di Marco Torricelli
Acier. Sarà bene che in viale Brin, dalle parti dell’Ast, si cominci a far pratica su come si dice acciaio in francese. Il vicepresidente della Commissione europea e responsabile di industria ed imprenditoria, Antonio Tajani – che nel pomeriggio di lunedì ha incontrato l’amministratore delegato, Marco Pucci – fa chiaramente capire che, secondo lui, il futuro delle acciaierie ternane è, appunto, francese. L’Aperam, tanto per non fare nomi.
Aperam «Sono molto ottimista – spiega Tajani – su una possibile positiva soluzione della vicenda relativa alle acciaierie ternane, soprattutto perché c’è stata la conferma della possibilità che la proprietà resti in mani europee». Che poi sarebbero francesi di Aperam, con la copertura non trascurabile di AncelorMittal: «Non scopro certo io che c’era già stata una chiara manifestazione di interesse proveniente da quella direzione (il Ceo di Aperam, Philippe Darmayan, lo aveva chiaramente detto in dicembre; ndr) e abbiamo notizie confortanti da quel fronte».
Due mesi Il che significa «nel giro sette-otto settimane credo si possa giungere ad un accordo che permetta al sito ternano di trovare la giusta tranquillità operativa – dice Tajani – venendo inserito nei progetti, come giustamente veniva richiesto, di un interlocutore che offra il massimo delle garanzie sul piano industriale ed economico». Magari non da solo: «Non credo sia da escludere – conferma il vicepresidente della Commissione europea – la possibile partnership con imprenditori italiani» e uno pensa subito a Marcegaglia.
Tubificio La faccenda del compratore che non si occupi di finanza, ma di produzione, insomma, sembra in fase di soluzione. Ma un altro obiettivo decisivo, secondo i sindacati ternani, è quello del mantenimento del polo nella sua interezza e, qui, Tajani manda un messaggio che non sarà gradito: «Non vedo difficoltà insormontabili se si dovesse pensare ad una proprietà separata. Ci sarebbe un fornitore ed un utilizzatore. Nulla di preoccupante», che fa comprendere che il Tubificio potrebbe restar fuori dal ‘pacchetto’ che Outukumpu potrebbe cedere ad Aperam-Marcegaglia e che, soprattutto, la trattativa sia già in una fase molto più avanzata di quanto si possa dire ufficialmente.
Antitrust Resta da capire, però, se l’antitrust europeo, che ha imposto a Outokumpu di disfarsi delle acciaierie, troverà nulla da ridire sull’operazione. Su questo Tajani non si sbilancia: «Si tratta di questioni che, poi, dovranno essere affrontate, dettagliatamente, quando la trattativa entrerà nella fase decisiva. Outukumpu e il possibile acquirente dovranno mettere l’autorità continentale nelle condizioni di valutare bene tutti i risvolti del possibile accordo». Ma lui ribadisce di essere «molto ottimista» e della faccenda ne sa certamente molto di più.
Marini Durante la giornata umbra; Tajani – che era accompagnato dai candidati del Pdl alle prossime politiche, Luciano Rossi e Raffaele Nevi – ha incontrato anche la presidente della regione, Catiuscia Marini «con la quale ho registrato una grande consonanza di idee in relazione alla necessità di dare un futuro certo ad una realtà decisiva per l’economia, non solo regionale, come quella che le acciaierie rappresentano». In Europa, del resto «con il Piano di azione che stiamo mettendo a punto e che spero di rendere operativo entro l’estate – prosegue – è crescente la consapevolezza che opporsi ad una delocalizzazione selvaggia non è solo utile sotto il profilo economico, ma anche importante per la salvaguardia dell’ambiente a livello planetario, perché le imprese che operano nel nostro continente lo fanno rispettando normative certamente più rigide che altrove».
Industrial compact Ecco perché, insiste Tajani «siamo sempre più convinti che non basti più un fiscal compact (il trattato sulla stabilità, strumento di coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria; ndr), ma si debba tendere alla realizzazione di un industrial compact, che possa fornire gli strumenti più idonei all’intero comparto industriale europeo per confrontarsi con il mercato globale, nel quale le acciaierie ternane, in quanto asset strategico per l’economia nazionale, devono recitare un ruolo da protagoniste».
Candidati Pd Da registrare, sempre lunedì, l’incontro fra la dirigenza delle acciaierie di Terni e i candidati democratici umbri alle prossime elezioni politiche. Per l’azienda erano presenti l’amministratore delegato Marco Pucci e il direttore del personale e degli affari legali, Biagio Della Volpe. La rappresentanza del Pd era composta dal segretario dell’unione comunale Andrea Delli Guanti e dai candidati Gianluca Rossi, Carlo Emanuele Trappolino, Marina Sereni e Miguel Gotor. Gli esponenti Democratici, oltre ad evidenziare la strategicità delle acciaierie di Terni per il sistema industriale nazionale e locale, hanno sottolineato come «in questa fase di transizione, sia necessario individuare un acquirente in grado di garantire l’integrità e la competitività del sito, ponendo al tempo stesso la massima attenzione ai livelli occupazionali». Nell’incontro si è parlato anche di alcuni temi fondamentali, come quelli legati ai costi dell’energia e alle infrastrutture. Su questi due aspetti, la delegazione del Partito Democratico ha garantito l’impegno, condiviso dal management Ast, di «porre all’attenzione del prossimo parlamento e del governo quelli che sono temi fondamentali per il futuro del sito ternano».
