Torna il vecchio logo?

di Marco Torricelli

Manca poco più di un mese al 7 maggio, termine ultimo – quanto effettivamente ultimativo non si sa – fissato dalla Commissione europea per la cessione, da parte di Outukumpu, delle acciaierie ternane. E un mese passa in fretta. Nei giorni scorsi, intanto, si è provveduto a rimuovere, dalla ‘torre’ che ospita la linea BA, il logo della ThysseKrupp.

Le offerte I quattro possibili compratori – la cordata italo-lussemburghese Aperam-Arvedi-Marcegaglia e la cinese Tsingshan sul fronte industriale; i due fondi di investimento su quello finanziario – devono far pervenire le loro offerte (i finlandesi hanno fatto già sapere che, per loro, il prezzo giusto dovrebbe aggirarsi sui 539 milioni di euro, Tubificio escluso, visto che si sono detti possibilisti, sulla sua vendita, solo di fronte ad una proposta davvero interessante) che, poi, saranno oggetto di analisi in sede ministeriale: «E noi – dicono i sindacati ternani – vorremo dire la nostra, in quella sede».

Le opzioni Tra le posizioni di Outukumpu e quelle dei sindacati c’è una differenza di fondo: i finlandesi vogliono ‘fare cassa’ (hanno chiuso il bilancio 2012 con un passivo di 535 milioni di euro), ma a Terni si da la precedenza al profilo e ed al progetto del possibile compratore, tanto che si è già detto con chiarezza che «i fondi di investimento non interessano». Ma si è anche detto che «il Tubificio non si deve scorporare». Due pre-condizioni importanti, a ben vedere. Soprattutto la seconda, perché per convincere Outukumpu a mollare anche il Tubificio, evidentemente, sarebbe necessario arricchire di molto l’offerta. Cosa non facile, in questo momento.

I tempi E qui entra in gioco il fattore tempo: le offerte devono arrivare in Finlandia, dove ricevono una prima valutazione; poi vengono comunicate al governo italiano, che convoca azienda e sindacati; le offerte vengono valutate collegialmente e ognuno fa le sue valutazioni: l’azienda quelle meramente economiche, il governo quelle politico-industriali, i sindacati quelle legate agli aspetti produttivi e occupazionali. E, sulla base di tutte, si va alla ricerca di un sintesi. Ma ci vuole tempo. Che, invece, comincia a scarseggiare: si era detto che una prima occasione di valutazione comune delle offerte sarebbe dovuta avvenire prima di Pasqua. Ma adesso già si parla della metà del mese di aprile. E trattare con il fiato sul collo della Commissione europea – a meno di una proroga – non sarebbe piacevole per nessuno.

Ilserv Intanto, però, altri motivi di tensione non mancano. Per giovedì sono state proclamate quattro ore di sciopero alla Ilserv, azienda che opera all’interno delle acciaierie e per la quale lavorano oltre 300 persone. La perdita di alcuni appalti, l’annuncio di iniziative tese al risparmio dei costi, con interventi su orari di lavoro e organici, ha fatto inasprire le relazioni sindacali ed ha portato all’annuncio dello sciopero.

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