di Marco Torricelli
Sei giorni. Circa 150 ore per capire se l’Isrim (l’Istituto superiore di ricerca e formazione sui materiali speciali per le tecnologie avanzate) di Terni e i suoi 36 ricercatori hanno un futuro oppure no. Ma, quando l’assemblea dei soci – prevista per il 7 e poi spostata all’8 ottobre – che dovrà decidere di vita o di morte per il centro di ricerca è ormai alle porte, nulla di preciso si sa ancora.
L’attesa Mercoledì pomeriggio, nella sede ternana della Regione, sì è svolto l’ennesimo vertice: l’assessore regionale Vincenzo Riommi ha visto i rappresentanti dell’istituto, di Sviluppumbrie, del Comune e della Provincia di Terni (mentre i lavoratori, da mesi senza stipendio, davano vita all’ennesimo sit-in nell’androne di palazzo Gazzoli), ma la situazione è ancora in fase di stallo.
I privati Stando alle indiscrezioni, le proposte pervenute dai privati, per la ricapitalizzazione dell’istituto, non sarebbero ancora state definite ed è quindi difficile valutarne la concretezza: «Se perverrà una proposta, industriale ed economica – spiega una fonte che preferisce restare riservata – potremo parlare di progetto serio. Altrimenti l’Isrim rischia grosso».
Le ipotesi I sindacati avevano chiesto un incontro con la presidente della Regione, Catiuscia Marini, «ma lei ci ha risposto che ha piena fiducia nell’operato dell’assessore Riommi – dice Sergio Cardinali, della Filctem Cgil – al quale abbiamo ribadito che, da parte nostra, non siamo disponibili ad accettare soluzioni che mettano a repentaglio il lavoro dei ricercatori ed il complesso delle attività dell’istituto». Già, perché il timore è anche quello del possibile ‘scorporo’ di una parte delle attività – quelle di ricerca – da quelle di analisi, che sono le uniche a garantire una remunerazione immediata: «Ma sarebbe come sconfessare quella che la vera mission dell’Isrim – dice Fabrizio Framarini, della Femca Cisl – e i tanti proclami che sentiamo ripetere tutti i giorni sul valore della ricerca».
