di Marco Torricelli
La proroga c’è. Due mesi, come richiesto. E c’è pure la conferma ufficiale – a dirlo è stato il direttore generale della Sangemini, Giuseppe Guerra – che il tribunale l’ha concessa poiché il gruppo Norda ha manifestato interesse a subentrare all’attuale proprietà.
L’appello Le organizzazioni sindacali hanno subito approfittato per mettere in chiaro alcune cose: «I marchi Sangemini, Grazia, Fabia, Fruit e Amerino sono da sempre leader per gli alti livelli di qualità – hanno fatto sapere a vecchi e possibili nuovi padroni – ed è quindi necessario lavorare per la tutela di un bacino da sempre fiore all’occhiello del nostro territorio, per non parlare dell’alta professionalità che da sempre vantano i dipendenti dei siti che in questo periodo di sofferenza hanno dimostrato e stanno dimostrando grande senso di responsabilità garantendo con il loro lavoro la continuità aziendale».
Le risorse Il potenziale di sviluppo dei siti produttivi, dicono i sindacati, «è grande e ad oggi è caratterizzato da tecnologie impiantistiche di alto livello e versatilità, con particolare riferimento impianto asettico della linea Fruit», vista anche la centralità del territorio «che può offrire un ottima base logistica per la distribuzione nazionale» e la presenza «di un Parco con immobili di pregio che, con adeguati progetti, può «permettere di rilanciare un termalismo che può essere un ulteriore volano economico e di sviluppo». Tutto questo potenziale, ricordano, «non è stato mai messo a sistema per i noti problemi finanziari, non imputabili di certo ai dipendenti, ma a un ventennio di operazioni finanziarie e scelte aziendali sbagliate».
Il confronto A questo proposito, secondo i sindacati «è arrivata l’ora di avviare il confronto con chi ha manifestato interesse e che dovrà presentare al più presto un piano industriale». Ma questo chiarimento, insistono, dovrà avvenire «in tempi rapidi e con un coinvolgimento attivo delle istituzioni comunali e regionali, visto che è aperto un tavolo di crisi e che le concessioni sono regionali». Ma soprattutto le organizazioni dei lavoratori vogliono «confrontarsi su un piano di sviluppo credibile, che dia prospettive future e che garantisca la salvaguardia dei livelli occupazionali, il mantenimento dell’integrità del sito produttivo, una politica di rilancio e valorizzazione dei marchi storici».
