struttura attuale».

Piano operativo Nei giorni scorsi ai sindacati l’azienda, imputando le cause alla crisi, al calo degli ordini, alla perdita d’esercizio nell’anno in corso e alla necessità di risparmiare entro il 2013 circa 60 milioni di euro, aveva prospettato un nuovo piano operativo per ottobre. In particolare si prevede quella diminuzione della produzione nell’area a freddo, contro la quale si sono espressi lunedì i sindacati e che implica lo spostamento di 30-40 operai in altri settori. In più le stesse sigle paventano possibili riduzioni anche nell’area a caldo anche se di minor entità rispetto a quella a freddo.