di Marco Torricelli
Erano 219 e potrebbero salvarsene un centinaio. Scelti, e già questo è un elemento che inquieta, uno per uno. Per gli altri si prospetta un periodo di parcheggio, tra mobilità e cassa integrazione. Se tutto va bene. Perché della ex Meraklon, oltre al nome, si perderà anche parecchio altro.
Il ‘filo’ La situazione più critica resta quella relativa alla (ormai ex) Meraklon Yarn (110 addetti), che produce il ‘filo’ e per la quale, dopo che la multinazionale belga Beaulieu aveva rilevato gli impianti di produzione del ‘fiocco’, è arrivata un’offerta di acquisto da parte, sembra, di una società con base in Piemonte e che si sarebbe presentata come ‘New Neofil’, riprendendo il vecchio ed evocativo nome che l’azienda ternana aveva negli anni ’70 del secolo scorso.
L’offerta Il progetto della New Neofil, peraltro, è tutto da scoprire. Ma le prime indiscrezioni non sono tali da indurre a fare salti di gioia: soprattutto perché sarebbero solo una trentina i posti di lavoro previsti da coloro che hanno presentato l’offerta che dovrà essere valutata da Daniele Discepolo, il ‘commissario’ designato all’operazione. Per gli altri 80 lavoratori non ci sarebbero prospettive. Ma c’è dell’altro.
Pio Piccini Perché a tirare le fila dell’operazione ci sarebbe un personaggio (ternano di adozione) già protagonista dalla cronaca, locale ma anche nazionale. Si tratterebbe di quel Pio Piccini –diventato famoso per i rapporti, mai fino in fondo chiariti, con l’ex presidente del consiglio, Massimo D’Alema, poi per una controversa ‘sponsorizzazione’ di Umbria Jazz e uscito con un patteggiamento (una condanna ad un anno e otto mesi, con sospensione della pena, concessa nel 2011 dal Gup del tribunale di Roma) dalla vicenda giudiziaria relativa al fallimento dell’operatore telefonico Agile (ex Eutelia) di cui era stato amministratore.
Il ‘fiocco’ Bfit (Beaulieu fibres international Terni) che gestirà le attività operative della parte dell’ex Meraklon che produce il ‘fiocco’ (gli immobili confluiranno in una società diversa, la Newco B) sta ultimando la già annunciata selezione dei 75 lavoratori (su 109) che saranno assunti, subito e a tempo indeterminato, dalla nuova società. A 15 degli altri 34 verrà offerto un contratto a tempo determinato, della durata di un anno e che dovrebbe partire dopo ferragosto, mentre per gli altri 19 non ci sarà posto.
Il piano I nuovi padroni belgi hanno confermato un piano che prevede circa 15 milioni di investimenti entro il 2015 e Bfit ha annunciato che chiederà l’attivazione della cassa integrazione straordinaria, per i prossimi due anni, che sarà gestita con criteri di rotazione del personale, sulla base delle professionalità richieste e delle esigenze della società. Nel frattempo, è ovvio, si andrà alla ricerca di tutte le opportunità offerte dalle normative – sempre meno favorevoli – per eventuali esodi volontari e anticipati.
Meno della metà Insomma: 75 sono i posti di lavoro garantiti – con quello che il termine significa di questi tempi – dal ‘fiocco’ e 30, forse, dal ‘filo’: in totale fanno 105, oltre ai 15 che lavoreranno per un anno per Beaulieu. Considerando che il numero di partenza è 219, difficile pensare che si tratti di una vittoria. Anche perché, non va dimenticato, su tutto persa come un macigno la vicenda che riguarda il complesso del polo chimico ternano, con la polemica relativa alla cessione dell’area Basell, per la quale si saprà qualcosa in più tra un paio di mesi. Forse.
