di Marco Torricelli
Il numero, imbarazzante, è emerso nel corso di un incontro pubblico: «A Terni ci sono oltre 1200 appartamenti invenduti, a dimostrazione di come il settore edilizio e immobiliare sia prossimo al collasso», aveva detto il sindaco, Leopoldo Di Girolamo. Inevitabile ‘appuntarsi’ il dato e cercare di capire meglio.
I costruttori Secondo Paolo Ratini, presidente della sezione locale dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), «forse il sindaco si riferisce al totale delle abitazioni sfitte e non al nuovo e invenduto, perché a noi un dato del genere non risulta». Ma su un elemento è categorico: «Il comparto dell’edilizia non è prossimo al collasso, perché quel collasso c’è già stato».
La crisi Dopo anni di autentico boom – «dal 2002 al 2008 c’è stato un incremento esponenziale delle costruzioni e delle vendite – dice Ratini – ma da allora il settore è drammaticamente immobile» – le imprese ternane non lavorano più: «Il numero degli addetti si è praticamente dimezzato e, insomma, questa crisi rischia di rivelarsi fatale anche per quelle più grandi e strutturate». Non saranno 1200, insomma, ma di case costruite e invendute ce ne sono parecchie. Come smaltire il ‘magazzino’?
Guardare a Roma Un’idea, tutt’altro che peregrina, era stata quella di proporre la città come residenza alternativa a chi, vivendo – male – a Roma, avrebbe potuto ipotizzare un trasferimento che, a ben vedere, potrebbe rappresentare un ottimo investimento: «La vita, non solo una casa, costa molto meno – dice Ratini – i tempi di spostamento sono addirittura più brevi rispetto alla stragrande maggioranza di quelli necessari in quella metropoli e, soprattutto, qui si vive molto meglio».
La proposta Un primo tentativo è già stato fatto, nel 2011, «ma è venuto il momento di rilanciare, con maggiore decisione e con una strategia più efficace – spiega Ratini – il progetto ‘Vivere a Terni’, da proporre, sfruttando le buone valutazioni che sono state fatte sulla qualità della vita, a quei romani che guardano con grande attenzione alla nostra città. Qui – insiste Ratini – ci sono servizi come asili, scuole e servizi sanitari che in alcune zone della capitale sono carenti, ma anche una serie di ‘servizi immateriali’, quelli che contribuiscono a determinare un buon indice di qualità della vita, che a Roma sono ormai sconosciuti».
I numeri Tanto che si calcola che nel 2013 circa 400 persone abbiano deciso – dopo che erano state circa 1500 le richieste informazioni scaturite dalla prima ‘campagna’ – di trasferirsi a vivere a vivere a Terni dalla capitale: «La vicinanza con Roma – dice Paolo Ratini – è il vero ‘valore aggiunto’ sul quale a nostro avviso si deve puntare. La città non deve certo puntare a diventare l’ennesima ‘periferia’ romana, ma un autentica realtà extra metropolitana, ma di fatto perfettamente collegata con il centro della capitale e ad essa, di fatto, complementare».
Il vertice Lunedì il tema sarà all’ordine del giorno di una riunione, alla Camera di commercio, «alla quale parteciperanno anche le istituzioni ed altre associazioni di categoria – dice il presidente dell’Ance – e nella quale chiederemo, con forza, che quella iniziativa venga rilanciata con decisione, ovviamente anche attraverso un opportuno finanziamento». Perché sarà indispensabile «una campagna di comunicazione intelligente e mirata, in grado di spiegare che trasferirsi a Terni può rappresentare non solo un buon investimento, ma un’autentica svolta positiva nella vita di una famiglia».
La svolta Un elemento interessante, e per certi aspetti clamoroso, è il nuovo atteggiamento che si registra tra i ‘palazzinari’ ternani: «Nuovo solo in parte – chiarisce Paolo Ratini – perché noi questa città l’amiamo e se è certamente vero che, in un certo periodo storico, noi questa città l’abbiamo effettivamente depredata, è altrettanto vero che, a differenza per esempio delle varie multinazionali che vi operano, siamo legati a doppio filo alla sua sopravvivenza e, soprattutto, alla sua rinascita. Perché una ThyssenKrupp può decidere di andarsene a produrre altrove, ma noi no».
Nuova mentalità Ecco perché, spiega il presidente di Ance, «siamo noi i primi a voler dar vita ad un ‘nuovo corso’ del settore, con un consumo del suolo ridotto al minimo ed una campagna di riuso dell’esistente che permetta di dare nuova vita a stabili che ormai hanno di fatto esaurito il loro ciclo vitale, ristrutturandoli in base a normative moderne e, soprattutto, alle mutate esigenze della popolazione. Ovvio, però, che questo deve essere un percorso accompagnato da normative ferree quanto chiare e non equivoche».
La richiesta I costruttori insomma, si dicono pronti a «mettere le nostre conoscenze e la nostra professionalità al servizio di una città moderna e che vuole ridisegnare il proprio volto», ma chiedono «politiche coraggiose, con piani regolatori innovativi e, soprattutto, regole certe. Perché si fa un gran parlare di turismo – chiarisce Paolo Ratini – ma sarà bene ricordare che un nuovo residente, per un Comune, rappresenta l’equivalente, sotto il profilo economico, di un migliaio di turisti. E per questo puntare all’incremento dei primi è certamente preferibile».
