di Marco Torricelli
Agli sgoccioli. La Sangemini, nell’incontro di giovedì mattina con le istituzioni e i sindacati, ha fatto l’ennesima capriola e, smentendo clamorosamente sé stessa, ha di fatto confermato di non sapere cosa fare per provare a rimettersi in piedi.
L’azienda Il direttore generale, Giuseppe Guerra, mandato in solitudine a difendere le posizioni aziendali – il direttore commerciale, Stefano Gualdi, era assente, ufficialmente a causa di un’indisposizione – ha detto, più o meno, che navigheranno a vista: «Decideremo i livelli produttivi sulla base dei capitali disponibili per acquistare le materie prime». Annunciando anche la volontà di concentrare l’attenzione sulle due acque a maggior valore aggiunto – come Sangemini e Fabia, per la quale peraltro sembra accantonato il progetto di rilancio – mentre quelle di ‘primo prezzo’, come Vita e Grazia, non godono più di grande fiducia.
Senza futuro Minimizzare, a questo punto, sarebbe sbagliato. La Sangemini, semplicemente, non ha una strategia per il futuro. Il fatto che il tribunale abbia concesso il concordato sui debiti è diventato, invece che un elemento dal quale partire, l’ennesimo alibi: «Ci hanno detto che questo concordato comporta delle restrizioni – dice Michele Racanella, della Flai Cgil – e che quindi dovranno rivedere anche il piano produttivo per l’estate». Rivederlo al ribasso, ovviamente. Sarà bene che ci si tolga dalla testa, insomma, i «70 milioni di litri» di cui si è, con eccessiva fiducia, favoleggiato nei giorni scorsi. L’azienda, è chiaro, vuole sfruttare l’estate per ‘fare cassa’, massimizzando le rese e minimizzando i costi.
Crisi conclamata Con il risultato che, tanto per cominciare, per i lavoratori della Sangemini Fruit «non c’è nessuna possibilità di rientrare dalla cassa integrazione», ma non solo. Perché adesso si dovrà verificare, praticamente giorno per giorno, quelle che sono le pratiche operative che l’azienda intende adottare. Tanto che i sindacati hanno già richiesto un intervento definito «urgentissimo e, stavolta, particolarmente deciso» da parte della Regione che, come è noto, essendo la titolare delle concessioni che permettono alla Sangemini di attingere alle fonti, qualche possibilità di fare pressione ce l’ha. O, per meglio dire, l’avrebbe.
I lavoratori Subito dopo l’incontro e «vista la piega che gli eventi stanno prendendo», dicono i sindacalisti, è stata convocata un’assemblea ‘volante’, nel corso della quale la situazione è stata spiegata ai lavoratori. Che adesso sanno con certezza che le loro paure erano pienamente giustificate: fino al 28 luglio almeno – data entro la quale la Sangemini deve presentare il proprio piano industriale – dovranno lavorare senza nessuna certezza per il futuro. Dopo, però, potrebbe essere troppo tardi.
I sindacati Ai rappresentanti sindacali non è restato che affidare ad una nota congiunta tutta la propria rabbia: «Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, unitamente alle RSU e RSA Ugl, dichiarano una forte preoccupazione a seguito dell’incontro. L’azienda ha di fatto smentito il percorso annunciato meno di una settimana fa, che avrebbe dovuto garantire la pace sociale» A cosa è dovuto «questo cambio di rotta improvviso?», si chiedono i sindacati: «Forse qualcuno vuole ripercorrere la strada che ha portato al disastro di Fiuggi?».
